Chiamatemi Mara Libro di Rut - Episodio 4

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Questo articolo è la parte 4 di 13 nella serie Libro di Rut

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«Io non ti lascio

Dio dietro le quinte»


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Così fecero il viaggio assieme fino al loro arrivo a Betlemme. E quando giunsero a Betlemme, tutta la città fu commossa per loro. Le donne dicevano: «È proprio Naomi?» E lei rispondeva: «Non mi chiamate Naomi; chiamatemi Mara, poiché l’Onnipotente m’ha riempita d’amarezza. Io partii nell’abbondanza, e il SIGNORE mi riconduce spoglia di tutto. Perché chiamarmi Naomi, quando il SIGNORE ha testimoniato contro di me, e l’Onnipotente m’ha resa infelice?»
Così Naomi se ne tornò con Rut, la Moabita, sua nuora, venuta dalle campagne di Moab. Esse giunsero a Betlemme quando si cominciava a mietere l’orzo.

(Rut 1:19-22 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sul libro di Rut

Hai mai avuto la sensazione che il mondo ti stia crollando addosso?

Ci sono mai stati momenti della tua vita in cui vedevi solo nero?

Allora puoi capire come si sentiva Naomi.

Naomi era talmente abbattuta che le donne del paese stentavano a riconoscerla quando arrivò a Betlemme insieme a Rut. Quelle donne non la vedevano da molti anni e si chiedevano con tono incredulo: «È proprio Naomi?»

La risposta di Naomi a quella domanda ci mostra tutta l’amarezza che la donna provava in quel momento della sua vita: “Non mi chiamate Naomi; chiamatemi Mara, poiché l’Onnipotente m’ha riempita d’amarezza”.

Per comprendere le parole di Naomi dobbiamo considerare che il suo nome, Naomi, nella lingua ebraica significa “mia dolcezza” o “mia delizia” mentre il nome Mara porta con sé il significato di “amarezza”, “tristezza”, “infelicità”.

D’altra parte, dal suo punto di vista, la situazione era tragica: il passato le riportava alla mente i suoi cari che ora non c’erano più, il presente le sembrava un peso impossibile da sopportare, il futuro appariva senza prospettive e senza speranza. In simili circostanze il suo nome doveva suonarle come una beffa…

L’aspetto più triste delle parole di Naomi è il modo in cui lei si sente l’oggetto del giudizio di Dio. Per ben quattro volte in poche righe ella ribadisce il medesimo concetto con parole diverse:

1) l’Onnipotente m’ha riempita d’amarezza;
2) il SIGNORE mi riconduce spoglia di tutto;
3) il SIGNORE ha testimoniato contro di me;
4) l’Onnipotente m’ha resa infelice.

Naomi in quel momento era convinta che il Signore avesse usato la mano pesante nei suoi confronti. L’aveva riempita d’amarezza, l’aveva resa infelice, l’aveva spogliata di tutto, aveva testimoniato contro di lei e la stava quindi giudicando.

Dopo tutto ciò che le era successo, Naomi vedeva il Signore come un giudice piuttosto che come un padre amorevole. Più che Colui al quale poteva chiedere soccorso, Dio sembrava essere il suo nemico, l’artefice dei suoi mali. Si sentiva colpita da Dio e si stava rassegnando ad una vita piena d’amarezza.

Le parole di Naomi potrebbero suonare irrispettose nei confronti di Dio. Sì, è così. Ma io credo che, piuttosto che biasimarla per le sue parole, se vogliamo imparare qualcosa che può essere utile anche nella nostra vita, dobbiamo provare a metterci nei suoi panni. Quante volte, trovandoci in situazioni difficili, sotto pressione, anche noi abbiamo detto cose che in altri momenti non avremmo neanche pensato?

Ciò che stava accadendo a Naomi è tipico di chiunque si trovi in una situazione particolarmente dolorosa. Quando il buio sembra inghiottire ogni cosa intorno a noi, è difficile essere oggettivi. In quei momenti, anche se sappiamo che Dio è potente, che ci ama e non ci abbandona, è difficile rimanere lucidi e c’è il pericolo di scivolare nello sconforto.

Ma le cose stavano davvero come Naomi aveva detto?

Non possiamo fare a meno di notare che mentre pronunciava quelle parole, vicino a Naomi c’era un’altra donna, Rut, che le aveva già mostrato il suo amore restando al suo fianco ed accompagnandola in quel viaggio di ritorno a Betlemme. Naomi non era davvero sola ma in quel momento parlava come se Rut non ci fosse neanche. Come accade a chiunque si trovi nel dolore, in quel momento i suoi occhi non riuscivano a vedere ciò che il Signore le aveva donato, una nuora che si sarebbe rivelata più preziosa di sette figli (Rut 4:15).

Naomi vedeva solo ciò che le era stato tolto ma il Signore non l’aveva davvero spogliata di tutto! Il resto del libro dimostrerà che, nella sua infinita grazia, Colui che a Naomi sembrava solo un giudice severo, stava già attuando il suo piano per risollevarla e darle una speranza.

Quando tutto va a rotoli, non è facile affrontare la vita in maniera serena e vedere le cose con una prospettiva equilibrata. È facile essere severi con chi, trovandosi nel dolore, sembra vacillare nella sua fede, ma quanti di noi, trovandosi al posto di Naomi, si sarebbero lamentati nello stesso modo gridando: “Dio, perché mi fai questo? Perché proprio a me?”

Potrebbero esserci momenti bui anche nella nostra vita, momenti in cui anche noi potremmo essere tentati di dire “chiamatemi Mara perché non c’è più spazio per la gioia nella mia vita”. Preghiamo il Signore affinché in quei momenti Dio ci aiuti a non rimanere concentrati su ciò che ci è stato tolto ma su ciò che egli ci ha dato. Forse, guardandoci intorno, riusciremo a scorgere la Rut che Dio ci ha messo al fianco per rendere il nostro cammino meno amaro.

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One Comment

  1. Bellissima riflessione, nel nostro cammino cristiano, possiamo paragonare la Rut anche allo Spirito Santo, lo dono che Signore Gesù ci ha lasciato alla sua ascensione.

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