Accoglienza regale Evangelo di Giovanni - Episodio 49

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Questo articolo è la parte 49 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Ai piedi di Gesù

Una morte necessaria»


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Il giorno seguente, la gran folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme, uscì a incontrarlo, e gridava: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!» Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:
«Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene,
montato sopra un puledro d’asina!»
I suoi discepoli non compresero subito queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, allora si ricordarono che queste cose erano state scritte di lui, e che essi gliele avevano fatte.
La folla dunque, che era con lui quando aveva chiamato Lazzaro fuori dal sepolcro e l’aveva risuscitato dai morti, ne rendeva testimonianza. Per questo la folla gli andò incontro, perché avevano udito che egli aveva fatto quel segno miracoloso. Perciò i farisei dicevano tra di loro: «Vedete che non guadagnate nulla? Ecco, il mondo gli corre dietro!»

(Giovanni 12:12-19 – La Bibbia)
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Chi si fosse trovato in quel giorno a Gerusalemme, non avrebbe mai immaginato che pochi giorni dopo Gesù sarebbe stato crocifisso!

Infatti era un momento di grande successo per Gesù e questa scena avrebbe fatto presagire un’incoronazione imminente.

L’effetto della risurrezione di Lazzaro continuava a farsi sentire. I testimoni oculari presenti quando Lazzaro era uscito dal sepolcro erano giunti a Gerusalemme con Gesù e avevano sparso la voce, come è logico vista la portata del miracolo a cui avevano assistito, facendo crescere l’interesse intorno alla persona di Gesù.

Coloro che, nonostante tutto, continuavano a pensare che Gesù fosse un impostore, coloro che avevano già decretato che dovesse morire, erano frustrati nel vedere quante persone stavano andando dietro a Gesù e nel vedere il suo ingresso trionfale in Gerusalemme!

L’entusiasmo era grande. «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!» gridavano applicando le parole del salmo 118 a Gesù e riconoscendolo di fatto come Messia. Quell’uomo che aveva tirato fuori Lazzaro dal sepolcro doveva davvero essere il Messia, il Re d’Israele! Le persone lo accoglievano quindi come re e lo celebravano innalzando rami di palma, un simbolo più legato alla festa dei tabernacoli che a quella di pasqua, che in questo caso era utilizzato come simbolo messianico e simbolo di vittoria. Finalmente, essi probabilmente pensavano, era arrivato Colui che avrebbe ridato lustro a Israele e li avrebbe liberati dall’oppressione romana.

Gesù confermò di essere proprio il Messia salendo di proposito su quell’asinello e realizzando la profezia di Zaccaria 9:9: “Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme; ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino, sopra un puledro, il piccolo dell’asina.”

I suoi discepoli non compresero che si stavano realizzando delle profezie, ma dev’essere stato bello quando, dopo la risurrezione di Gesù, cominciarono a rielaborare tutti quegli eventi che avevano vissuto, rendendosi conto che tutto era andato come il Signore aveva previsto nelle profezie riportate nelle scritture.

Che immagine straordinaria! Tutto sembrava effettivamente pronto per l’incoronazione di Gesù. Ma, come vedremo in seguito, pochi giorni dopo, gran parte di quelle persone che lo stavano esaltando gli avrebbero voltato le spalle vedendo che Gesù non aveva alcuna intenzione di alimentare una rivolta nazionalistica. Molti di loro sarebbero presto passati dall’entusiasmo alla delusione, non comprendendo che il re Messia era venuto anche per soffrire, per dare la propria vita come prezzo di riscatto per il suo popolo Israele e per il resto dell’umanità. In quell’occasione Gesù non si sarebbe sottratto a coloro che volevano ucciderlo, come invece era accaduto altre volte, perché era giunto il momento giusto, quello stabilito da Dio.

Quel giorno Gesù ricevette un’accoglienza regale. Ripensando a questi eventi ognuno di noi dovrebbe chiedersi che tipo di accoglienza abbiamo dato a Gesù nella nostra vita. Lo abbiamo accolto come “colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele”? Lo abbiamo accolto come re e Signore della nostra vita?

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2 Comments

  1. Il nostro entusiasmo, il nostro desiderio di proclamare, di glorificare Gesù, non deve partire dal fatto che Lui può risolvere i nostri problemi, dal fatto che Lui decide di intervenire nelle nostre vite in modo eclatante, in modo spettacolare, ma innalzarlo, esaltarlo, accoglierlo come re e Signore, perché Lui ha deciso di abbassarsi , di spogliarsi della sua divinità per salvare me, per salvare noi dalla morte eterna. Grazie Signore che ci hai dato di comprendere il Tuo piano, stabilito nel nostro favore.

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