Cercasi volontari Episodio 26 - Libro di Neemia

Questo articolo è la parte 26 di 31 nella serie Libro di Neemia

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«Non trascurare la casa di Dio

Una squadra che loda Dio!»


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I capi del popolo si stabilirono a Gerusalemme; il resto del popolo ne estrasse a sorte uno su dieci perché venisse ad abitare a Gerusalemme, la città santa; gli altri nove dovevano rimanere nelle altre città. Il popolo benedisse tutti quelli che si offrirono volenterosamente di abitare a Gerusalemme.
Questi sono i capi della provincia che si stabilirono a Gerusalemme e nelle città di Giuda; ognuno si stabilì nella sua proprietà e nella sua città: Israeliti, sacerdoti, Leviti, Netinei, e figli dei servi di Salomone.
A Gerusalemme dunque si stabilirono dei figli di Giuda e dei figli di Beniamino.

Dei figli di Giuda: Ataia, figlio di Uzzia, figlio di Zaccaria, figlio di Amaria, figlio di Sefatia, figlio di Maalaleel, dei figli di Perez, e Maaseia, figlio di Baruc, figlio di Col-Oze, figlio di Azaia, figlio di Adaia, figlio di Ioiarib, figlio di Zaccaria, figlio del Silonita. Totale dei figli di Perez che si stabilirono a Gerusalemme: quattrocentosessantotto uomini validi. Dei figli di Beniamino, questi: Sallu, figlio di Mesullam, figlio di Ioed, figlio di Pedaia, figlio di Colaia, figlio di Maaseia, figlio d’Itiel, figlio d’Isaia; e dopo di lui, Gabbai, Sallai: in tutto novecentoventotto. Gioele, figlio di Zicri, era loro capo, e Giuda figlio di Assenua, era il secondo capo della città.
Dei sacerdoti: Iedaia, figlio di Ioiarib, Iachin, 11 Seraia, figlio di Chilchia, figlio di Mesullam, figlio di Sadoc, figlio di Meraiot, figlio di Aitub, preposto alla casa di Dio, e i loro fratelli addetti al servizio del tempio, in numero di ottocentoventidue; e Adaia, figlio di Ieroam, figlio di Pelalia, figlio di Amsi, figlio di Zaccaria, figlio di Pascur, figlio di Malchia, e i suoi fratelli, capi delle case patriarcali, in numero di duecentoquarantadue; e Amassai, figlio d’Azareel, figlio d’Azai, figlio di Mesillemot, figlio d’Immer, e i loro fratelli, uomini valorosi, in numero di centoventotto. Zabdiel, figlio di Ghedolim, era loro capo.
Dei Leviti: Semaia, figlio di Cassub, figlio di Azricam, figlio di Casabia, figlio di Bunni; Sabbetai e Iozabad, due fra i capi dei Leviti addetti al servizio esterno del tempio di Dio, e Mattania, figlio di Mica, figlio di Zabdi, figlio d’Asaf, il capo cantore che intonava i canti di lode al momento della preghiera, Bacbuchia, che gli veniva secondo tra i suoi fratelli, e Abda figlio di Sammua, figlio di Galal, figlio di Iedutun. Totale dei Leviti nella città santa: duecentottantaquattro.
I portinai: Accub, Talmon, e i loro fratelli, custodi delle porte, centosettantadue.

Il resto d’Israele, con i sacerdoti e i Leviti, si stabilirono in tutte le città di Giuda, ciascuno nella sua proprietà.

I Netinei si stabilirono sulla collina, e Sica e Ghispa erano a capo dei Netinei. Il capo dei Leviti a Gerusalemme era Uzzi, figlio di Bani, figlio di Casabia, figlio di Matania, figlio di Mica, dei figli d’Asaf, che erano i cantori addetti al servizio della casa di Dio; perché c’era un ordine del re che concerneva i cantori, e c’era un compenso assicurato loro giorno per giorno. E Petaia, figlio di Mesezabeel, dei figli di Zerac, figlio di Giuda, era commissario del re per tutti gli affari del popolo.
Quanto ai villaggi con le loro campagne, alcuni dei figli di Giuda si stabilirono in Chiriat-Arba e nei villaggi circostanti, in Dibon e nei villaggi circostanti, in Iecabseel e nei villaggi circostanti, in Iesua, in Molada, in Bet-Palet, in Asar-Sual, in Beer-Sceba e nei villaggi circostanti, in Siclag, in Mecona e nei villaggi circostanti, in En-Rimmon, in Sora, in Iarmut, in Zanoa, in Adullam e nei loro villaggi, in Lachis e nelle sue campagne, in Azeca e nei villaggi circostanti. Si stabilirono da Beer-Sceba fino alla valle di Innom. I figli di Beniamino si stabilirono da Gheba in là, a Micmas, ad Aia, a Betel e nei villaggi circostanti, ad Anatot, a Nob, ad Anania, ad Asor, a Rama, a Ghittaim, a Cadid, a Seboim, a Neballat, a Lod e a Ono, valle degli artigiani. Alcune classi dei Leviti appartenenti a Giuda furono unite a Beniamino.

(Neemia 11:1-36 – La bibbia)
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Capitolo 11
Neemia 11:1-36 Cercasi volontari
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Non è certamente facile scegliere volontariamente di rinunciare alle proprie abitudini, alle proprie comodità, ai propri interessi, per il bene della collettività.

Neemia e i suoi connazionali si trovarono di fronte ad una scelta che implicava un certo spirito di sacrificio da parte loro.

Infatti le mura di Gerusalemme erano appena state ricostruite e la città era poco popolata (vedi Ne 7:4). Se la città doveva prosperare occorreva che ci fossero più persone per vivere e lavorare lì, pronte anche a difenderla in caso di attacco.

La maggior parte di loro era già ben insediatta nel resto del paese e non sarebbe stato facile trasferirsi a Gerusalemme e ricominciare di nuovo.

Si rese quindi necessario tirare a sorte affinché un certo numero di loro si trasferisse a Gerusalemme. In questo brano leggiamo proprio un elenco delle principali famiglie che si trasferirono a Gerusalemme e quelle che invece si stabilirono nel resto del paese.

Non sembra esserci molto da dire, ma ciò che colpisce è la presenza di volontari i quali furono benedetti dal resto del popolo. Fu infatti un bel gesto quello che fecero questi individui, scegliendo volontariamente di rinunciare alla loro sistemazione attuale per accogliere questa nuova sfida a Gerusalemme.

Questo mi ha fatto pensare a quante volte facciamo la cosa giusta solo quando siamo obbligati. Ma quant’è bello quando i nostri gesti sono volontari, quando scegliamo volenterosamente di fare qualcosa che può essere utile al nostro prossimo, alla collettività.

Un gesto volontario è sempre più gradito a Dio di un gesto forzato. Un gesto volontario nasce infatti da una profonda convinzione, da qualcosa che muove la nostra anima. Le nostre buone azioni non devono essere forzate ma volontarie (vedi Filemone 14) perché ciò che scegliamo di fare volontariamente nasce da una convinzione profonda. Quando scegliamo di fare qualcosa volontariamente lo facciamo per amore e ci avviciniamo di più al nostro Signore Gesù Cristo che scelse volontariamente di dare la sua vita per noi.

Sono molto triste quando, parlando con dei cristiani, mi accorgo che non hanno compreso la bellezza di servire Dio volenterosamente. Essi sbuffano quando devono svolgere un servizio, donano del denaro ma lo fanno controvoglia… Però Dio ama un operaio volenteroso così come ama un donatore allegro (2Co 9:7).

Servire gli altri deve essere una gioia per il cristiano, infatti “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20:35), c’è più gioia nel fare la cosa giusta per la collettività piuttosto che pensare solo al nostro interesse.

Il Signore non ama sottoporci ai lavori forzati ma cerca volontari che si mettano a disposizione per cercare gli interessi di Dio e della collettività.

Tutti noi siamo chiamati a servire Dio, non solo i missionari, non solo un sottoinsieme di credenti che viene definito “clero”. Tutti noi abbiamo ricevuto da Dio una chiamata a servirlo nel momento in cui abbiamo accettato di diventare dei cristiani, attraverso le capacità che lui ci ha donato per il bene della collettività.

Vogliamo essere parte di ciò che Dio sta costruendo? Neemia aveva ricostruito le mura di Gerusalemme ma ora stava lavorando per costituire dei cittadini per essa. Allo stesso modo Dio sta edificando la sua chiesa oggi e noi siamo parte di quella costruzione. Siamo pronti a lasciarci usare da Lui con le capacità che Lui stesso ci ha donato? Cercasi volontari.

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