E se fosse da Dio? Atti degli apostoli - Episodio 15

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Questo articolo è la parte 15 di 18 nella serie Atti degli apostoli

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«Le parole di questa vita

I magnifici sette»


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Dopo averli portati via, li presentarono al sinedrio; e il sommo sacerdote li interrogò, dicendo: «Non vi abbiamo forse espressamente vietato di insegnare nel nome di costui? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina, e volete far ricadere su di noi il sangue di quell’uomo».
Ma Pietro e gli altri apostoli risposero: «Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù che voi uccideste appendendolo al legno e lo ha innalzato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele, e perdono dei peccati. Noi siamo testimoni di queste cose; e anche lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli ubbidiscono».
Ma essi, udendo queste cose, fremevano d’ira, e si proponevano di ucciderli. Ma un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della legge, onorato da tutto il popolo, alzatosi in piedi nel sinedrio, comandò che gli apostoli venissero un momento allontanati. Poi disse loro: «Uomini d’Israele, badate bene a quello che state per fare circa questi uomini. Poiché, prima d’ora, sorse Teuda, dicendo di essere qualcuno; presso di lui si raccolsero circa quattrocento uomini; egli fu ucciso, e tutti quelli che gli avevano dato ascolto furono dispersi e ridotti a nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, ai giorni del censimento, e si trascinò dietro della gente; anch’egli perì, e tutti quelli che gli avevano dato ascolto furono dispersi. E ora vi dico: tenetevi lontani da loro, e ritiratevi da questi uomini; perché, se questo disegno o quest’opera è dagli uomini, sarà distrutta; ma se è da Dio, voi non potrete distruggerli, se non volete trovarvi a combattere anche contro Dio».
Essi furono da lui convinti; e chiamati gli apostoli, li batterono, ingiunsero loro di non parlare nel nome di Gesù e li lasciarono andare.
Essi dunque se ne andarono via dal sinedrio, rallegrandosi di essere stati ritenuti degni di essere oltraggiati per il nome di Gesù. E ogni giorno, nel tempio e per le case, non cessavano di insegnare e di portare il lieto messaggio che Gesù è il Cristo.

(Atti 5:27-42 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

A volte ci si può trovare di fronte ad una serie di evidenze che sembrano proprio demolire tutte le nostre convinzioni. Allora è possibile che comincino a nascere dei ragionevoli dubbi. Ci vuole però molta umiltà per mettersi in discussione.

Quei capi del popolo ne avevano già viste e sentite tante sul conto di Gesù il Nazareno e dei suoi seguaci. E adesso gli apostoli erano addirittura riusciti a scappare dalla prigione a porte chiuse e senza che le guardie si accorgessero di nulla. Era possibile che nessuno di loro cominciasse a nutrire qualche dubbio sulla possibilità che gli apostoli potessero davvero essere guidati da Dio?

I membri del sinedrio erano infastiditi dal fatto che gli apostoli avessero ignorato il loro divieto di insegnare nel nome di Gesù. Inoltre il messaggio degli apostoli li metteva in cattiva luce dinanzi al popolo perché implicava un’accusa chiara nei loro confronti, quella di aver consegnato Gesù ai Romani per farlo uccidere. Il messaggio degli apostoli faceva ricadere il sangue di quell’uomo su di loro!

Anche in questa occasione, Pietro e gli altri apostoli sostanzialmente confermarono quell’accusa ma ribadirono anche che Dio aveva risuscitato Gesù, innalzandolo con la sua potenza e costituendolo Principe e Salvatore per il ravvedimento di Israele e il perdono dei peccati. C’era quindi ancora una mano tesa nei confronti di chi riconosceva Gesù come Messia di Israele!

Dio aveva risuscitato Gesù e gli apostoli ne erano testimoni. Anche lo Spirito Santo confermava la risurrezione di Gesù venendo su tutti coloro che avevano creduto in Gesù. Come avrebbero potuto gli apostoli smettere di parlare nel nome di Gesù? Essi dovevano ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini.

Molti membri del sinedrio fremevano d’ira nel sentire gli apostoli così determinati ad ignorare la loro autorità e avrebbero voluto ucciderli per farli tacere. Se ci sembra una reazione esagerata, teniamo presente che quello era il luogo dove veniva amministrata la giustizia e i membri del sinedrio erano quindi, agli occhi del popolo, rappresentanti di Dio. Essi erano convinti di fare la volontà di Dio e di agire per conto di Dio mentre le parole degli apostoli implicavano che essi si stessero opponendo a Dio. I membri del sinedrio non potevano accettarlo perché avrebbero dovuto mettere in discussione tutto ciò che stavano facendo e ammettere di aver sbagliato anche nei confronti di Gesù.

Ma grazie a Dio, come dicevamo, di fronte all’evidenza qualcuno cominciava a nutrire dei ragionevoli dubbi. Gamaliele, che nel seguito del libro degli Atti scopriremo essere stato il rabbino ai piedi del quale aveva studiato l’apostolo Paolo (At 22:3) era un fariseo, dottore della legge, rispettato da tutti.

Le sue parole dimostrano saggezza e umiltà, infatti il suo ragionamento era basato sulla fiducia che Dio avrebbe difeso la sua causa distruggendo l’opera degli apostoli se essa non fosse stata secondo la sua volontà, così come aveva fatto altre volte in passato. Ma Gamaliele aveva aperto le porte anche alla possibilità che gli apostoli stessero dicendo la verità e agissero da parte di Dio. In tal caso, perseguitarli avrebbe significato mettersi contro Dio!

Il ragionamento di Gamaliele convinse anche gli altri. Chissà se anche altri, come Gamaliele, cominciavano ad avere dei ragionevoli dubbi e a manifestare un po’ di umiltà di fronte all’opera di che Dio stava facendo attraverso gli apostoli? Forse qualcuno cominciava a chiedersi: “E se fosse da Dio”? È molto probabile visto che, leggendo il capitolo seguente (At 6:7), apprenderemo che un gran numero di sacerdoti cominciò a credere nel Signore Gesù.

Comunque, pur assumendo una posizione attendista, fecero picchiare gli apostoli e ribadirono il divieto di parlare nel nome di Gesù.
Naturalmente anche questo nuovo divieto non impedì agli apostoli di continuare ad insegnare ovunque la buona notizia riguardante Gesù il Cristo.

Come odierni discepoli di Gesù, anche noi non possiamo fare altro che ubbidire a Dio e diffondere la buona notizia di Gesù, anche se ciò significasse disubbidire agli uomini. Molti cristiani si stupiscono e si indignano oggi delle reazioni negative che talvolta accompagnano la predicazione del vangelo, come se si aspettassero l’applauso del mondo… Al contrario, gli apostoli quel giorno si erano rallegrati di essere ritenuti degni di essere oltraggiati per il nome di Gesù, d’altronde il loro maestro li aveva avvertiti: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra” (Gv 15:20).

Non possiamo attenderci un trattamento diverso da quello che la società riserverebbe al nostro maestro. Nel frattempo la nostra speranza è che in mezzo a tanto scetticismo, qualcuno, imbattendosi nel nostro messaggio, possa avere almeno l’umiltà di farsi la domanda di Gamaliele: “E se fosse da Dio?”

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