Ero cieco e ora vedo Evangelo di Giovanni - Episodio 39

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Questo articolo è la parte 39 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Dalle tenebre alla luce

Ci vedi davvero?»


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Condussero dai farisei colui che era stato cieco. Or era in giorno di sabato che Gesù aveva fatto il fango e gli aveva aperto gli occhi. I farisei dunque gli domandarono di nuovo come egli avesse ricuperato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Perciò alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non è da Dio perché non osserva il sabato». Ma altri dicevano: «Come può un peccatore fare tali miracoli?» E vi era disaccordo tra di loro. Essi dunque dissero di nuovo al cieco: «Tu, che dici di lui, poiché ti ha aperto gli occhi?» Egli rispose: «È un profeta».
I Giudei però non credettero che lui fosse stato cieco e avesse ricuperato la vista, finché non ebbero chiamato i genitori di colui che aveva ricuperato la vista, e li ebbero interrogati così: «È questo vostro figlio che dite esser nato cieco? Com’è dunque che ora ci vede?» I suoi genitori risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda, non sappiamo, né sappiamo chi gli abbia aperto gli occhi; domandatelo a lui; egli è adulto, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che se uno riconoscesse Gesù come Cristo, fosse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Egli è adulto, domandatelo a lui».
Essi dunque chiamarono per la seconda volta l’uomo che era stato cieco, e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Egli rispose: «Se egli sia un peccatore, non so; una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo». Essi allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti aprì gli occhi?» Egli rispose loro: «Ve l’ho già detto e voi non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare suoi discepoli anche voi?» Essi lo insultarono e dissero: «Sei tu discepolo di costui! Noi siamo discepoli di Mosè. Noi sappiamo che a Mosè Dio ha parlato; ma in quanto a costui, non sappiamo di dove sia». L’uomo rispose loro: «Questo poi è strano: che voi non sappiate di dove sia; eppure mi ha aperto gli occhi! Si sa che Dio non esaudisce i peccatori; ma se uno è pio e fa la volontà di Dio, egli lo esaudisce. Da che mondo è mondo non si è mai udito che uno abbia aperto gli occhi a uno nato cieco. Se quest’uomo non fosse da Dio, non potrebbe fare nulla». Essi gli risposero: «Tu sei tutto quanto nato nel peccato e insegni a noi?» E lo cacciarono fuori.

(Giovanni 9:13-34 – La Bibbia)
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Talvolta anche di fronte all’evidenza si cercano scuse per continuare a non credere.

Gesù aveva appena fatto un miracolo straordinario, infatti aveva donato la vista ad un uomo cieco dalla nascita; lo aveva fatto con del semplice fango fatto con la propria saliva.

Fu qualcosa di sbalorditivo, eppure come reagirono quei farisei? Secondo loro Gesù non era da Dio perché, a loro modo di vedere le cose, non osservava il sabato.

Stavano contestando Gesù per lo stesso motivo per cui Gesù era già stato contestato in precedenza sempre in Gerusalemme (Gv 5:10), quando aveva guarito in giorno di sabato un uomo paralitico da ben 38 anni.

Ancora una volta essi dimostrarono di essere così ciechi da non riuscire a scorgere l’evidenza! Gesù continuava a fare cose straordinarie che nessun altro sarebbe stato in grado di fare, continuava a fare segni che indicavano chiaramente che lui era proprio il Cristo, ma loro non riuscivano ad andare oltre le loro tradizioni riguardanti ciò che si poteva o non si poteva fare in giorno di sabato. Essi non solo non volevano riconoscere l’evidenza, ma impedivano anche ad altri di farlo, infatti avevano stabilito di cacciare fuori dalla sinagoga chiunque avesse riconosciuto Gesù come Cristo!

Alcuni di loro comprendevano che qualcosa non tornava. Se Gesù fosse stato davvero un peccatore che non rispettava il sabato, come poteva fare cose del genere? Pensarono quindi che forse quell’uomo non era davvero cieco… Eppure persino i genitori di quell’uomo avevano confermato tutto.

A quel punto erano giunti all’unica conclusione per loro possibile per quanto assurda: Dio aveva guarito quell’uomo nonostante Gesù fosse un peccatore, quindi il merito andava a Dio ma Gesù era comunque da condannare.

Già in precedenza però Gesù aveva smontato questa teoria, infatti aveva chiaramente detto che lui operava di sabato solo perché il Padre operava di sabato e quindi non c’era nulla di sbagliato in questo! La loro interpretazione su ciò che si poteva fare oppure no in giorno di sabato era invece da rivedere!

Nemmeno l’uomo che era stato guarito riusciva a seguire la logica di quei farisei. Essi continuavano ad additare Gesù come peccatore ma i risultati dimostravano che non poteva essere così. Nella sua semplicità egli mostrò loro l’evidenza: “una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo“.

Quell’uomo aveva riconosciuto Gesù come un profeta (v. 17), come un uomo mandato da Dio. Era il minimo che si potesse pensare di fronte ad un miracolo del genere! Ma il seguito del dialogo tra l’uomo guarito e quei farisei dimostrò ancora una volta la loro arroganza.
Essi si ritenevano discepoli di Mosè al quale Dio aveva parlato ma per quanto riguardava Gesù essi non credevano che avesse ricevuto qualcosa da Dio. Il cieco, nella sua semplicità, mostrò loro la mancanza di logica nel loro ragionamento, infatti come potevano avere dubbi che Gesù venisse da Dio dopo che aveva fatto un miracolo che nessuno aveva mai fatto prima? Da che mondo è mondo non si era mai udito che qualcuno avesse aperto gli occhi a uno nato cieco! La conclusione dell’uomo che era stato guarito era ovvia: se quest’uomo, ovvero Gesù, non fosse stato da Dio, non avrebbe potuto fare nulla.

Sì, la conclusione parrebbe ovvia. Ma non lo era per quei farisei. Essi, nella loro superbia preferivano negare l’evidenza piuttosto che ammettere di essersi sbagliati.Non c’è nulla di peggio che la superbia dell’uomo quando pensa di essere a posto con Dio
Essi si sentivano superiori a quell’uomo che era nato cieco. Secondo loro quell’uomo era nato in quella condizione perché era nato nel peccato (un dubbio che avevano sollevato anche i discepoli di Gesù in Gv 9:2). Come poteva pensare di avere qualcosa da insegnare loro che erano discepoli di Mosè? Per questo, lo cacciarono fuori.

Che tristezza! , non c’è nulla di peggio di chi si sente superiore ad un altro considerando l’altro un peccatore e considerando sé stesso un giusto, non c’è nulla di peggio di chi si ostina a negare l’evidenza pur di giustificare sé stesso.

Ero cieco e ora ci vedo. Di fronte ad un miracolo simile come si poteva indurire il proprio cuore? Sembra strano, ma in fondo è ciò che accade ancora oggi. In quanti modi straordinari Dio è intervenuto nella nostra vita o nella vita di persone intorno a noi? Eppure molti di noi non si arrendono all’evidenza ma continuano a cercare scuse per giustificare il proprio scetticismo.

Ero cieco e ora ci vedo. È ciò che può dire ognuno di noi quando Dio entra a fare parte della nostra vita. Quando questo avviene, talvolta ci troviamo circondati dallo scetticismo di chi ci sta vicino e, come quel cieco guarito, l’unica cosa che possiamo mostrare agli altri è l’evidenza dell’opera di Dio in noi che ci trasforma giorno dopo giorno. La speranza è che qualcuno si arrenda a tale evidenza e vada a Gesù Cristo per ricevere la salvezza.

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