C’è ancora speranza!

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Il SIGNORE è buono con quelli che sperano in lui, con chi lo cerca.
È bene aspettare in silenzio la salvezza del SIGNORE.
È bene per l’uomo portare il giogo della sua giovinezza.
Si sieda solitario e stia in silenzio quando il SIGNORE glielo impone!
Metta la sua bocca nella polvere! forse c’è ancora speranza.
Porga la guancia a chi lo percuote, si sazi pure di offese!
Il Signore infatti non respinge per sempre;
ma, se affligge, ha pure compassione, secondo la sua immensa bontà;
poiché non è volentieri che egli umilia e affligge i figli dell’uomo.

(Lamentazioni 3:25-33 – La Bibbia)

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È difficile vedere il bene quando davanti hai solo rovine.

Ma l’autore del brano (probabilmente Geremia), di fronte alle rovine di Gerusalemme, si rese conto che quella distruzione non era fine a sé stessa ma costituiva un’opportunità per lui e il suo popolo, un ponte che li avrebbe riportati a Dio.

Ecco perché i primi tre versi del brano appena letto, in ebraico, cominciano con la parola “tôb”: Buono.

Buono è il Signore con coloro che lo cercano e sperano in lui.
Buono è per l’uomo aspettare in silenzio la salvezza del Signore.
Buono è per l’uomo portare il giogo della sua giovinezza.

Gerusalemme era stata giudicata e distrutta per i peccati del popolo, ma coloro che amavano Dio non avevano nulla da temere: anche in mezzo alle macerie, avrebbero dovuto aspettare la salvezza di Dio perché Egli non li avrebbe abbandonati.

Essi avrebbero dovuto sopportare il giudizio con pazienza, riconoscendo lo scopo salvifico della disciplina di Dio. Non avrebbero dovuto ribellarsi alla disciplina ma accettarla con umiltà e attendere che Dio, come aveva mostrato la sua ira, mostrasse ancora una volta la sua compassione.

Si utilizza il giogo con gli animali perché siano disciplinati e possano lavorare insieme. Allo stesso modo l’uomo deve imparare il più presto possibile nella sua vita, fin dalla sua giovinezza, a portare il giogo che Dio gli impone, ovvero imparare a sottomettersi a Dio, accettando in silenzio la sua disciplina. Solo quando l’uomo riconosce la giustizia della disciplina di Dio e vi si sottomette, c’è ancora speranza per lui!

La certezza dello scrittore era fondata sul fatto che Dio non è un sadico ma ama la sua creatura!
Egli non punisce volentieri e, quando lo fa, ha l’obiettivo di mostrare compassione, recuperare e ricostruire, non quello di respingere per sempre. La sofferenza, per quanto dura, sarebbe stata momentanea ma lo scopo a lungo termine di Dio era quello di mostrare compassione.

Coloro che erano sopravvissuti dovevano cogliere l’opportunità per tornare a Dio e camminare con Lui. C’era ancora speranza: una luce li attendeva al fondo di quel tunnel buio.

Ciò che il profeta ha espresso in questi versi ci ricorda la storia dell’uomo sulla terra.
L’uomo ha peccato e Dio lo ha punito per il suo peccato ma, nella sua compassione, non lo ha abbandonato.
Dio vuole ancora avere un rapporto con l’uomo e ha provveduto una via di salvezza, mandando suo figlio Gesù Cristo proprio per questo motivo. Gesù è morto per i nostri peccati, ovvero ha pagato lui il nostro debito con Dio. Per l’uomo che riconosce il proprio peccato, riconosce di essere degno del giudizio di Dio, e riconosce che Gesù ha portato su di sé tale giudizio, c’è ancora speranza!

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