Conflitto di interessi Atti degli apostoli - Episodio 11

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Questo articolo è la parte 11 di 27 nella serie Atti degli apostoli

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«Il principe della vita

Nelle mani di Dio»


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Mentre essi parlavano al popolo, giunsero i sacerdoti, il capitano del tempio e i sadducei, indignati perché essi insegnavano al popolo e annunciavano in Gesù la risurrezione dai morti. Misero loro le mani addosso, e li gettarono in prigione fino al giorno seguente, perché era già sera. Ma molti di coloro che avevano udito la Parola credettero; e il numero degli uomini salì a circa cinquemila.
Il giorno seguente, i loro capi, con gli anziani e gli scribi, si riunirono a Gerusalemme, con Anna, il sommo sacerdote, Caiafa, Giovanni, Alessandro e tutti quelli che appartenevano alla famiglia dei sommi sacerdoti. E, fatti condurre in mezzo a loro Pietro e Giovanni, domandarono: «Con quale potere o in nome di chi avete fatto questo?»
Allora Pietro, pieno di Spirito Santo, disse loro:
«Capi del popolo e anziani, se oggi siamo esaminati a proposito di un beneficio fatto a un uomo infermo, per sapere com’è che quest’uomo è stato guarito, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele che questo è stato fatto nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, che voi avete crocifisso, e che Dio ha risuscitato dai morti; è per la sua virtù che quest’uomo compare guarito, in presenza vostra. Egli è
“la pietra che è stata da voi costruttori rifiutata,
ed è divenuta la pietra angolare”.
In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati».
Essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni, si meravigliavano, avendo capito che erano popolani senza istruzione; riconoscevano che erano stati con Gesù e, vedendo l’uomo che era stato guarito, lì presente con loro, non potevano dir niente in contrario. Ma, dopo aver ordinato loro di uscire dal sinedrio, si consultarono gli uni gli altri dicendo: «Che faremo a questi uomini? Che un evidente miracolo sia stato fatto per mezzo di loro, è noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e noi non possiamo negarlo. Ma, affinché ciò non si diffonda maggiormente tra il popolo, ordiniamo loro con minacce di non parlare più a nessuno nel nome di costui». E, avendoli chiamati, imposero loro di non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni risposero loro: «Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio. Quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiamo viste e udite». Ed essi, minacciatili di nuovo, li lasciarono andare, non trovando assolutamente come poterli punire, a causa del popolo; perché tutti glorificavano Dio per quello che era accaduto. Infatti l’uomo in cui questo miracolo della guarigione era stato compiuto aveva più di quarant’anni.

(Atti 4:1-22 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

In seguito alla guarigione di uno zoppo che aveva ripreso a camminare, si era formato un numeroso gruppo di persone presso il tempio e Pietro non perse l’occasione per parlare loro del Messia Gesù che era risuscitato dai morti, esortandoli a credere in Gesù. Grazie a Dio molti ascoltatori avevano creduto al messaggio incrementando il numero dei seguaci di Gesù.

Come sappiamo anche dai vangeli, i sadducei che costituivano una parte importante della classe dirigente politica e religiosa, non credevano nella risurrezione (Mt 22:23) che era invece centrale nella predicazione degli apostoli. Questo fu il motivo principale che li spinse a fare arrestare Pietro e Giovanni.

È interessante notare il comportamento di coloro che giudicarono gli apostoli.

Pietro aveva risposto alla loro domanda dichiarando che la guarigione di quello zoppo era avvenuta nel nome di Gesù il Messia che, a quanto diceva Pietro, era addirittura risorto dai morti! Pietro aveva poi rincarato la dose dicendo che non solo il nome di Gesù era stato invocato per guarire quell’uomo ma solo confidando nel suo nome, ovvero nella sua persona sarebbe stato possibile essere salvati. Per Pietro quei capi del popolo avevano proprio commesso l’errore gravissimo descritto nel salmo 118, quello dei costruttori che gettano via una pietra considerandola senza valore, mentre era proprio quella la pietra su cui Dio avrebbe costruito il suo edificio eterno.

I sadducei erano meravigliati nel sentire la franchezza degli apostoli, infatti ai loro occhi Pietro e Giovanni erano solo dei popolani ignoranti, non erano certamente dei rabbini e non avevano ricevuto alcuna educazione formale. Ciò che essi dicevano poteva derivare solo dall’essere stati con quel Gesù Nazareno che li aveva influenzati con la sua dottrina.

Però era evidente che un miracolo fosse avvenuto per mezzo di Pietro e Giovanni e loro non potevano negarlo (v.16). L’uomo che era stato guarito era lì presente con loro e poteva confermare ogni cosa, inoltre molti lo conoscevano perché quell’uomo aveva più di quarant’anni ed era stato zoppo fin dalla nascita e molti glorificavano Dio per quello che era accaduto.

Insomma gli accusatori degli apostoli avevano un grosso problema. Si trovavano di fronte ad un evidente miracolo e molta gente era dalla parte degli apostoli quindi temevano contestazioni nel caso in cui avessero punito gli apostoli. D’altronde però non potevano credere che Gesù fosse risorto e fosse l’autore di quel miracolo perché questo avrebbe comportato il mettere in discussione tutto il loro sistema teologico ammettendo di essersi sbagliati e non avevano nessuna intenzione di farlo.
C’era un evidente conflitto di interessi.

Come spesso fanno i politici, decisero di assumere una posizione che non li compromettesse troppo. Lasciarono andare gli apostoli per evitare di avere problemi con il popolo ma ribadirono la loro contrarietà al messaggio degli apostoli vietando loro di parlare ed insegnare nel nome di Gesù per evitare che il messaggio si diffondesse ancora di più tra il popolo portando le dimensioni di quella setta a livelli che potevano essere preoccupanti per il loro potere.

Insomma stava accadendo con i discepoli ciò che era accaduto anche con Gesù. Infatti i capi del popolo avevano fatto uccidere Gesù per evitare che il movimento messianico intorno a lui attirasse l’attenzione dei Romani contro tutto il popolo giudaico (Gv 11:47-50). Però la crescita dei discepoli stava continuando anche dopo la morte di quel Gesù Nazareno e la cosa cominciava a diventare davvero seccante.

Di fronte a tali minacce, Pietro e Giovanni risposero nell’unico modo possibile. Infatti, quegli uomini avevano le prove di un miracolo evidente eppure per il proprio interesse preferirono ignorare la testimonianza che Dio stesso, attraverso quelle opere potenti, stava rendendo alla risurrezione di Gesù. Quei sadducei con tutta la loro arroganza preferivano la gloria degli uomini piuttosto che riconoscere il piano di Dio. Pietro e Giovanni saranno anche stati dei popolani ignoranti ma non avevano nessuna intenzione di disubbidire a Dio per ubbidire agli uomini!
Dio avrebbe continuato ad operare e loro avrebbero continuato a rendere testimonianza a Gesù!

Qual’è la tua scelta di fronte al messaggio della salvezza in Gesù? Preferisci metterlo da parte perché ora hai altre cose a cui badare? Ti trovi in conflitto di interessi come quei sadducei e preferisci assumere una posizione attendista? Io preferisco la posizione di Pietro e Giovanni che avevano fatto la scelta migliore.

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