Dalle stelle alle stalle Atti degli apostoli - Episodio 39

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Questo articolo è la parte 39 di 44 nella serie Atti degli apostoli

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«Di fronte ad una scelta

Un tempo di ristoro»


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A Listra c’era un uomo che, paralizzato ai piedi, se ne stava sempre seduto e, siccome era zoppo fin dalla nascita, non aveva mai potuto camminare. Egli udì parlare Paolo; il quale, fissati gli occhi su di lui, e vedendo che aveva fede per essere guarito, disse ad alta voce: «Àlzati in piedi». Ed egli saltò su, e si mise a camminare.
La folla, veduto ciò che Paolo aveva fatto, alzò la voce, dicendo in lingua licaonica: «Gli dèi hanno preso forma umana, e sono scesi fino a noi». E chiamavano Barnaba Giove, e Paolo Mercurio, perché era lui che teneva il discorso. Il sacerdote di Giove, il cui tempio era all’entrata della città, condusse davanti alle porte tori e ghirlande, e voleva offrire un sacrificio con la folla. Ma gli apostoli Barnaba e Paolo, udito ciò, si strapparono le vesti, e balzarono in mezzo alla folla, gridando: «Uomini, perché fate queste cose? Anche noi siamo esseri umani come voi; e vi predichiamo che da queste vanità vi convertiate al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi. Egli, nelle generazioni passate, ha lasciato che ogni popolo seguisse la propria via, senza però lasciare se stesso privo di testimonianza, facendo del bene, mandandovi dal cielo pioggia e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia nei vostri cuori». E con queste parole riuscirono a stento a impedire che la folla offrisse loro un sacrificio.
Allora giunsero da Antiochia e da Iconio alcuni Giudei, i quali sobillarono la folla; essi lapidarono Paolo e lo trascinarono fuori della città, credendolo morto. Ma mentre i discepoli venivano attorno a lui, egli si rialzò ed entrò nella città. Il giorno seguente partì con Barnaba per Derba.

(Atti 14:8-20 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Vi è mai capitato di ricevere complimenti e attenzioni esagerati per poi ritrovarvi ad essere oggetto di disprezzo da parte delle stesse persone che vi avevano adulato fino a poco tempo prima?

Chi mi conosce sa che non apprezzo molto i complimenti eccessivi proprio perché la mia esperienza mi ha mostrato che molto spesso chi si entusiasma facilmente perché pensa di aver trovato in te qualcosa che sia degno della sua attenzione, è altrettanto veloce nel manifestare il proprio dissenso appena trova in te qualcosa che ritiene deludente.

Anche Paolo e Barnaba in questo brano passarono in poco tempo dalle stelle alle stalle nell’indice di gradimento degli abitanti di Listra.

Il Signore, come avevamo già letto in At 14:3, aveva accompagnato la predicazione di Paolo e Barnaba in quelle zone con segni e prodigi proprio per favorire la diffusione del vangelo. Paolo aveva predicato anche a Listra e aveva scorto tra la folla un uomo paralitico che aveva fede per essere guarito e gli annunciò quindi la sua guarigione che si realizzò istantaneamente.

Questo miracolo, come ci si poteva aspettare, destò il grande interesse della popolazione ma, a differenza della situazione incontrata ad Antiochia di Pisidia e ad Iconio dove Paolo e Barnaba avevano predicato soprattutto tra persone di fede giudaica a partire dalle sinagoghe locali, a Listra essi si trovarono di fronte ad una folla idolatra che non conosceva Dio. Così Paolo e Barnaba si ritrovarono in un attimo ad essere scambiati per dèi che si erano manifestati in forma umana, addirittura Zeus (Giove) ed Hermes (Mercurio). Cominciò quindi una festa in loro onore con il sacerdote di Giove che addirittura stava organizzando sacrifici per loro!

Possiamo solo immaginare Barnaba e Paolo, due ebrei da sempre dediti al più stretto monoteismo, catapultati nel cuore del paganesimo! Il gesto di strapparsi le vesti esprime pienamente il loro stato d’animo contrito davanti a Dio per ciò che stava accadendo. E a quel punto notiamo che le loro parole furono ben diverse da quelle pronunciate nella sinagoga di Antiochia di Pisidia perché la situazione era completamente diversa. Se nella sinagoga essi si erano appellati alle promesse fatte ai padri per introdurre Gesù, in mezzo a questi pagani non poterono fare altro che parlare del “Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi”.

Paolo e Barnaba non commisero l’errore di parlare a quei pagani richiamando concetti provenienti dalla legge data ad Israele che essi non potevano conoscere, ma parlarono loro del Dio vivente che pur non essendosi rivelato ai popoli di ogni epoca nello stesso modo in cui si era rivelato al popolo di Israele, si era comunque curato di loro provvedendo alla loro vita di tutti i giorni. Sono parole semplici quelle che Paolo e Barnaba dovettero usare per cominciare a seminare nei cuori di quelle persone che erano così lontane dal Dio vivente e vero ma, se consideriamo che quelle persone erano abituate a concepire i propri dèi come creature capricciose e interessate solo a soddisfare se stesse, era proprio una buona notizia sapere che c’era un Dio che cercava il bene delle sue creature! Quello era il punto di partenza per poter poi comprendere l’amore che Dio ha mostrato attraverso Gesù.

Paolo e Barnaba si adattarono quindi alla situazione dei loro uditori, qualcosa che dobbiamo ricordarci di fare anche noi! Infatti spesso noi cristiani sembriamo avere un messaggio preconfezionato per tutti mentre dovremmo tenere conto del punto di partenza dei nostri ascoltatori, della loro nazionalità, della loro religione, della loro esperienza. Paolo e Barnaba non potevano neanche cominciare a parlare di Gesù a persone che non sapevano nulla del Signore e tanto meno potevano sapere cosa fosse il Messia promesso ad Israele. Se vogliamo davvero comunicare con qualcuno, l’ascolto è sempre il miglior punto di partenza! Se abbiamo fretta, non riusciremo ad essere efficaci nella nostra predicazione del vangelo.

Paolo e Barnaba riuscirono comunque a impedire che la folla offrisse loro un sacrificio. Si poteva almeno cominciare a ragionare…

Ma proprio come nella parabola del seminatore raccontata da Gesù, appena Paolo e Barnaba avevano cominciato a seminare, il seme venne subito portato via dal nemico. Infatti coloro che avevano perseguitato Paolo e Barnaba, ad Antiochia di Pisidia e Iconio, riuscirono a sobillare anche la folla a Listra al punto che Paolo fu lapidato, dato per morto e trascinato fuori dalla città. Grazie a Dio Paolo non era morto ma certamente doveva essere malconcio quando partì il giorno seguente con Barnaba.

Sembra davvero incredibile la velocità con cui la folla passò dall’idolatrare Paolo e Barnaba a condannarli a morte, ma come dicevamo all’inizio i facili entusiasmi possono nascondere semplici fuochi di paglia. Questo episodio ci mostra che, nonostante i segni che Dio compiva attraverso di loro, non sarebbe stato facile per i discepoli di Gesù predicare il vangelo in un mondo così lontano dal Dio vivente e vero. Nel portare avanti la missione di predicare il vangelo fino alle estremità della terra essi avrebbero continuato a incontrare persone con usi, costumi e religioni molto diverse dai loro fratelli ebrei ma, nonostante tutto, anche a rischio della propria vita, essi avrebbero continuato ad ubbidire a Dio che aveva ordinato loro di portare il vangelo anche agli stranieri.

Dobbiamo essere davvero riconoscenti a Dio perché mise nel cuore di Paolo, Barnaba e tutti gli altri credenti del primo secolo il desiderio di servirlo nonostante tutti gli ostacoli che essi trovarono sul loro cammino. È commovente considerare il risultato di quella determinazione a servire Dio, visibile nel fatto che oggi il vangelo è giunto fino a noi, uomini e donne del ventunesimo secolo, così diversi da loro ma creature dello stesso “Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi”.

Anche noi possiamo trovarci oggi in difficoltà nel parlare di Gesù perché anche per l’uomo moderno si tratta di un messaggio che sembra così lontano ed estraneo alla propria esistenza.
Anche l’uomo moderno ha i suoi dèi che lo portano a fraintendere e disprezzare il messaggio cristiano e anche noi ci troviamo a passare dalle stelle alle stalle quando le persone si rendono conto che il nostro non è un messaggio che si inserisce nei loro schemi ma è un messaggio che vuole portarli alla trasformazione della propria vita cercando una relazione con il Dio vivente e vero. Eppure Gesù, il Messia manifestato in carne duemila anni fa in Israele, è il salvatore di tutti i popoli di ogni epoca e, nonostante le difficoltà, siamo chiamati a trovare i modi e le parole migliori per farlo conoscere anche alla nostra generazione. Che Dio ci aiuti a svolgere con fedeltà questo compito che ci ha affidato.

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