Chi ha visto me ha visto il Padre Evangelo di Giovanni - Episodio 56

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Questo articolo è la parte 56 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«La via, la verità e la vita

Un altro consolatore»


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Se mi aveste conosciuto avreste conosciuto anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l’avete visto».
Filippo gli disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gesù gli disse: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “Mostraci il Padre”? Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse.
In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

(Giovanni 14:7-14 – La Bibbia)
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Leggendo i vangeli ci rendiamo conto che Gesù, quando affermava la propria divinità, utilizzava sempre una certa cautela. Infatti egli sapeva bene che per i suoi connazionali Ebrei (ma non sarebbe diverso per noi oggi) era difficile comprendere che il Messia non era solo un uomo ma anche vero Dio. Il solo pensiero veniva percepito dai più come una bestemmia.

Infatti molte volte i suoi interlocutori, quando intuivano che lui si paragonava a Dio in maniera troppo spinta per i loro gusti, reagivano in maniera violenta e più volte tentarono di ucciderlo (Si veda ad esempio Gv 8:59 o Gv 10:31-33).

Quella sera Gesù aveva invitato a riporre fede in lui come dovevano riporre fede in Dio e aveva dichiarato di essere la via, la verità e la vita. Poi aveva aggiunto le parole che abbiamo appena letto.

Non possiamo biasimare i discepoli per la loro difficoltà a comprendere. Davanti a loro vedevano un uomo che aveva fatto certamente molti miracoli straordinari e sapevano che solo con l’aiuto di Dio avrebbe potuto operare in quel modo, ma le affermazioni di Gesù erano davvero sorprendenti. Per loro il Messia doveva comunque essere solo un essere umano, per quanto molto potente.

Egli affermò che conoscere lui equivaleva a conoscere il Padre. Quindi, a suo dire, i suoi discepoli avevano conosciuto il Padre e lo avevano addirittura visto…

Filippo trovò il coraggio di replicare chiedendo in maniera esplicita: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».

Sembra una richiesta piuttosto sfacciata per un ebreo. Come poteva pensare Filippo di vedere Dio e vivere? Ma è possibile che Filippo pensasse ad una manifestazione di Dio che potesse confermare la loro fede, simile magari ad una visione come quella che aveva avuto Mosè (Si veda Es 33:18-23). D’altra parte Gesù stava facendo affermazioni molto difficili da accettare e Filippo voleva essere sicuro, voleva una prova ulteriore.

A questo punto ci si sarebbe aspettato un chiarimento da parte di Gesù, magari rispondendo a Filippo che ciò che chiedeva non era possibile. Ma la risposta di Gesù ribadì quanto aveva implicitamente già affermato in precedenza. Loro avevano già “visto” il Padre e non c’era alcun bisogno di mostrarlo, infatti Gesù era con loro da molto tempo, quindi essi avrebbero dovuto conoscerlo ormai e conoscendo Lui, a suo dire, avevano conosciuto il Padre. Per togliere ogni dubbio affermò: “Chi ha visto me, ha visto il Padre”.

Ma com’era possibile una cosa del genere? Come possiamo considerare questa risposta di Gesù? Per quanto Gesù fosse in sintonia con il Padre e stesse facendo la volontà del Padre, dobbiamo ammettere che la sua affermazione appare piuttosto forte. Può un uomo o qualunque altra creatura affermare che conoscere lui significa conoscere il Padre e vedere lui significa vedere il Padre? Una creatura può certamente far conoscere Dio e manifestare il carattere di Dio in parte, anzi anche noi cristiani siamo chiamati a farlo, ma quale creatura potrebbe farlo in maniera così perfetta?

Gesù liquidò la richiesta di Filippo come superflua, identificandosi con il Padre in un modo un po’ troppo intimo per qualunque creatura: “Come mai tu dici: “Mostraci il Padre”? Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se no, credete a causa di quelle opere stesse.”

Queste parole di Gesù non indicano la semplice ubbidienza di una creatura che si sottomette alla volontà di Dio ma un’azione congiunta e coordinata tra lui e il Padre che si manifestava attraverso le sue opere. D’altra parte questa unione perfetta è confermata dall’apostolo Paolo che qualche anno dopo scriverà in Col 2:9: “in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità”.

Gesù comunque sapeva che le sue parole erano difficili da accettare perché i suoi discepoli non erano certamente pronti a comprendere la sua divinità. Perciò invitò i discepoli a considerare le sue opere, i suoi segni. Se i segni parlavano chiaro e dimostravano che essi potevano avere fiducia in lui, essi dovevano credere anche alle sue parole per quanto potessero sembrare incredibili. Se Egli fosse stato blasfemo come i Giudei lo accusavano, Dio avrebbe operato in maniera così potente attraverso di lui? Come aveva affermato in precedenza, essi dovevano avere fede in lui nello stesso modo in cui avevano fede in Dio (Gv 14:1).

Nella parte finale di questo brano Gesù affermò in maniera ancora più forte la sua autorità divina parlando del suo ministero futuro, dopo la sua risurrezione e ascensione al Padre. Infatti promise a coloro che avrebbero creduto in lui di poter fare opere ancora maggiori delle sue nella loro testimonianza perché lui avrebbe agito in loro rispondendo alle loro preghiere. La sua perfetta unione con il Padre gli avrebbe permesso di rispondere alle preghiere dei suoi discepoli operando con potenza attraverso di loro, glorificando il Padre. Egli invitò quindi a pregare nel suo nome ovvero con la sua autorità, non basandosi sui propri meriti ma sui meriti di Cristo stesso. In sostanza Egli affermò di avere carta bianca, avendo ricevuto dal Padre l’autorità di rispondere alle loro richieste. Se Gesù non fosse Dio, come sarebbe possibile una cosa del genere? Perché Dio dovrebbe delegare ad una creatura un compito simile? Nessun giudeo che conoscesse le scritture avrebbe mai rivolto le proprie preghiere ad altri se non a Dio, quindi ciò che Gesù stava affermando rafforzava ulteriormente la sua affermazione di divinità.

Anche noi oggi possiamo conoscere Gesù. Anche noi oggi possiamo conoscere Dio. Non possiamo vedere Dio con i nostri occhi e vivere, tuttavia Dio non è lontano da noi e possiamo cercarlo chiedendo a Lui di rivelarsi al nostro spirito. Attraverso la nostra vista spirituale possiamo venire in contatto con Lui.

Abbiamo bisogno di riconoscere che Gesù è il Messia, riconoscere che conoscere Lui equivale a conoscere il Padre. Anche per noi non è facile accettare una cosa del genere. Quando pensiamo alle parole di Gesù e alla sua relazione con il Padre potremmo essere sopraffatti dalla complessità della natura di Dio. Ma come i discepoli quella sera, Gesù ci invita ad accogliere le sue parole e a credere in Lui.

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