Dio non è lontano da noi Atti degli apostoli - Episodio 54

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Questo articolo è la parte 54 di 60 nella serie Atti degli apostoli

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«Il dio sconosciuto

Continua a parlare»


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Il Dio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo; e non è servito dalle mani dell’uomo, come se avesse bisogno di qualcosa; lui, che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa. Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione, affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo, come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi. Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: “Poiché siamo anche sua discendenza”. Essendo dunque discendenza di Dio, non dobbiamo credere che la divinità sia simile a oro, ad argento, o a pietra scolpita dall’arte e dall’immaginazione umana. Dio dunque, passando sopra i tempi dell’ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell’uomo ch’egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti».
Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni se ne beffavano; e altri dicevano: «Su questo ti ascolteremo un’altra volta». Così Paolo uscì di mezzo a loro. Ma alcuni si unirono a lui e credettero; tra i quali anche Dionisio l’areopagita, una donna chiamata Damaris, e altri con loro.

(Atti 17:24-34 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

L’uomo ha sempre sentito il bisogno di dare delle spiegazioni alla propria esistenza su questa terra e al proprio rapporto con la natura che lo circonda. Nella loro ricerca gli uomini hanno dato le risposte più varie a questi quesiti e sono fiorite nella storia dell’umanità ogni genere di religioni e filosofie.

Al tempo dell’apostolo Paolo era frequente incontrare persone che avevano molti idoli, come accadeva ad Atene. Essendoci una pluralità di idoli, c’era anche una pluralità di templi, di luoghi in cui la divinità aveva, per così dire, la sua dimora, la sua base operativa.

Come abbiamo visto nell’ultima sezione analizzata, l’apostolo Paolo, con grande intelligenza, aveva approfittato della loro religiosità per cercare un punto a partire dal quale cominciare a presentare loro l’unico vero Dio, il Creatore dei cieli e della terra. Era quindi partito dall’altare “al dio sconosciuto”, che egli aveva visto passeggiando per la città, e aveva detto agli Ateniesi che avrebbe presentato loro proprio quel Dio che non conoscevano!.

Paolo cominciò quindi a parlare del Signore, colui che ha creato ogni cosa e non assomiglia affatto agli déi inventati dall’uomo.
Gli ateniesi erano abituati agli déi dell’Olimpo che essi immaginavano molto simili agli uomini. Erano déi capricciosi e dispettosi che gli uomini dovevano ingraziarsi in qualche modo. Al contrario, il Dio creatore di ogni cosa non ha bisogno che l’uomo gli costruisca delle case o lo tenga buono con delle offerte. Anzi, è Lui che ha donato ogni cosa all’uomo e gli ha costruito una casa, infatti gli ha dato la vita e gli ha dato un pianeta in cui vivere. Inoltre, quel Dio di cui Paolo stava parlando non era una divinità locale confinabile in un tempio ma il Dio che governa tutte le nazioni e al quale tutti gli uomini devono rispondere.

Le parole di Paolo mettono in luce la superiorità del Dio di cui stava parlando rispetto agli idoli a cui i suoi interlocutori erano abituati. Infatti il Signore non abita in templi costruiti dalle mani dell’uomo perché tutto il creato, tutto l’universo, è sotto il suo controllo ed è, in un certo senso, il suo tempio, il luogo della sua dimora! Tutto gli appartiene!

Dove si trova questo Dio di cui Paolo stava parlando, se non viveva in templi fatti da mano d’uomo? La presenza di Dio dà un significato a tutto il creato, permea tutta l’esperienza umana, quindi egli non è lontano da noi! Lo scopo principale dell’uomo è quindi proprio quello di cercare Dio e di conoscerlo perché la vita dell’uomo trova un senso solo in una relazione con il Dio che lo ha creato.

Paolo dimostra di conoscere le varie correnti filosofiche a cui si erano abbeverati i suoi interlocutori. L’impossibilità di conoscere se gli dèi esistono oppure no e quale sia eventualmente la loro volontà era argomento che appassionava i filosofi da secoli e certamente divideva i suoi ascoltatori a seconda della loro corrente di pensiero.

Anche se non possiamo addentrarci nei dettagli, visto che il testo cita in particolare gli stoici e gli epicurei, dobbiamo almeno ricordare che gli Epicurei credevano in una separazione completa tra gli dèi e il mondo in cui viviamo, pertanto l’uomo non può avere un contatto con il divino. Gli stoici al contrario credevano che la divinità (più una forza che una persona) interagisse con gli uomini e, in un certo senso, fosse presente nell’anima di ogni essere umano .

Paolo, nel suo dire, ammette che in effetti sia difficile conoscere la divinità, o che almeno lo sia stato fino a quel momento e quindi, in parte, gli epicurei potevano essere soddisfatti da quell’affermazione.

Tuttavia egli solleticò l’interesse degli stoici quando affermò che Dio comunque non è lontano da ciascuno di noi, anzi in lui viviamo, ci moviamo e siamo e, citando anche un loro poeta (Arato) aveva aggiunto che “siamo anche sua discendenza”. Il poeta non aveva scritto quella frase nel senso in cui Paolo avrebbe inteso dalle scritture ebraiche, ma Paolo citandolo stava cercando un terreno comune con quelle persone per proseguire nella sua testimonianza.

Così da una parte Paolo ammise la difficoltà di conoscere Dio ma dall’altra parte annunciò la buona notizia che ora i “tempi dell’ignoranza” erano passati e Dio stava tendendo la mano verso l’uomo affinché quest’ultimo potesse relazionarsi con Lui!

Paolo sapeva che l’uomo è davvero discendenza di Dio, infatti è stato creato da Dio a sua immagine, pertanto per lui era evidente che Dio deve essere una persona con cui ci si può relazionare, non una statua fatta di oro o argento. Questa è la conclusione a cui Paolo voleva portare i suoi ascoltatori in modo che cambiassero mentalità, ovvero si ravvedessero.

Quel dio che fino a quel momento poteva anche essere stato sconosciuto agli ateniesi ora voleva rivelarsi loro così come voleva rivelarsi a tutti gli uomini della terra. Essi avrebbero dovuto ravvedersi e relazionarsi con Lui perché un giorno Dio avrebbe ristabilito la giustizia, giudicando tutti gli uomini con giustizia. Paolo arrivò così a introdurre la figura di Gesù, colui che era morto e risuscitato dai morti inaugurando la nuova creazione di Dio.

Il testo ci presenta ovviamente solo un breve riassunto di ciò che Paolo ha detto ma ci permette comunque di apprezzare il modo in cui Paolo ha creato un ponte tra la loro cultura e il Dio rivelato nella bibbia. Paolo mostrò grande intelligenza nell’utilizzare anche concetti presenti negli scritti di poeti e filosofi greci per favorire la riflessione sfruttando una base comune. Egli cercò di andare incontro ai suoi interlocutori mettendo però in luce le profonde differenze tra la loro filosofia e il Dio Creatore di cui lui stava parlando.

La risurrezione era certamente il punto più difficile da accettare per gli Ateniesi come ci mostra anche la loro reazione. D’altra parte si tratta del punto su cui si fonda tutto il messaggio cristiano. Gesù Cristo è risorto ed è la primizia della nuova creazione di Dio. Un giorno Dio giudicherà questo mondo proprio attraverso Gesù e questa creazione lascerà spazio a nuovi cieli e nuova terra dove abiterà la giustizia per sempre. Quel Dio che a loro era sconosciuto si era proprio fatto conoscere attraverso Gesù e anche gli ateniesi potevano mettere da parte i loro idoli d’oro e d’argento per lasciare che il Dio dei cieli e della terra trasformasse le loro vite. Se essi lo avessero cercato, Dio si sarebbe lasciato trovare da loro! Questa era proprio una buona notizia!

Anche se molti si fecero beffe di Paolo, proprio quel giorno alcuni Ateniesi credettero e trovarono Dio a dimostrazione del fatto che Paolo non era un cianciatore e non costituiva un pericolo per la società ateniese, ma era un araldo dell’unico vero Dio che portava speranza e salvezza.

Quel medesimo messaggio di salvezza è offerto anche a noi uomini del ventunesimo secolo, infatti anche noi possiamo avere una relazione con il nostro Creatore. Il peccato ha creato una barriera tra Dio e l’uomo, interrompendo la relazione tra Creatore e creatura, ma questo non significa che dobbiamo continuare a brancolare nel buio cercando Dio “come a tastoni”, infatti Dio si è rivelato all’uomo attraverso Gesù il Messia, colui intorno al quale gira tutto il messaggio della bibbia.

Dio non è visibile ai nostri occhi eppure non è lontano da noi. Egli si è rivelato e ha dato suo figlio come prezzo di riscatto per i nostri peccati, per ristabilire quella relazione che si è interrotta.

Cerca Dio. Cercalo adesso. Lascia che la sua luce ti illumini. Come Gesù ha detto, “chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa”. Dio risponderà alla richiesta di un cuore sincero che lo cerca e trasformerà attraverso il suo Spirito Santo ogni essere umano che si ravvede.

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