Faccia d’angelo Atti degli apostoli - Episodio 17

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Questo articolo è la parte 17 di 22 nella serie Atti degli apostoli

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«I magnifici sette

La storia è maestra di vita»


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Ora Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Ma alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini, di quelli di Cilicia e d'Asia, si misero a discutere con Stefano; e non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. Allora istigarono degli uomini che dissero: «Noi lo abbiamo udito mentre pronunciava parole di bestemmia contro Mosè e contro Dio». Essi misero in agitazione il popolo, gli anziani, gli scribi; e, venutigli addosso, lo afferrarono e lo condussero al sinedrio; e presentarono dei falsi testimoni, che dicevano: «Quest'uomo non cessa di proferire parole contro il luogo santo e contro la legge. Infatti lo abbiamo udito affermare che quel Nazareno, Gesù, distruggerà questo luogo e cambierà gli usi che Mosè ci ha tramandati». E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissati gli occhi su di lui, videro il suo viso simile a quello di un angelo.
Il sommo sacerdote disse: «Le cose stanno proprio così?»

(Atti 6:8-7:1 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Dio sa come smuovere le cose al momento opportuno quando si tratta di fare avanzare il suo regno. E per farlo, può utilizzare chi vuole, anche quelli che forse noi non ci saremmo mai aspettati.

Stefano era uno dei sette scelti per amministrare da parte degli apostoli la distribuzione degli aiuti per i bisognosi. Non abbiamo dubbi sul fatto che egli abbia svolto il suo servizio egregiamente, ma la penna di Luca ci sorprende dicendo: "Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo".

Ma non erano gli apostoli quelli che facevano grandi segni e prodigi tra il popolo? Fino a quel momento, pare di sì. Ma il Signore non si lascia ingabbiare negli schemi umani: l'opera di Dio doveva espandersi e il Signore scelse proprio uno dei sette, Stefano per dare una spinta propulsiva all'espansione della predicazione del vangelo. Evidentemente, in quel momento era la persona giusta a cui affidare quel compito.

Dio aveva in effetti equipaggiato Stefano molto bene. Lo Spirito di Dio lo guidava ed egli era pieno di grazia e di potenza e i suoi interlocutori non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava.

Come spesso accade a chi non è in grado di sostenere una controversia con argomentazioni valide, gli avversari di Stefano cercarono un modo per farlo tacere mettendolo in cattiva luce di fronte al popolo, anche con l'utilizzo di false accuse.

I falsi testimoni accusarono Stefano di aver bestemmiato contro Mosè e contro Dio! Con un'accusa del genere non fu difficile causare l'agitazione del popolo, attirando anche l'attenzione degli anziani e degli scribi. Così in un batter d'occhio Stefano si trovò davanti al sinedrio come Pietro e Giovanni prima di lui.

I falsi testimoni manipolarono il messaggio di Stefano e lo presentarono al sinedrio come uno che parlava contro il luogo santo e contro la legge. Erano accuse molto gravi se fossero state confermate.

Chiunque abbia letto i vangeli sa quale insegnamento aveva dato Gesù e si accorge subito della manipolazione che quegli uomini stavano compiendo. Gesù aveva, ad esempio, paragonato il suo corpo al tempio e aveva sfidato i suoi avversari a distruggere quel tempio ovvero ad ucciderlo, e lui in tre giorni l'avrebbe fatto risorgere (Gv 2:19), cosa che puntualmente era avvenuta. Parlando di tempi futuri, riferendosi al tempio di Gerusalemme, aveva annunciato che sarebbe stato distrutto (Mt 24) come in effetti avvenne nel 70 d.c. ad opera del generale romano Tito. Ma certamente Gesù, il Messia promesso ad Israele, non aveva mai detto di voler distruggere personalmente il tempio e la città, cambiando gli usi che Mosè aveva tramandato. A volte la sua interpretazione della legge si era contrapposta a quella dei rabbini del suo tempo, ma le differenze riguardavano il modo di rispettarla, non certo l'annullamento della legge di Mosè che Dio stesso aveva dato al suo popolo!

Stefano non poteva quindi aver detto le cose di cui falsamente lo stavano accusando ma per i suoi accusatori, come accade ancora oggi quando si vuole screditare qualcuno di fronte all'opinione pubblica, doveva essere stato facile mettere insieme pezzi del suo discorso per far risultare un discorso completamente diverso!

Così Stefano si trovò a dover rispondere di quelle accuse addirittura di fronte al sommo sacerdote che, presiedendo il sinedrio, gli chiese proprio di dare la sua versione dei fatti, chiedendogli: "Le cose stanno proprio così?"

Visto che le accuse erano false, ci si potrebbe aspettare che Stefano abbia risposto per spiegare la sua posizione senza urtare i suoi interlocutori ma cercando di fare capire loro che avevano frainteso il suo pensiero… Ma come abbiamo detto, Dio aveva scelto Stefano per dare una spinta decisiva all'espansione del vangelo anche oltre la città di Gerusalemme e, come vedremo, lo Spirito Santo lo guiderà a formulare una risposta del tutto diversa e inaspettata.

Leggeremo la risposta di Stefano nei prossimi episodi e, per ora, lasciamo Stefano di fronte al sinedrio e cerchiamo di immaginarcelo così come tutti lo vedevano, con un viso simile a quello di un angelo. Dio stava evidentemente agendo in Stefano in un modo così potente da renderlo evidente anche sulla sua faccia. Io non saprei dire quale sia la caratteristica faccia di un angelo, ma da questa espressione comprendo che c'era una luce interiore che brillava nel volto di Stefano, una luce che proveniva dallo Spirito Santo in lui, una pace e una serenità che solo un umile servo di Dio poteva avere, proprio come un angelo che serve il Signore con costanza e con gioia.

Credo che ogni cristiano, se dovesse trovarsi di fronte all'opposizione, desidererebbe che i suoi oppositori possano vedere una faccia d'angelo. Solo Dio può agire in un modo così potente nella vita di una persona, anche nel momento del pericolo.

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