Come i vostri padri Atti degli apostoli - Episodio 20

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Questo articolo è la parte 20 di 44 nella serie Atti degli apostoli

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«Viva il vitello d’oro!

Il dado è tratto»


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Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell’esercito del cielo, come sta scritto nel libro dei profeti:
“Mi avete forse offerto vittime e sacrifici per quarant’anni nel deserto, o casa d’Israele? Anzi, vi portaste appresso la tenda di Moloc e la stella del dio Refàn;
immagini che voi faceste per adorarle. Perciò io vi deporterò di là da Babilonia”.
I nostri padri avevano nel deserto la tenda della testimonianza, come aveva ordinato colui che aveva detto a Mosè di farla secondo il modello da lui veduto. I nostri padri, guidati da Giosuè, dopo averla ricevuta, la trasportarono nel paese posseduto dai popoli che Dio scacciò davanti a loro. Là rimase fino ai tempi di Davide, il quale trovò grazia davanti a Dio, e chiese di poter preparare lui una dimora al Dio di Giacobbe. Fu invece Salomone che gli costruì una casa. L’Altissimo però non abita in edifici fatti da mano d’uomo, come dice il profeta:
“Il cielo è il mio trono, e la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi costruirete, dice il Signore, o quale sarà il luogo del mio riposo? Non ha la mia mano creato tutte queste cose?”
Gente di collo duro e incirconcisa di cuore e d’orecchi, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi. Quale dei profeti non perseguitarono i vostri padri? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti i traditori e gli uccisori; voi, che avete ricevuto la legge promulgata dagli angeli, e non l’avete osservata».

(Atti 7:42-53 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Non è facile parlare con franchezza quando le parole possono costarti la vita.

Ma Dio aveva guidato Stefano durante quella che sarebbe dovuta essere la sua difesa dalle accuse portandolo a tramutarla in un attacco frontale ai suoi interlocutori!

Stefano si trovava di fronte al sinedrio accusato di aver proferito “parole contro il luogo santo e contro la legge” (At 6:13), ma la sua analisi lo aveva portato a dichiarare che i veri traditori della legge di Mosè erano coloro che lo stavano giudicando!

La sua analisi storica aveva infatti mostrato che subito dopo la liberazione dell’Egitto gran parte del popolo di Israele aveva disprezzato Mosè e si era dato all’idolatria attraverso il vitello d’oro. Commentando e parafrasando le parole di Amos 5:25-27, Stefano ricordò che quell’idolatria aveva continuato ad accompagnare Israele nel deserto fino alla terra promessa dove continuò anche nel periodo dei re, quando Israele era diviso in regno del nord con capitale Samaria e regno di Giuda con capitale Gerusalemme. Proprio l’idolatria portò Dio a giudicare Samaria attraverso l’Assiria nel 722 a.c. e Gerusalemme attraverso Babilonia nel 586 a.c.

In un certo senso Israele aveva quindi vissuto sempre due realtà parallele. Esso era stato il popolo che Dio aveva scelto per essere di testimonianza agli altri popoli e la presenza di Dio in mezzo al popolo era ben rappresentata dal tabernacolo che li aveva accompagnati dal deserto fino alla terra promessa e poi dal tempio che Salomone aveva in seguito costruito a Gerusalemme. Ma allo stesso tempo gran parte del popolo era sempre stato ribelle ed idolatra costringendo Dio a punirli lasciando che Gerusalemme e il suo tempio venissero distrutti!.

La storia dimostrava quindi che, per quanto il tempio fosse un simbolo importante della presenza di Dio, il Signore avrebbe continuato ad esistere anche senza di esso. Per Dio non aveva importanza il tempio in quanto tale ma aveva importanza che fosse simbolo visibile del suo rapporto con l’uomo. Se l’uomo non ha una relazione con lui, il tempio cessa di avere qualunque importanza! Stefano ricordò proprio questo concetto citando Isaia 66 di cui rileggiamo i primi versi:

«Il cielo è il mio trono e la terra è lo sgabello dei miei piedi;
quale casa potreste costruirmi? Quale potrebbe essere il luogo del mio riposo?
Tutte queste cose le ha fatte la mia mano, e così sono tutte venute all’esistenza», dice il SIGNORE.
«Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui che è umile, che ha lo spirito afflitto e trema alla mia parola.
Chi scanna un bue è come se uccidesse un uomo; chi sacrifica un agnello, come se accoppasse un cane; chi presenta un’offerta, come se offrisse sangue di porco;
chi fa un profumo d’incenso, come se benedicesse un idolo.
Come costoro hanno scelto le proprie vie e prendono piacere nelle loro abominazioni, così sceglierò io la loro sventura,
e farò piombare loro addosso ciò che temono; poiché io ho chiamato, e nessuno ha risposto; ho parlato, ed essi non hanno dato ascolto; ma hanno fatto ciò che è male agli occhi miei e hanno preferito ciò che mi dispiace». (Isaia 66:1-4)

Il Signore aveva proprio ricordato, attraverso il profeta Isaia, quanto l’umiltà e lo spirito afflitto davanti a Dio fossero più importanti del tempio stesso e dei sacrifici, se questi ultimi non sono accompagnati dal timore di Dio.

A quel punto Stefano non poté fare a meno di ricordare ai propri interlocutori che quella era proprio la loro condizione!

Tra i figli di Israele, nel corso della sua storia, c’era sempre stato un residuo fedele e ora quel residuo fedele poteva essere identificato con Stefano e gli altri ebrei che avevano riconosciuto il Messia. Ecco perché a quel punto Stefano non disse più “i nostri padri” ma prese le distanze dai suoi interlocutori e li accusò di assomigliare ai “loro padri”, cioè a quella parte di Israele che si era sempre mostrata ribelle generazione dopo generazione.
Infatti essi lo stavano accusando di aver disprezzato Mosè e il tempio, ma il loro rifiuto per il Messia Gesù era equivalente a ciò che i loro padri avevano fatto con Giuseppe e con Mosè! Anche quella generazione stava rifiutando la liberazione che Dio voleva donare loro attraverso Gesù il Giusto, il profeta come Mosè, di cui Mosè stesso aveva parlato (De 18:15). Che paradosso: proprio loro che si dichiaravano discepoli di Mosè stavano rifiutando colui di cui Mosè aveva parlato! Essi dichiaravano di voler difendere Mosè e il tempio ma invece stavano disonorando l’uno e l’altro con il loro comportamento proprio come le generazioni che li avevano preceduti.

Ognuno di noi, riflettendo su questo brano, dovrebbe chiedersi chi sono i propri padri di riferimento. A chi assomigliamo? Siamo di coloro che professano una religione formale ma poi non hanno un vero rapporto con Dio e disprezzano la Sua opera? Allora assomigliamo a quei membri del sinedrio che credevano di essere dalla parte di Dio e invece lo stavano disonorando avendo rifiutato la via di Dio per la loro salvezza, Gesù Cristo.

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