I discepoli che non ti aspetti Evangelo di Giovanni - Episodio 82

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Questo articolo è la parte 82 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Una testimonianza vera

Vide e credette»


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Dopo queste cose, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma in segreto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù, e Pilato glielo permise.
Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù. Nicodemo, che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch’egli, portando una mistura di mirra e d’aloe di circa cento libbre. Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso i Giudei.
Nel luogo dov’egli era stato crocifisso c’era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, perché il sepolcro era vicino.

(Giovanni 19:38-42 – La Bibbia)
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Il sentimento antisemita che ha attraversato i secoli si riassume in un concetto che, in varie forme, capita di sentire di frequente anche ai giorni nostri, persino per bocca di persone che si dicono discepoli di Gesù: “Il popolo di Israele ha rifiutato Gesù e lo ha ucciso. I giudei hanno rifiutato il loro Messia”.

Leggendo l’evangelo di Giovanni abbiamo visto invece che Gesù è stato vittima di un complotto politico perpetrato da alcuni membri tra i più importanti della società giudaica, in particolare dai capi dei sacerdoti appartenenti al sinedrio (in ebraico: סַנְהֶדְרִין, sanhedrîn, cioè “assemblea” o “consiglio”, la Grande Assemblea), l’organo di Gerusalemme preposto alla gestione della giustizia durante quel periodo. Fu quel gruppo di uomini a manipolare una parte del popolo giudaico (Mt 27:20) per spingerla a liberare Barabba, lasciando che Gesù venisse condannato.

Sappiamo però che non tutti i membri del sinedrio furono d’accordo sulla linea da tenere nei confronti di Gesù. Ad esempio in Gv 7:50-51 avevamo letto che proprio Nicodemo, quello che era andato da Gesù di notte per parlargli (Gv. 3), fariseo e membro del sinedrio, aveva espresso un parere contrario, attirando su di sé parecchie critiche da parte di altri membri del sinedrio.

Anche di Giuseppe d’Arimatea è scritto in Lc 23:50-51 che era “membro del Consiglio, uomo giusto e buono, il quale non aveva acconsentito alla deliberazione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatea, città della Giudea, e aspettava il regno di Dio.”

Giuseppe d’arimatea e Nicodemo sono quelli che molti di noi a priori collocherebbero tra i “cattivi”, gli ultimi che ci saremmo aspettati di vedere tra i seguaci di Gesù. Eppure furono proprio le mani di quei discepoli che non ti aspetti a prendersi cura del corpo di Gesù prima di collocarlo nella tomba.

È piuttosto significativo che a reclamare il corpo di Gesù da Pilato per dargli sepoltura, si presentò proprio un membro del consiglio, quel medesimo consiglio che lo aveva condannato. Questo evidenzia in modo chiaro che non tutto il popolo giudaico e neanche tutti i capi dei Giudei avevano condiviso la condanna a morte di Gesù. Anzi, anche tra i notabili del popolo c’erano persone che erano divenuti suoi discepoli!

Come abbiamo letto Giuseppe era un discepolo in segreto per timore dei Giudei; d’altra parte era comprensibile che egli temesse ritorsioni da parte dei suoi colleghi del sinedrio, considerato il modo in cui avevano gestito la “questione Gesù”. Ma, dopo la morte di Gesù, qualcosa aveva spinto quell’uomo a trovare il coraggio di andare a reclamare il corpo del maestro, venendo quindi allo scoperto.

Nicodemo è presentato da molti commentatori come una figura negativa, come un fariseo che era andato da Gesù di notte per paura di essere visto dagli altri e che alla fine non aveva capito nulla dei discorsi di Gesù. Ma questo non è vero. Quando si legge tutto il vangelo, ci rendiamo conto che Giovanni lo presenta come un uomo che ha fatto un percorso significativo a partire dal suo incontro con Gesù descritto in Giovanni 3. Tale percorso lo ha portato a difendere Gesù nei confronti del sinedrio (Gv 7:50-51) come abbiamo già ricordato e poi a mostrare in maniera pratica quanto fosse legato a Gesù, occupandosi personalmente di preparare il corpo di Gesù per la sepoltura con una quantità di mistura di mirra e d’aloe degna della sepoltura di un re!

Il giorno di preparazione per i Giudei era un giorno che precedeva un sabato settimanale o un’altro appuntamento sacro del calendario giudaico. Gli studiosi hanno sempre dibattuto sul giorno specifico in cui Gesù è stato crocifisso, ovvero se quel sabato fosse il sabato settimanale o un altra festività all’interno della settimana degli azzimi, ma questa discussione esula dagli scopi di questi brevi pensieri. Ciò che ci preme notare è che comunque Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo lavorarono con impegno per poter terminare in fretta e seppellire Gesù prima di entrare nel giorno festivo in cui non era possibile svolgere quel tipo di attività. Ci riuscirono anche grazie alla vicinanza della tomba al luogo dell’esecuzione. Questo non avvenne per caso, infatti, operando in quel modo, inconsapevoli, essi favorirono la realizzazione di un’altra profezia che Gesù stesso aveva fatto, ovvero che egli, analogamente a Giona nel ventre del pesce, sarebbe rimasto nella tomba tre giorni e tre notti prima di risorgere (Mt 12:40).

Quindi possiamo dire che è vero che molti Giudei spinti da una parte importante dei loro capi rifiutarono Gesù, ma non è vero che tutti i Giudei lo fecero. Se così fosse stato, la buona notizia inerente Gesù non sarebbe mai giunta fino a noi. Se non ci fossero stati degli Ebrei che hanno accolto il loro Messia Gesù, come sarebbe mai arrivata la luce del vangelo fino a noi stranieri che non potevamo neanche sapere cosa fosse il Messia? Ci avete mai pensato? Avete pensato al fatto che lo scrittore di questo evangelo, Giovanni, fosse un ebreo? Avete mai pensato al fatto che tutti gli apostoli di Gesù fossero ebrei e che il famoso apostolo dei gentili, Paolo, fosse addirittura un fariseo?

Mentre penso a ciò che hanno fatto Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, i discepoli che non ti aspetti, prendendosi cura del corpo di Gesù per seppellirlo, non posso fare a meno di pensare alla grande quantità di Ebrei che, come loro, aspettavano il regno di Dio e, anche se con grande difficoltà e timore, in negli anni a seguire riconobbero che Gesù era proprio quello che diceva di essere, il Messia, il Re dei Giudei. Molti di loro nei decenni seguenti furono perseguitati ed uccisi affinché il messaggio dell’evangelo giungesse fino a noi stranieri, anche a distanza di venti secoli. Non dimentichiamolo.

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One Comment

  1. Caro Omar, sono perfettamente d\’accordo e mi rallegro per il tuo giusto equilibrio nell\’aver detto queste verità con tanta pacatezza. Franco

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