Cammini come lui? Prima lettera di Giovanni - Episodio 4

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Questo articolo è la parte 4 di 17 nella serie 1 lettera di Giovanni

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«Sei senza peccato?

Non amate il mondo»


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Da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti.
Chi dice: «Io l’ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti,
è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente completo.
Da questo conosciamo che siamo in lui: chi dice di rimanere in lui, deve camminare com’egli camminò.
Carissimi, non vi scrivo un comandamento nuovo, ma un comandamento vecchio che avevate fin da principio: il comandamento vecchio è la parola che avete udita.
E tuttavia è un comandamento nuovo che io vi scrivo, il che è vero in lui e in voi;
perché le tenebre stanno passando, e già risplende la vera luce.
Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre.
Chi ama suo fratello rimane nella luce e non c’è nulla in lui che lo faccia inciampare.
Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.

(1 Giovanni 2:3-11 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sulla prima lettera di Giovanni

Questo brano afferma una realtà fondamentale della fede: la fede e le opere di una persona sono intimamente connesse. Per Giovanni, se abbiamo conosciuto Dio, ovvero se abbiamo una relazione con Dio, ubbidiremo alla sua voce osservando i suoi comandamenti. Sembrerebbe ovvio…

Eppure molti al giorno d’oggi metterebbero in dubbio questo principio. Infatti, soprattutto nel mondo occidentale tendiamo a pensare che credere in Dio sia qualcosa di intimo, personale, quasi invisibile agli altri, indipendente dalle nostre azioni.

Giovanni, come il resto degli scrittori neotestamentari ispirati da Dio, conosceva la potenza di Dio e il suo modo di operare nell’uomo. Egli sapeva che, quando l’amore di Dio illuminava la vita di un uomo, questo amore lo pervadeva al punto da trasformarlo, rendendolo partecipe della natura divina. L’uomo che incontra Dio diventa una nuova creatura capace di lasciare che l’amore di Dio fluisca attraverso di lui. Pertanto la presenza dell’amore di Dio in una persona non potrà fare altro che manifestarsi nel suo modo di vivere! Il dire e il fare in qualche modo devono andare insieme.

Il riferimento della nuova creatura non potrebbe essere nessun altro che il Signore Gesù che vuole manifestare la sua vita in lui. Per questo motivo, come leggiamo in questi versi, colui che ha incontrato Dio comincia un cammino che lo renderà sempre più simile a Gesù. Se ci pensiamo, questo pensiero è logico, infatti quale vita in noi potrà produrre lo Spirito Santo se non una vita che assomiglia a quella del nostro salvatore Gesù Cristo? Non deve quindi stupire il fatto che Giovanni dica “chi dice di rimanere in lui, deve camminare com’egli camminò”. Ciò che sembra impossibile all’uomo è infatti possibile a Dio che opera attraverso lo Spirito Santo in noi.

L’apostolo Giovanni voleva togliere ogni dubbio a chi avesse pensato che la fede in Dio potesse essere ridotta ad un concetto teorico. In quel tempo alcuni cominciavano ad essere influenzati dall’eresia gnostica che prometteva alle persone un grado di conoscenza più elevato ma allo stesso tempo sminuiva la persona di Gesù negando di fatto l’incarnazione, attraverso una netta separazione tra l’umano e il divino. Spesso coloro che professavano tali dottrine si sentivano superiori agli altri e disprezzavano gli altri cristiani. Giovanni, in maniera semplice, voleva evidenziare che c’era qualcosa che non andava in quel tipo di credo e che proprio il loro comportamento e la loro mancanza di amore mettevano in luce quanto fossero false e pericolose le loro dottrine. Essi dicevano di amare Dio ma odiavano i propri fratelli e questa era una contraddizione inaccettabile!

La fede è infatti associata ad una trasformazione interiore che rende l’individuo, nonostante tutte le sue imperfezioni e mancanze, desideroso di piacere a Dio e di ubbidirgli. Questa, per Giovanni era la vita cristiana normale, una vita che non vedeva in coloro che stavano turbando la chiesa con le loro false dottrine.

I cristiani, anche ai nostri giorni, potrebbero essere in disaccordo su alcune interpretazioni e sul modo in cui osservare i comandamenti di Dio, ma ogni cristiano che ami Dio farà tutto il possibile per cercare di piacere a Dio perché lo Spirito Santo lo guiderà in tale direzione. Ma soprattutto ogni cristiano che ami Dio saprà riconoscere ed amare il suo fratello che a sua volta ama Dio, anche quando le loro interpretazioni su alcuni punti potrebbero essere diverse.

D’altra parte il comandamento che i discepoli avevano ricevuto da Gesù non poteva essere più chiaro: essi dovevano amarsi gli uni gli altri come Lui li aveva amati, perché proprio l’amore che avrebbero avuto gli uni per gli altri avrebbe mostrato al mondo che essi erano discepoli di Gesù (vedi Giovanni 13:34-35). Gli interlocutori di Giovanni conoscevano certamente quel comandamento, ma allo stesso tempo in mezzo a loro c’erano alcuni per i quali in un certo senso era nuovo perché ancora non trovava riscontro nella loro vita.

Essi dovevano camminare come Gesù e Gesù aveva mostrato cos’era il vero amore, un amore pronto a sacrificarsi per l’altro. Quell’amore vero che aveva caratterizzato Gesù sarebbe stato vero anche in coloro che avevano una relazione con Dio, di questo Giovanni era sicuro.

Quanti ancora oggi dicono di amare Dio ma sono completamente incapaci di amare i propri fratelli? Giovanni può sembrare un po’ duro quando afferma: “Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre”, ma in fondo esprime quella che dovrebbe essere la caratteristica del discepolo di Gesù, l’amore verso l’altro discepolo.

La nuova creazione di Dio, di cui loro erano le primizie, sarebbe stata caratterizzata dalla luce e avrebbe sopraffatto le tenebre una volta per tutte quando Gesù Cristo sarebbe tornato. Nel frattempo, i discepoli erano stati illuminati dall’amore di Dio, avevano conosciuto Gesù, la luce del mondo, e a loro volta sarebbero stati specchi che riflettevano quella luce. Coloro che avevano ricevuto quella luce, non potevano odiare i fratelli perché l’odio caratterizza le tenebre, non la luce.

Proviamo a pensare alle implicazioni di queste parole ed esaminiamo noi stessi. Sappiamo riconoscere e sappiamo mostrare amore verso i nostri fratelli? Siamo in grado di avere opinioni differenti su vari argomenti che non siano fondamentali e che non mettano a repentaglio la nostra fede senza disprezzare il nostro fratello? Sappiamo anche riprendere un altro, se necessario, pur continuando a mostrare amore nei suoi confronti? Stiamo lasciando che la luce di Dio fluisca attraverso di noi e ci trasformi o siamo solo dei religiosi accecati dalle tenebre? Ricordiamoci: chi dice di rimanere in lui, deve camminare come egli camminò.

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