Quando Dio chiude una porta Atti degli apostoli - Episodio 45

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Questo articolo è la parte 45 di 49 nella serie Atti degli apostoli

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«Una saggezza che viene da Dio

Operazione a cuore aperto»


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Poi attraversarono la Frigia e la regione della Galazia, perché lo Spirito Santo vietò loro di annunciare la parola in Asia; e, giunti ai confini della Misia, cercavano di andare in Bitinia; ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro; e, oltrepassata la Misia, discesero a Troas.
Paolo ebbe durante la notte una visione: un macedone gli stava davanti, e lo pregava dicendo: «Passa in Macedonia e soccorrici». Appena ebbe avuta quella visione, cercammo subito di partire per la Macedonia, convinti che Dio ci aveva chiamati là, ad annunciare loro il vangelo.

(Atti 16:6-10 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Quando una cosa è buona ci sembra ovvio che Dio voglia che ci dedichiamo ad essa, vero?

Dobbiamo però considerare che può essere facile distinguere il buono dal cattivo ma non è altrettanto facile distinguere il buono dal meglio… E Dio conosce certamente il meglio per noi.

Il brano che abbiamo appena letto ci mostra proprio una di quelle situazioni in cui, sebbene i protagonisti desiderassero una cosa buona, Dio volle che investissero il proprio tempo e dedicassero le loro energie altrove.

L’apostolo Paolo, insieme ai suoi collaboratori, amava pianificare le sue attività. Il loro desiderio di recarsi in Asia o in Bitinia era certamente lodevole, eppure il testo ci dice che dovettero cambiare idea perché lo Spirito di Dio aveva chiuso loro entrambe le porte.

In effetti, l’idea di Paolo di andare nella zona che allora veniva chiamata Asia (gran parte dell’odierna Turchia) sembrava ottima. Non dimentichiamo che in Asia, in seguito, sorgeranno delle chiese importanti, sette delle quali, tra l’altro, sono le destinatarie originali del libro dell’Apocalisse. Eppure, in quel momento, per qualche ragione che solo Dio conosce, il Signore aveva altri piani per Paolo e i suoi collaboratori.

Il brano ci lascia sicuramente con alcuni interrogativi. Infatti non ci dice in quale modo lo Spirito Santo fece comprendere loro che non dovevano predicare né in Asia né in Bitinia. Come poterono distinguere la volontà di Dio da un impedimento messo dall’avversario? Notiamo, ad esempio, che scrivendo alla chiesa di Tessalonica, Paolo affermò:

“Perciò più volte abbiamo voluto, almeno io, Paolo, venire da voi; ma Satana ce lo ha impedito.” (1 Tes 2:18)

Sembra quindi evidente che Paolo sapeva distinguere bene quando le difficoltà erano solo un modo che l’avversario utilizzava per tentare di fermarlo e quando, invece, era Dio stesso a chiudere una porta.

Non è sempre facile operare una distinzione del genere quando ci troviamo davanti ad una porta chiusa. Conosco persone che semplicemente pensano che, se stanno facendo qualcosa di buono e si trovano davanti ad un impedimento, sicuramente si tratta di un ostacolo messo dall’avversario. Ma questo brano ci dimostra che non è così.

Ritorniamo quindi al nostro interrogativo. Come riuscirono a distinguere la volontà di Dio da un impedimento dell’avversario? E quindi come possiamo riuscirci noi?

So che molti amano ridurre la propria vita spirituale a ricette facili facili e, magari, sono sempre alla ricerca dell’ultimo libro che spieghi loro qualche scorciatoia per migliorare il loro rapporto con Dio. Ma la mia esperienza mi ha mostrato che, quando si tratta del nostro rapporto con Dio, non ci sono ricette o scorciatoie che funzionino. Dio non è un distributore automatico di benedizioni ma è una persona e, come tutte le persone, più passiamo del tempo con lui e più lo conosciamo, più lo conosciamo e più ci è facile discernere la sua voce. Credo quindi che non si tratti di imparare ricette per comprendere la volontà di Dio ma semplicemente di passare più tempo possibile con Lui per conoscerlo.

È evidente che Paolo e i suoi compagni di viaggio avevano un buon rapporto con Dio che permise loro di discernere la voce di Dio da un semplice ostacolo superabile. Essi non avevano dubbi sul fatto che Dio stesse chiudendo quelle porte.

Dopo la porta chiusa in Asia essi non si persero d’animo e continuarono a cercare opportunità di testimonianza ma furono bloccati anche verso la Bitinia. A quel punto molti di noi, probabilmente, si sarebbero scoraggiati o, peggio, avrebbero cercato di forzare le cose andando avanti nei propri propositi. Osserviamo che Paolo e compagni fecero invece la scelta migliore, ovvero proseguirono il viaggio verso Troas dove si fermarono in attesa di comprendere meglio ciò che dovevano fare.

Evidentemente il Signore condivise quell’approccio infatti le istruzioni non tardarono troppo ad arrivare. Questa volta Paolo fece un sogno che gli rivelò la necessità di recarsi in Macedonia.

Anche questo fatto può generare degli interrogativi, infatti come riuscì Paolo a distinguere la volontà di Dio nel sogno? E se si fosse trattato solo di uno scherzo della sua mente?

Il testo ci dice che Paolo condivise con i suoi compagni di viaggio il suo sogno e insieme cercarono di partire per la macedonia, convinti che Dio li aveva chiamati là. Fu quindi una convinzione che raggiunsero insieme, probabilmente dopo aver pregato. Anche in questo caso non si tratta di imparare una ricetta ma di conoscere il Signore in modo che sappiamo distinguere la sua voce e quel gruppo di credenti dimostrò di avere una certa sensibilità in proposito. Tra l’altro avrete notato che per la prima volta nel libro degli Atti, l’autore Luca parla in prima persona plurale (“noi”) facendoci comprendere che, a Troas, egli si era aggiunto al gruppo di Paolo, Sila e Timoteo. Comprendiamo così perché egli seppe descrivere così bene certi dettagli.

Questo episodio ci induce a riflettere sulla necessità di essere disponibili nelle mani di Dio sapendo discernere le sue indicazioni. Paolo e gli altri missionari furono attenti alla voce di Dio e furono in grado di comprendere la sua volontà anche quando questa si mostrò contraria ai loro propositi. Il Signore aveva stabilito che quello era il momento giusto per portare il vangelo in Europa, nella regione in cui si trovavano due importanti città come Filippi e Tessalonica.

Dio non li stava mandando in posti dove avrebbero avuto vita facile, come si evince leggendo il seguito. Ma, nonostante l’opposizione, a Filippi, e nelle altre città, ci furono grandi risultati.

Conosco persone convinte che l’importante sia fare qualcosa per il Signore ma questo brano ci fa vedere che è importante fare ciò che Dio vuole da noi ed essere dove lui ha voluto metterci. Affinché questo accada, è necessario coltivare un buon rapporto con Dio che ci permetta di essere attenti e di saper cogliere le indicazioni che il Signore ci dona, senza intestardirci a tutti i costi per fare ciò che ci siamo proposti, ma sapendo anche comprendere quando Dio ci sta chiudendo una porta per aprirne delle altre.

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