Cristiani fuorilegge? Atti degli apostoli - Episodio 56

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Questo articolo è la parte 56 di 60 nella serie Atti degli apostoli

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Poi, quando Gallione era proconsole dell’Acaia, i Giudei, unanimi, insorsero contro Paolo, e lo condussero davanti al tribunale, dicendo: «Costui persuade la gente ad adorare Dio in modo contrario alla legge». Paolo stava per parlare, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di qualche ingiustizia o di qualche cattiva azione, o Giudei, io vi ascolterei pazientemente, come vuole la ragione. Ma se si tratta di questioni intorno a parole, a nomi, e alla vostra legge, vedetevela voi; io non voglio esser giudice di queste cose». E li fece uscire dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sostene, il capo della sinagoga, e lo picchiavano davanti al tribunale. E Gallione non si curava affatto di queste cose.

(Atti 18:12-17 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Sono molti i paesi del mondo in cui i cristiani sono considerati fuorilegge. In molte parti del nostro pianeta è persino vietato possedere una bibbia o condividere la propria fede con chi ancora non è cristiano.

Leggendo il libro degli Atti ci rendiamo conto del fatto che la vita per i cristiani non è stata facile fin dal principio, tuttavia dobbiamo anche riconoscere che la nascita di Gesù il Messia proprio nel periodo dell’impero romano è stata particolarmente favorevole per la diffusione dell’evangelo e dei testi del nuovo testamento. La lingua greca così diffusa, le strade che i Romani avevano costruito, l’ottimo sistema postale sono tutte cose che contribuirono all’espansione del messaggio cristiano in maniera molto rapida per l’epoca.

Dal punto di vista religioso giocò un ruolo fondamentale la tolleranza che i Romani avevano avuto nei confronti della religione Giudaica, la qual cosa aveva permesso il fiorire di sinagoghe in tutto l’impero.
Fin dal tempo di Giulio Cesare i Giudei avevano ottenuto di poter praticare la propria religione ed essere esentati dall’adorazione verso le divinità romane e dal culto imperiale. I cristiani, come emerge anche da questo testo, avevano inizialmente goduto di questi vantaggi, essendo considerati una setta interna al giudaismo

Dopo un anno e mezzo che Paolo si trovava a Corinto, i Giudei che lo contestavano avevano approfittato dell’insediamento del proconsole Gallione in Acaia per sollevare una questione legale nei confronti di Paolo e del suo messaggio.

Essi sostenevano che Paolo stesse persuadendo la gente ad adorare Dio in modo contrario alla legge. Paolo era pronto a difendersi ma non aveva neanche fatto in tempo ad aprire bocca perché la risposta di Gallione fu sufficiente a scagionarlo. La risposta di Gallione evidenzia che i Romani, in quella fase iniziale, non percepivano il Cristianesimo come una religione separata dall’Ebraismo, infatti egli non considerò i Cristiani fuorilegge ma considerò che fossero in qualche modo inclusi nell’accordo che Roma aveva in essere con i Giudei. Esaminando i fatti, Gallione non aveva trovato nulla che costituisse un reato secondo la legge romana e aveva considerato che la disputa fosse da considerare un dibattito all’interno della religione ebraica.

Non sappiamo perché molti se la presero con Sostene e lo picchiarono davanti al tribunale (Forse aveva preso posizione in favore di Paolo?) ma Gallione evidentemente considerò anche quell’evento come parte della discussione interna all’Ebraismo e non ritenne di dover intervenire.

Occorre notare che i Cristiani stessi fino a quel momento non avevano mai cercato una rottura con i Giudei e continuavano a considerare il loro credo come il naturale compimento della fede Ebraica, per cui era più che normale che Paolo si recasse sempre nelle sinagoghe quando arrivava in un nuova città. Lo si percepisce molto bene nel resto del libro degli Atti dove vedremo che Paolo, quando si troverà di fronte a varie autorità di Roma si difenderà proprio appellandosi al fatto che lui non si faceva promotore di una nuova religione ma professava “il Dio dei suoi padri, credendo in tutte le cose che sono scritte nella legge e nei profeti” (At 24:14)

Per questa volta l’attacco non aveva sortito gli effetti sperati, tuttavia i rapporti tra Giudei e Cristiani si sarebbero complicati sempre più. I Cristiani venivano percepiti come una setta che rompeva con le tradizioni che per molti Giudei erano considerati al pari della legge mosaica, in particolare la posizione cristiana sull’accettazione dei gentili inciriconcisi come membri della comunità era inaccettabile per i più.

Inoltre è possibile che molti Giudei temessero che l’enfasi su Gesù come Re Messia, che caratterizzava appunto i Cristiani, avrebbe finito per creare problemi con i Romani e questo si sarebbe potuto ripercuotere anche sulla comunità giudaica se i Romani avessero continuato a considerare i cristiani come interni al giudaismo. Ciò che era accaduto qualche anno prima a Roma con l’espulsione dei Giudei dalla capitale era già stato un segnale che i Giudei non potevano ignorare. Insomma c’erano già diversi indizi che facevano presagire ad una separazione netta tra cristiani e Giudei che avrebbe poi caratterizzato la storia successiva.

Purtroppo la storia ci ha mostrato che, anche se inizialmente furono gli Ebrei che non credevano in Gesù a cercare la rottura con i coloro che avevano creduto, nei secoli successivi molti cristiani si sarebbero allontanati dall’insegnamento di Paolo dimenticando le proprie origini ebraiche. D’altra parte il cristianesimo avrebbe avuto sempre più una maggioranza di stranieri che avrebbero coltivato un atteggiamento sbagliato nei confronti degli Ebrei, la qual cosa ancora oggi rende molto difficili le relazioni giudaico-cristiane.

In conclusione, dobbiamo ringraziare il Signore perché inizialmente Roma ebbe una certa tolleranza nei confronti dei Cristiani proprio perché li considerava interni alla religione Giudaica. In seguito anche i Romani perseguitarono i cristiani ma almeno al principio il cristianesimo si diffuse nell’impero proprio grazia alle sue origini ebraiche che permise ai cristiani di non essere considerati fuorilegge. Questa semplice osservazione dovrebbe renderci comunque riconoscenti verso il popolo ebraico da cui deriva, secondo la carne, il Messia Gesù.

Il Signore ha vigilato sull’annuncio del vangelo permettendo che quella piccola fiamma partita da Gerusalemme arrivasse fino all’estremità della terra come oggi possiamo osservare. Come dicevamo al principio, i cristiani sono oggi considerati fuorilegge in molti luoghi del mondo, tuttavia neanche la persecuzione potrà fermare il programma di Dio. Non a caso la comunità cristiana continua a crescere proprio nei paesi dove la persecuzione è più forte, perché il nostro Dio, il Creatore dei cieli e della terra, è più forte di colui che viene chiamato il principe di questo mondo.

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