Dalla disperazione alla lode Libro di Giona - Episodio 4

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Questo articolo è la parte 4 di 7 nella serie Libro di Giona

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«Dall’idolatria al vero Dio

Grazia senza limiti»


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Il SIGNORE fece venire un gran pesce per inghiottire Giona:
Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti.
Dal ventre del pesce Giona pregò il SIGNORE, il suo Dio, e disse:
«Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia,
ed egli mi ha risposto;
dalla profondità del soggiorno dei morti ho gridato
e tu hai udito la mia voce. 
Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare;
la corrente mi ha circondato,
tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto. 
Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal tuo sguardo!
Come potrei vedere ancora il tuo tempio santo?” 
Le acque mi hanno sommerso;
l’abisso mi ha inghiottito;
le alghe si sono attorcigliate alla mia testa.
Sono sprofondato fino alle radici dei monti;
la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre;
ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o SIGNORE, mio Dio!
  Quando la vita veniva meno in me,
io mi sono ricordato del SIGNORE
e la mia preghiera è giunta fino a te,
nel tuo tempio santo.
Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia;
  ma io ti offrirò sacrifici, con canti di lode;
adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal SIGNORE».
E il SIGNORE diede ordine al pesce,
e il pesce vomitò Giona sulla terraferma.

(Giona 1:17-2:10  – in alcune versioni Giona 2:1-11 – La Bibbia)
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Serie completa pensieri sul libro di Giona

Giona 1:1-3; 3:1-3 Un messaggero riluttante
Giona 1:4-10 Il fuggitivo e l’inseguitore
Giona 1:11-16 Dall’idolatria al vero Dio
Giona 1:17-2:10 Dalla disperazione alla lode
Giona 3:3-10 Grazia senza limiti
Giona 4:1-4 Deluso da Dio
Giona 4:5-11 Lezione di grazia

Siete mai stati disperati al punto da credere che non ci fosse più via d’uscita?

Non so in che situazione vi siate trovati, ma non sono in molti a poter raccontare un’esperienza come quella di Giona. Lui ha davvero sperimentato la disperazione di chi sta morendo con il rammarico di essere stato giudicato da Dio…

Molte persone leggono questo brano come se Giona fosse stato salvato attraverso un grosso pesce appena gettato in mare. Se leggiamo con più attenzione il brano, ci accorgiamo che Giona, quando si ritrovò dentro il pesce, espresse in preghiera il ringraziamento per essere stato salvato dalla sua terribile esperienza di annegamento, quindi il salvataggio attraverso il pesce non fu immediato!

Giona ricordò di aver gridato al SIGNORE, dal fondo della sua angoscia, mentre stava annegando. Egli si dava ormai per spacciato, infatti dichiarò di aver gridato “dalla profondità del soggiorno dei morti”. Mentre annegava era sommerso dalle acque, inghiottito dall’abisso, avviluppato dalle alghe intorno alla sua testa. Stava sprofondando sempre più giù, “fino alle radici dei monti”, e pensava di essere senza speranza, con la terra che si chiudeva su di lui per sempre.

Che esperienza terribile!  In quel momento dovette apparirgli chiara la gravità delle sue azioni. Lui si era allontanato da Dio e ora Dio lo stava cacciando lontano dal suo sguardo…

Ma proprio mentre moriva, quando la vita veniva meno in lui,  si è ricordato del SIGNORE e  lo ha invocato.

Giona, pensava ormai di essere stato respinto per sempre da Dio, invece il Signore, nella sua grazia, ha udito la sua preghiera. Giona pensava di essere stato allontanato per sempre dal tempio santo di Dio, invece il tempio di Dio era lontano solo lo spazio di una preghiera…

Non possiamo sapere se Giona era già morto quando fu inghiottito dal pesce, ma è molto probabile. Giona utilizza, d’altra parte, l’espressione “tu mi hai fatto risalire dalla fossa” che equivale a risorgere dai morti. Gesù stesso paragonerà la propria morte e resurrezione all’esperienza di Giona (Mt 12:40), proprio come se Giona fosse morto, fosse rimasto tre giorni e tre notti nel pesce e poi fosse risorto, prorompendo quindi in questa preghiera di ringraziamento prima di essere vomitato dal pesce.

La preghiera di Giona si concluse con il suo rinnovato impegno verso Dio in risposta alla salvezza ricevuta. Egli dichiarò che avrebbe adempiuto i propri voti, offerto sacrifici, lodando il signore. Non si sarebbe comportato come coloro che “onorano gli idoli vani allontanando da sé la grazia”. Egli non sapeva che, sopra la sua testa, quei marinai idolatri, ora timorati di Dio, avevano anch’essi offerto sacrifici a Dio e fatto dei voti.  Giona aveva ancora del cammino da fare per capire che la grazia di Dio era offerta all’ebreo come ai pagani, anche i più malvagi. A Ninive, l’avrebbe presto toccato con mano.

Se pensiamo di non avere via d’uscita ricordiamoci di Giona. Dio  lo salvò quando ormai la situazione era disperata.

Non stanchiamoci mai di gridare a Dio, anche nei momenti più difficili. Anche noi possiamo passare dalla disperazione alla lode.

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4 Comments

  1. Mi sembrano solo favole, Dio è da una vita che cerca di buttarmi in pasto al diavolo.Sono solo qui a provare una marea di dolore, se non temessi di finire anzitempo all’inferno sarei già da tempo suicida.Beato te, che sei riuscito a diventare ingegnere , a concludere qualcosa, io vorrei solo sparire nel nulla.

    • Caro Alien, mi spiace che tu sia così amareggiato. Non so quale sofferenza ti abbia portato a pensare in questo modo ma non credo proprio che Dio abbia cercato di buttarti in pasto al diavolo. Si, hai ragione, io sono un ingegnere ma ti assicuro che non me ne importa nulla della mia laurea rispetto alla gioia di appartenere a Dio. Tu pensi davvero che una laurea possa evitarmi di essere infelice? Solo Dio può donare felicità, il resto è accessorio.
      Se può esserti utile e hai voglia di condividere qualcosa, scrivimi pure in privato, mi fa piacere.

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