Affinché il mondo creda Evangelo di Giovanni - Episodio 67

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Questo articolo è la parte 67 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Nel mondo ma non del mondo

L’ora del tradimento»


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Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola:
che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi:
affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.
Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno;
io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato,
e che li ami come hai amato me.
Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati,
affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data;
poiché mi hai amato prima della fondazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto;
e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato;
e io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere,
affinché l’amore del quale tu mi hai amato sia in loro, e io in loro».

(Giovanni 17:20-26 – La Bibbia)
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Non ci sorprende che Gesù stesse pregando per i suoi discepoli, visto ciò che stava per accadere. Il pastore sarebbe stato colpito e le pecore sarebbero state disperse come profetizzato da Zaccaria (vedi Zc 13:7) e come Gesù stesso aveva ribadito (vedi Mt 26:31).

Ma è davvero toccante vedere che Gesù nella sua preghiera ha pensato anche alle generazioni seguenti di discepoli. In qualche modo Gesù stava pregando anche per noi cristiani del ventunesimo secolo…

Non solo i suoi apostoli dovevano essere uniti, ma l’unità, caratterizzata dall’amore, doveva essere il segno distintivo di tutti i veri cristiani che avrebbero creduto in Gesù in seguito alla predicazione di quei primi discepoli. Doveva essere la caratteristica che avrebbe favorito la testimonianza verso il mondo anche nei secoli seguenti.

Considerando le divisioni e soprattutto la cattiva testimonianza di gran parte della chiesa nominale nel corso dei secoli, qualcuno potrebbe osservare che, a differenza dei primi discepoli di Gesù, la chiesa cristiana ha fallito l’obiettivo. Ma è proprio così? La preghiera di Gesù è quindi stata disattesa? Se ci pensiamo bene, ci rendiamo conto che non è così.

Infatti possiamo ringraziare Dio perché, nonostante le delusioni degli uomini, nonostante l’interesse per il potere e per il denaro che ha caratterizzato la chiesa nominale nei secoli, nonostante la violenza che molti hanno perpetrato in nome di Cristo diventando persecutori piuttosto che perseguitati per il nome di Cristo, nonostante tutto questo il vangelo è giunto fino a noi attraversando anche i secoli più bui della storia umana. Non è questo un miracolo? Non è questo un segno che la preghiera di Gesù è stata ascoltata?

Infatti Dio ha sempre avuto nel corso dei secoli dei credenti fedeli che confidavano in lui e vivevano secondo i principi del vangelo anche quando questi principi erano disattesi addirittura da coloro che pretendevano di essere le guide della chiesa e che, invece, erano solo lupi travestiti da pecore.

I veri credenti anche quando hanno delle divergenze su qualche argomento specifico, si sono sempre riconosciuti gli uni gli altri e sono sempre stati uniti gli uni agli altri. Non hanno bisogno di creare artificiosamente l’unità tra di loro con metodi umani, ma sono uniti perché condividono tutti il medesimo Spirito Santo, la medesima gloria di Dio, la presenza di Dio in loro. Infatti Gesù aveva proprio detto che aveva dato loro la medesima gloria che aveva ricevuta dal Padre e lo Spirito Santo avrebbe proprio garantito questo. Se il Padre e il Figlio sono uno, i cristiani, che sono individui distinti tra loro, possono essere “uno” solo se il medesimo Dio dimora in loro, altrimenti tutti i loro sforzi sono vani, come l’esperienza insegna.

Nel corso della storia l’unità di tutti i veri cristiani è sempre stata garantita dallo Spirito Santo ed è così ancora oggi. Solo così i cristiani possono essere perfetti nell’unità ed essere efficaci nella loro testimonianza verso il mondo, nonostante le loro divergenze su questioni di secondaria importanza.

In un mondo in cui la chiesa di nome ma non di fatto ha scandalizzato e spesso continua a scandalizzare, i veri credenti rimangono attaccati al Signore e sanno mantenere tra loro l’unità che lo Spirito Santo crea.

Gesù è tornato al Padre, riappropriandosi della gloria che aveva prima della fondazione del mondo, e il suo desiderio è che tutti i suoi veri discepoli, coloro che lo hanno conosciuto, lo hanno amato e seguito nel corso dei secoli, siano con lui per l’eternità.

Gesù ha fatto conoscere il Padre ai suoi discepoli e, attraverso di loro, tale conoscenza è giunta di generazione in generazione fino a noi. Il nome di Dio, ovvero il suo carattere, la sua persone, le sue perfezioni, ci sono state rivelate attraverso la testimonianza di altri e poi attraverso l’opera diretta dello Spirito Santo in ognuno di noi.

Anche se gran parte del mondo continua a disprezzare il suo creatore, noi sappiamo che il Padre ci ha amati con lo stesso amore con cui ha amato il Figlio e ha messo tale amore dentro di noi. Come hanno fatto le generazioni precedenti, siamo ancora in grado di mostrare tale amore al mondo affinché il mondo creda? Gesù ha pregato per questo e ciò mi incoraggia a credere che fino al suo ritorno egli saprà conservare un residuo di cristiani che lo onorino e che continuino a portare avanti il compito che egli ha lasciato loro.

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