Dalla tristezza alla gioia Evangelo di Giovanni - episodio 63

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Questo articolo è la parte 63 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Lo Spirito della verità

Io ho vinto il mondo»


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«Tra poco non mi vedrete più; e tra un altro poco mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra di loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Tra poco non mi vedrete più” e: “Tra un altro poco mi vedrete” e: “Perché vado al Padre”?»
Dicevano dunque: «Che cos’è questo “tra poco” che egli dice? Noi non sappiamo quello che egli voglia dire».
Gesù comprese che volevano interrogarlo, e disse loro: «Voi vi domandate l’un l’altro che cosa significano quelle mie parole: “Tra poco non mi vedrete più”, e: “Tra un altro poco mi vedrete”? In verità, in verità vi dico che voi piangerete e farete cordoglio, e il mondo si rallegrerà. Sarete rattristati, ma la vostra tristezza sarà cambiata in gioia. La donna, quando partorisce, prova dolore, perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana. Così anche voi siete ora nel dolore; ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi toglierà la vostra gioia.

In quel giorno non mi rivolgerete alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Fino ad ora non avete chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa.

(Giovanni 16:16-24 – La Bibbia)

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Poveri discepoli! Erano così confusi dalle parole di Gesù…

Ma il loro maestro non li biasimò per questo, anzi ancora una volta con pazienza spiegò loro come stavano le cose. Egli si stava riferendo al fatto che tra poco sarebbe stato ucciso e i suoi discepoli sarebbero stati tristi. Ma la loro tristezza non sarebbe durata a lungo, infatti Egli sarebbe risorto!
Al contrario i nemici di Dio si sarebbero rallegrati alla sua morte, ma la loro gioia sarebbe durata poco…

Che bella l’immagine che Gesù utilizzò per spiegare questo concetto. Solo Colui che ha il controllo sulla vita e sulla morte poteva paragonare la sua morte ad una nascita! Quando una donna partorisce sa che dopo l’aspetta una grande gioia per la nascita del figlio, tuttavia durante il travaglio la sua sofferenza è grande. Allo stesso modo la morte di Gesù sarebbe stato proprio un nuovo inizio per l’umanità, il principio della nuova creazione di Dio! In quei momenti la tristezza dei discepoli era giustificabile ma essi lo avrebbero rivisto e sarebbero stati nella gioia.

La gioia di rivedere il loro maestro dopo la risurrezione sarebbe certamente stata grande, ma essi avrebbero dovuto lasciarlo andare al Padre. Cosa ne sarebbe stato di loro a quel punto? Sarebbero di nuovo piombati nella tristezza? No, perché Gesù aveva promesso loro lo Spirito Santo e lo Spirito Santo avrebbe dato loro una gioia duratura e li avrebbe consolati dell’assenza fisica di Gesù.

Quando i discepoli avrebbero ricevuto lo Spirito Santo, non avrebbero più avuto bisogno di interrogare Gesù come stavano facendo fino a quel momento. A quel punto le cose sarebbero state chiare, le nuvole dell’incertezza sarebbero state spazzate via ed essi avrebbero annunciato con potenza il vangelo a partire da Gerusalemme fino alle estremità del mondo.

La loro relazione con Gesù non si sarebbe interrotta ma sarebbe continuata attraverso la preghiera. Essi avrebbero chiesto al Padre nel nome di Gesù e Gesù stava garantendo loro che le loro preghiere sarebbero state ascoltate ed avrebbero ricevuto una risposta. Essi non avrebbero più avuto la gioia di avere il loro maestro fisicamente presente con loro ma avrebbero sperimentato comunque una gioia completa attraverso l’intermediazione dello Spirito Santo. Quando leggiamo il libro degli Atti e il resto del nuovo testamento ci rendiamo conto di come lo Spirito Santo abbia agito nella vita dei discepoli dando loro, nonostante la persecuzione che hanno affrontato, la conoscenza del piano di Dio e la gioia che Gesù aveva promesso loro.

Chissà quante volte ci siamo trovati in situazioni difficili, situazioni in cui non riusciamo a vedere alcun risvolto positivo. Se ci siamo passati, possiamo comprendere cosa stavano passando i discepoli di Gesù. Tuttavia, in quei momenti, anche noi dovremmo ricordarci delle parole di Gesù e saper guardare al di là della situazione contingente. Anche se dovessimo trovarci in situazioni tristi, sappiamo guardare con gli occhi della fede al futuro in cui saremo con il Signore? Se oggi ti trovi in una situazione di sofferenza, affidati al Signore e ricordati che, proprio come dopo le doglie del parto c’è la gioia che segue la nascita di un bambino, così anche noi un giorno saremo consolati di tutte le sofferenze che stiamo passando e passeremo dalla tristezza alla gioia. Lo Spirito Santo, il consolatore promesso da Gesù, saprà risvegliare in noi la gioia anche nei momenti più difficili.

Anche noi possiamo rivolgerci al nostro Padre celeste nel nome di Gesù, ovvero basandoci sulla sua persona, la sua opera, e la sua autorità, dipendendo da lui in ogni cosa. Anche se il nostro amato salvatore Gesù il Messia non è qui con noi fisicamente, ha promesso di essere con i suoi discepoli ogni giorno (Mt 28:20) e possiamo sperimentare una grande gioia vivendo una vita di comunione con lui e confidando nel fatto che egli risponderà alle nostre preghiere non sempre accontentando i nostri desideri ma sempre con l’obiettivo di farci fare un passo in avanti verso la nostra metà finale, dove la nostra gioia sarà davvero completa.

In un momento così difficile, mentre per Gesù si avvicinava il supplizio della croce, egli si preoccupò di consolare i suoi discepoli e di incoraggiarli a guardare al futuro con speranza, pensando alla gioia che avrebbero avuto. Pensiamo che egli non si preoccupi anche di noi, che non conosca le nostre preoccupazioni, le nostre sofferenze, le nostre prove? Certo, egli le conosce e sa che un giorno tutto questo lascerà spazio alla gioia per l’eternità.

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