Continua a parlare Atti degli apostoli - Episodio 55

Condividi questo articolo su:
Questo articolo è la parte 55 di 60 nella serie Atti degli apostoli

Naviga nella serie

«Dio non è lontano da noi

Cristiani fuorilegge?»


Novità! --Scarica "Continua a parlare" come un file PDF! --


Dopo questi fatti egli lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un ebreo, di nome Aquila, oriundo del Ponto, giunto di recente dall’Italia insieme con sua moglie Priscilla, perché Claudio aveva ordinato a tutti i Giudei di lasciare Roma. Egli si unì a loro. Essendo del medesimo mestiere, andò ad abitare e a lavorare con loro. Infatti, di mestiere, erano fabbricanti di tende.
Ma ogni sabato insegnava nella sinagoga e persuadeva Giudei e Greci. Quando poi Sila e Timoteo giunsero dalla Macedonia, Paolo si dedicò completamente alla Parola, testimoniando ai Giudei che Gesù era il Cristo. Ma poiché essi facevano opposizione e lo insultavano, egli scosse le sue vesti e disse loro: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo; io ne sono netto; da ora in poi andrò dai pagani». E, uscito di là, entrò in casa di un tale chiamato Tizio Giusto, che temeva Dio, e aveva la casa attigua alla sinagoga. Ma Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia. Molti Corinzi, udendo, credevano e venivano battezzati.
Una notte il Signore disse in visione a Paolo: «Non temere, ma continua a parlare e non tacere; perché io sono con te, e nessuno ti metterà le mani addosso per farti del male; perché io ho un popolo numeroso in questa città». Ed egli rimase là un anno e sei mesi, insegnando tra di loro la Parola di Dio.

(Atti 18:1-11 – La Bibbia)
Iscriviti alla newsletter

Ricevi via email i nuovi pensieri

Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Può capitare a tutti di essere un po’ scoraggiati, soprattutto quando abbiamo fatto del nostro meglio e i risultati non sono quelli che ci saremmo aspettati.

Anche Paolo poteva essere scoraggiato dopo aver frequentato la sinagoga di Corinto per un certo tempo. Infatti, come abbiamo letto, soprattutto dopo l’arrivo di Sila e Timoteo, egli si era impegnato particolarmente nel testimoniare ai Giudei che Gesù era il Cristo, il Messia che loro attendevano! Molti Giudei però gli facevano opposizione e lo insultavano al punto che egli dichiarò di non sentirsi più obbligato verso di loro. La sua affermazione “il vostro sangue ricada sul vostro capo; io ne sono netto” esprime tutto il peso del suo servizio che egli viveva proprio come un inviato di Dio che con il messaggio dell’evangelo voleva salvare le vite dei propri connazionali attraverso la riconciliazione con il loro Messia Gesù.
Ma visto che essi lo rifiutavano, egli a malincuore non poteva fare altro che dedicarsi ad altro, cercando di conquistare almeno qualche straniero.

Tutto faceva pensare che Paolo avrebbe lasciato Corinto piuttosto in fretta, invece Paolo si fermò lì addirittura per un anno e mezzo! Invece di scoraggiarsi, Paolo continuò a parlare di Gesù e il Signore creò le condizioni necessarie per poterlo fare al meglio.

Innanzitutto il Signore aveva provveduto in maniera pratica per il sostentamento di Paolo durante un periodo così lungo. Non a caso a Corinto Paolo aveva trovato due credenti, Aquila e Priscilla, che erano del suo stesso mestiere (fabbricanti di tende) e questo gli permise di cominciare un’attività commerciale con loro che certamente gli permise di mantenersi durante il suo soggiorno a Corinto.

La mano di Dio la notiamo anche nel fatto che Aquila e Priscilla non sarebbero neanche stati a Corinto se il Signore non avesse permesso che l’imperatore Claudio li cacciasse da Roma insieme agli altri Giudei. La religione giudaica era un culto autorizzato da Roma ma lo storico romano Svetonio ci dice che gli Ebrei erano stati espulsi perché “provocavano tumulti a motivo di un certo Cresto” (vedi “Vite dei dodici Cesari, Claudio”, 25). Alcuni studiosi pensano che la comunità ebraica di Roma fosse divisa proprio intorno a “Cristo” che Svetonio chiama invece erroneamente “Cresto”. Comunque sia, Aquila e Priscilla diventarono due persone importanti nella vita di Paolo.

Il secondo motivo che incoraggiò Paolo a restare a Corinto fu la conversione di Crispo, capo della sinagoga insieme a tutta la sua famiglia. Mentre la maggioranza dei giudei contestava Paolo, il Signore aveva permesso che una persona così influente nella comunità si convertisse e questo favorì la testimonianza a Corinto.

Ma il terzo motivo per cui Paolo rimase a Corinto addirittura per un anno e sei mesi fu la rivelazione diretta e speciale di Dio, una rivelazione che lo incoraggiò in maniera specifica: «Non temere, ma continua a parlare e non tacere; perché io sono con te, e nessuno ti metterà le mani addosso per farti del male; perché io ho un popolo numeroso in questa città».

Continua a parlare e non tacere. Non avere paura perché io sono con te e nessuno ti farà del male. Che grande incoraggiamento! Il Signore sapeva che Paolo aveva bisogno di essere spronato e rassicurato vista l’opposizione che aveva trovato. A differenza di quanto era accaduto in altre città, nonostante la forte opposizione dei Giudei che, come vedremo, avrebbe continuato a pressare Paolo mentre si trovava a Corinto, egli non fu scacciato e forse proprio la conversione di Crispo, capo della sinagoga, giocò un ruolo importante nel garantire a Paolo l’incolumità per un periodo così lungo.

Paolo aveva creduto al Signore e aveva continuato a parlare senza paura. Se anche noi dovessimo trovarci in una situazione che potrebbe scoraggiarci, non arrendiamoci e confidiamo nel Signore che saprà certamente creare le condizioni migliori affinché possiamo essere utili strumenti nelle sue mani.

----------------------
Se vuoi avere maggiori informazioni sugli argomenti trattati in questo articolo puoi scrivermi a [email protected] Aiutami a diffondere i pensieri di questo blog condividendo sui social newtworks. Grazie
Condividi questo articolo su:
Posted in Pensieri and tagged , , , .

Perché non lasci un commento? Saresti utile anche ad altri!