Abbandonato da Dio


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E, verso l’ora nona, Gesù gridò a gran voce:
«Elì, Elì, lamà sabactàni?»
cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Costui chiama Elia».
E subito uno di loro corse a prendere una spugna
e, inzuppatala di aceto, la pose in cima a una canna
e gli diede da bere.
Ma gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se Elia viene a salvarlo».
E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito.

(Matteo 27:46-50)

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Te ne stai lontano, senza soccorrermi,
senza dare ascolto alle parole del mio gemito! (…)
Poiché non ha disprezzato né sdegnato l’afflizione del sofferente,
non gli ha nascosto il suo volto;
ma quando quello ha gridato a lui, egli l’ha esaudito.

(Salmo 22:1,24 – LA BIBBIA)
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Le ultime parole di Gesù sulla croce hanno generato non poco fraintendimento.

Qualcuno potrebbe leggerle immaginando un uomo disperato, sconfitto, che grida a Dio, poco prima di morire, sentendosi abbandonato. Questo è in fondo ciò che pensavano molti contemporanei di Gesù.

Ma Gesù pronunciò quelle parole proprio in risposta all’atteggiamento di coloro che lo circondavano. Infatti, coloro che stavano intorno a Gesù, si stavano facendo beffe di lui. Lo avevano sfidato a dimostrare di essere il figlio di Dio, sfidandolo a scendere dalla croce: «Ha salvato altri e non può salvare sé stesso! Se lui è il re d’Israele, scenda ora giù dalla croce, e noi crederemo in lui. Si è confidato in Dio: lo liberi ora, se lo gradisce, poiché ha detto: “Sono Figlio di Dio”».(Mt 27:42-43).

Senza rendersene conto, tutti coloro che parlavano in quel modo, stavano realizzando quanto descritto nel salmo 22 che parla proprio di un uomo sofferente, in balia dei suoi avversari, abbandonato da Dio, disprezzato da coloro che gli stavano intorno che dicevano:”«Egli si affida al SIGNORE; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce!» (Salmo 22:8).

Gesù, citando le prime parole di quel quel salmo si stava identificando proprio in quell’uomo di cui parla il salmo.

Dio mio perché mi hai abbandonato? Bella domanda. Perché? Aveva forse fatto qualcosa per essere meritevole dell’abbandono di Dio? Aveva fatto qualcosa perché Dio se ne stesse lontano da lui senza prestare ascolto alla sua richiesta di aiuto?

Gesù non aveva fatto niente. Eppure in quel momento il peccato dell’intera umanità gravava interamente su di lui.

Il peccato divide tutti noi dal nostro Dio creatore. Ed in quel momento Gesù rappresentava proprio tutta l’umanità peccatrice e degna di morte. Stava pagando per tutti noi.  In quel momento non poteva giungere soccorso immediato per lui proprio perché Gesù è venuto nel mondo per adempiere ciò che stava accadendo in quel momento. Ecco perché non poteva e non voleva scendere dalla croce!

Ma il resto del Salmo 22, a cui Gesù faceva riferimento, getta luce sulle prime parole. Infatti più avanti nel salmo ci sono parole di liberazione:”Poiché non ha disprezzato né sdegnato l’afflizione del sofferente, non gli ha nascosto il suo volto; ma quando quello ha gridato a lui, egli l’ha esaudito.”

Colui che sembrava apparentemente abbandonato, è stato invece salvato!

Qualcuno obietterà che Gesù non è stato esaudito. Ma non possiamo dimenticare che tre giorni dopo egli è risorto, vittorioso sulla morte. Egli ha sperimentato l’abbandono del Padre mentre portava i nostri peccati, ma ha anche sperimentato la risurrezione che rende testimonianza del suo essere figlio di Dio.

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Pensando a quel grido non posso fare a meno di ricordarmi che noi siamo la risposta a quella domanda; Ringraziamolo perché egli ha sperimentato l’abbandono per un attimo, affinché noi potessimo essere recuperati per sempre.

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