Crocifiggilo! Evangelo di Giovanni - Episodio 76

Questo articolo è la parte 76 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«La vera autorità

Il re sulla croce»


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Pilato dunque, udite queste parole, condusse fuori Gesù,
e si mise a sedere in tribunale nel luogo detto Lastrico, e in ebraico Gabbatà.
Era la preparazione della Pasqua, ed era l’ora sesta.
Egli disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!»
Allora essi gridarono: «Toglilo, toglilo di mezzo, crocifiggilo!»
Pilato disse loro: «Crocifiggerò il vostro re?»
I capi dei sacerdoti risposero: «Noi non abbiamo altro re che Cesare».
Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

(Giovanni 19:13-16 – La Bibbia)
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“Toglilo di mezzo, crocifiggilo!” Anche a più di duemila anni di distanza, queste parole fanno sempre un certo effetto. Sono le parole dell’uomo che non si rende conto di ciò che sta facendo, le parole dell’uomo che rifiuta la luce scegliendo di rimanere nelle tenebre.

Gesù era un re, era figlio di Davide dal punto di vista umano ma Egli era soprattutto Figlio di Dio, la Parola di Dio che esisteva prima che il mondo fosse, colui per mezzo del quale ogni cosa era venuta all’esistenza.

Colui al quale il Padre aveva affidato tutto il giudizio (Gv 5:22) stava per essere giudicato e condannato dagli uomini. La creatura stava giudicando il suo creatore.

Il dialogo tra Pilato e i Giudei evidenzia in maniera definitiva il rifiuto di Gesù come re da parte dei membri più importanti della comunità giudaica. Infatti l’evangelista Giovanni sottolineò come furono proprio i capi dei sacerdoti a rifiutare Gesù come Re Messia rispondendo a Pilato: «Noi non abbiamo altro re che Cesare».

Se c’era qualcuno che non poteva sopportare il dominio di Cesare su Israele erano proprio i capi dei sacerdoti. Essi sapevano bene che Israele era un popolo che doveva appartenere a Dio, essi sapevano bene che Dio doveva essere il loro unico re. Sentirli dire che non avevano altro re che Cesare suonava davvero ipocrita! Eppure in quel momento, per proteggere sé stessi, per il proprio tornaconto politico, erano pronti addirittura a dichiarare pubblicamente la loro fedeltà a Cesare, rifiutando di fatto il proprio Re, il proprio Messia.

Così come Pilato aveva scelto di assecondare i Giudei per mantenere la propria posizione politica, così quei capi dei sacerdoti stavano proclamando la loro lealtà a Cesare per semplice opportunismo. Tutti stavano in realtà rispettando la propria agenda politica e Gesù era una pedina sacrificabile a tale scopo.

Gesù aveva guarito, aveva fatto miracoli, aveva fatto del bene a molti, aveva insegnato con autorità. Ma soprattutto egli aveva amato gli uomini mostrando loro l’amore di Dio ogni giorno in cui aveva vissuto sulla terra.

Gesù non aveva fatto nulla che fosse degno di morte, eppure alla fine Pilato assecondò i capi dei Giudei stabilendo che Gesù dovesse essere crocifisso.

Pilato e quei capi dei sacerdoti stavano commettendo un’ingiustizia per poter portare avanti i propri programmi politici, qualcosa che non sorprende più di tanto, qualcosa che probabilmente è accaduto in tante occasioni nella storia dell’umanità. Ma essi non sapevano che quel giorno le loro scelte avevano un peso che avrebbe cambiato per sempre la storia dell’umanità. Con le loro scelte, inconsapevolmente, stavano facendo in modo che si realizzasse ciò che Dio aveva stabilito e aveva annunciato attraverso i suoi profeti.

Come profetizzato, Gesù Cristo, il Giusto, il Santo, l’Innocente, il Re che si è fatto servo, stava per morire per colpe che non aveva commesse. I suoi accusatori non se ne rendevano conto ma erano proprio le loro colpe quelle che egli avrebbe portato sulla croce! Essi volevano liberarsi di lui, ma era lui che li avrebbe invece liberati dalle conseguenze del loro peccato, adempiendo il piano di Dio per la salvezza dell’uomo.

Essi avevano le loro motivazioni per gridare “Crocifiggilo!” ma le motivazioni di Dio per permettere la crocifissione di Gesù erano ben diverse. Nel momento in cui Pilato lo consegnò alle guardie perché fosse crocifisso, il piano di Dio per la salvezza dell’uomo entrava nella sua fase cruciale. L’agnello di Dio stava per essere offerto per i peccati del suo popolo e anche per i peccati di tutti noi, aprendoci la strada verso la riconciliazione con il nostro Creatore.

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