Chi ha orecchi per udire oda

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Dicendo queste cose, esclamava: «Chi ha orecchi per udire oda!»
I suoi discepoli gli domandarono
che cosa volesse dire questa parabola.
Ed egli disse:
«A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Dio;
ma agli altri se ne parla in parabole,
affinché vedendo non vedano,
e udendo non comprendano.

(Luca 8:8-10 – La Bibbia)

Chi ha orecchi per udire oda».
Allora i discepoli si avvicinarono e gli dissero:
«Perché parli loro in parabole?»
Egli rispose loro: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato.
Perché a chiunque ha sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha.
Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono né comprendono.
E si adempie in loro la profezia d’Isaia che dice:
“Udrete con i vostri orecchi e non comprenderete; guarderete con i vostri occhi e non vedrete;
perché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile: sono diventati duri d’orecchi e hanno chiuso gli occhi,
per non rischiare di vedere con gli occhi e di udire con gli orecchi,
e di comprendere con il cuore e di convertirsi,
perché io li guarisca”.
Ma beati gli occhi vostri, perché vedono;
e i vostri orecchi, perché odono!
In verità io vi dico che molti profeti e giusti
desiderarono vedere le cose che voi vedete, e non le videro;
e udire le cose che voi udite, e non le udirono.

(Matteo 13:9-17)
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Leggendo brani come questi, si potrebbe pensare che Gesù volesse impedire di proposito ai suoi ascoltatori di comprendere i suoi messaggi, riservati solo ai discepoli ai quali “era dato” di comprendere. Potrebbe sembrare che attraverso le parabole Gesù volesse tagliare fuori alcuni arbitrariamente. In particolare la versione “breve” di Luca potrebbe dare questa impressione, tuttavia la versione più estesa di Matteo ci aiuta a comprendere meglio il contesto. attraverso la citazione estesa di Isaia 6.

Le parabole erano in effetti un arma a doppio taglio. Da una parte esse avevano un linguaggio semplice ed erano facilmente comprensibili, ma dall’altra parte esse avevano un significato spirituale che richiedeva uno sforzo da parte dell’ascoltatore per essere compreso.

Di conseguenza il pubblico si divideva tra chi riteneva di aver ascoltato solo una bella storia e chi, considerando importanti le parole di Gesù, si applicava per comprendere l’insegnamento spirituale che Gesù voleva impartire.

Quando Gesù parlava apertamente delle cose riguardanti il regno di Dio, molti lo rifiutavano perché non avevano fiducia che Egli fosse veramente il Messia. Purtroppo la maggior parte di loro rimanevano insensibili anche quando ascoltavano le parabole perché queste non suscitavano in loro una riflessione profonda. In questo senso le parabole avevano il solo effetto di renderli ancora più duri (affinché vedendo non vedano, e udendo non comprendano). Le  realtà spirituali delle parabole erano per loro inaccessibili proprio a causa della durezza del loro cuore.

Per questo motivo Gesù cita il famoso brano di Isaia 6 che denuncia proprio la situazione del popolo di Israele ai tempi di Isaia. In quel tempo il popolo era talmente lontano da Dio da non riuscire più a comprendere ciò che Dio voleva comunicare  attraverso i profeti: guardavano e non vedevano, ascoltavano ma non udivano nulla. Dio avrebbe voluto guarirli ma essi non mutavano il loro modo di agire, non si convertivano e rimanevano insensibili.

Per i contemporanei di Gesù stava accadendo qualcosa di analogo. Coloro che lo stavano rifiutando come Messia non riuscivano a comprendere i suoi insegnamenti relativi al regno di Dio neanche attraverso uno strumento (le parabole) che avrebbe dovuto favorire la comunicazione delle realtà spirituali attraverso esempi che sarebbero stati alla loro portata. Avendo rifiutato Gesù, pur avendo orecchie e occhi, non riuscivano a sentire e non potevano vedere.

Solo coloro che avevano una buona considerazione di Gesù, avrebbero prestato la giusta attenzione ai suoi insegnamenti e sarebbero arrivati a comprenderne il significato più profondo.

Ecco perché Gesù utilizzò l’espressione “Chi ha orecchi per udire oda”. Mentre la maggioranza avrebbe ascoltato senza capire, a causa del proprio cuore insensibile, coloro che stavano riponendo la loro fiducia in Gesù avevano tutti gli elementi per comprendere ciò che Gesù diceva e cogliere le realtà spirituali a cui Gesù alludeva attraverso le parabole. In sostanza, non c’era niente di difficile per chi era davvero intenzionato a comprendere!

I discepoli di Gesù erano proprio coloro che stavano riponendo la loro fiducia in Gesù e lo stavano seguendo convinti che egli fosse il Messia. Di conseguenza, per loro non era difficile ricevere gli insegnamenti di Gesù e comprendere le realtà spirituali di cui egli parlava. In questo senso, a loro che già avevano, veniva dato ancora di più! Invece i diffidenti, coloro che non riconoscevano Gesù come Messia, continuavano a non comprendere cosa egli volesse dire loro, erano sempre più confusi spiritualmente e avevano sempre meno certezze (a chi non ha sarà tolto anche quello che ha).

Gesù proclamò beati i discepoli proprio perché loro, riponendo la loro speranza in Gesù come Messia d’Israele, riuscivano a vedere e udire ciò che gli altri ignoravano. Essi avevano un grande privilegio perché tutti i profeti e gli uomini del passato che avevano avuto una relazione con Dio avevano parlato del Messia futuro e avrebbero tanto desiderato vederlo e udirlo di persona!

Noi non abbiamo avuto il privilegio dei discepoli ma le parole di Gesù sono comunque giunte fino a noi attraverso le pagine della bibbia. Anche oggi le sue parabole parlano chiaramente a “chi ha orecchi per udire” mentre non dicono nulla a chi non vuole ascoltare. Coloro che sono alla ricerca di Dio, lo trovano mentre chi si avvicina alla bibbia solo con scetticismo, trova  tra le pagine della bibbia ancora più motivi per essere scettico. D’altra parte, come si dice, “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.

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