La data del ritorno di Gesù Cristo

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Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno li sa,
neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma solo il Padre.
State in guardia, vegliate, poiché non sapete quando sarà quel momento.
È come un uomo che si è messo in viaggio, dopo aver lasciato la sua casa,
dandone la responsabilità ai suoi servi, a ciascuno il proprio compito,
e comandando al portinaio di vegliare.
Vegliate dunque perché non sapete quando viene il padrone di casa;
se a sera, o a mezzanotte, o al cantare del gallo, o la mattina;
perché, venendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quel che dico a voi, lo dico a tutti: “Vegliate”»

(Marco 13:32-37 – La Bibbia)
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Nella storia dell’umanità molte sette o gruppi paracristiani hanno tentato di stabilire la data del ritorno di Gesù Cristo con un certo grado di precisione. È piuttosto chiaro come tutti questi tentativi siano falliti.

Addirittura ci sono alcuni che, negando ogni evidenza, proclamano che in effetti Gesù Cristo è già tornato, solo che non ce ne siamo resi conto.

Altri, indipendentemente dalla loro credenza o meno in Gesù, hanno comunque tentato di predire una data per la fine del mondo.

Ѐ interessante il fatto che, nonostante gli errori commessi, molti di questi gruppi i cui “capi” hanno sbagliato clamorosamente continuano la loro attività come se niente fosse e i loro adepti pare non tengano in nessun conto gli errori commessi. Tutto questo è piuttosto sorprendente per gruppi che in qualche modo dicono di credere alla bibbia, considerando che la falsa profezia, ovvero il dire qualcosa che poi non si realizza, veniva trattata con il massimo rigore ai tempi dell’antico testamento, addirittura con la pena di morte.

Questo brano, insieme ad altri del nuovo testamento, ci invita a riflettere su questi tentativi. Infatti, il compito dell’uomo non dovrebbe essere quello di cercare di indovinare il futuro, attraverso la speculazione sui testi biblici, ma dovrebbe essere quello di prepararsi ad incontrare Dio. Tra le due cose c’è una bella differenza.

I discepoli avevano appreso da Gesù che il tempio sarebbe stato distrutto, e ne avevano approfittato per farsi spiegare da Gesù quali sarebbero stati i segni relativi a quegli eventi. La discussione aveva portato Gesù a metterli in guardia su speculazioni e presunti segni che avrebbero potuti trarli in inganno perché certe cose sarebbero state comprensibili solo al momento stesso in cui fossero accadute, così come l’estate si riconosce al momento in cui i fichi germogliano, non prima.

Gli eventi descritti in questo capitolo si sono in effetti realizzati circa 40 anni dopo, nel 70 d.c., quando Tito, che qualche anno dopo diventò imperatore, bruciò il tempio e distrusse la città, uccidendo migliaia di giudei.

I principi che Gesù lascia in questo brano hanno un carattere generale che possono essere utili anche a noi e abbracciano anche il suo ritorno, la sua apparizione come re (di cui più specificatamente si parla nel passaggio analogo del vangelo di Matteo).

Nessuno conosce il giorno e l’ora relativi a questi eventi futuri pertanto è da folli abbandonarsi alla speculazione. Mi chiedo quanto tempo spendiamo a speculare, cercando di indovinare i tempi e i modi in cui le profezie della scrittura si realizzeranno. Lo studio della scrittura non dovrebbe servirci a speculare ma piuttosto ad essere preparati a riconoscere i segni nel momento stesso in cui avvengono. Chi mi conosce sa che, anche esponendo brani profetici complessi come quelli dell’apocalisse, ho sempre cercato di resistere alla tentazione di “tirare a indovinare” per cercare invece di comprendere i principi guida che possono aiutarci a riconoscere gli eventi nel momento stesso in cui ce ne fosse bisogno.

Il discorso che Gesù fece ai discepoli vale per noi tutti. Siamo chiamati a vegliare come portinai che proteggono la casa in attesa del ritorno del padrone di casa; non siamo chiamati a divinare, a predire il futuro. Quando pensiamo al futuro incontro con il Signore, la nostra preoccupazione deve essere quella di svolgere il compito che ci è stato affidato, di non farci trovare addormentati ma al nostro posto di guardia. Non abbiamo bisogno di fantasticare sui tempi e i modi in cui il Padrone tornerà a casa ma dobbiamo attenerci alle indicazioni che abbiamo.

La speculazione alla lunga stanca e si rischia di farsi trovare addormentati. Ma il lavoro per il Signore ci tiene impegnati, focalizzati sui giusti obiettivi e non ci rende pigri filosofi che amano la teoria ma poi tralasciano la pratica.

Dobbiamo quindi vegliare e osservare i segni dei tempi non tanto per speculare ma per lavorare con maggior vigore in attesa che il nostro Signore Gesù Cristo torni per regnare.

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