Fai vedere chi sei! Evangelo di Giovanni - Episodio 28

Questo articolo è la parte 28 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«L’ora della decisione

Non giudicare dalle apparenze»


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Dopo queste cose, Gesù se ne andava per la Galilea, non volendo fare altrettanto in Giudea perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
Or la festa dei Giudei, detta delle Capanne, era vicina. Perciò i suoi fratelli gli dissero: «Parti di qua e va’ in Giudea, affinché i tuoi discepoli vedano anch’essi le opere che tu fai. Poiché nessuno agisce in segreto, quando cerca di essere riconosciuto pubblicamente. Se tu fai queste cose, manifèstati al mondo». Poiché neppure i suoi fratelli credevano in lui. Gesù quindi disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo, invece, è sempre pronto. Il mondo non può odiare voi; ma odia me, perché io testimonio di lui che le sue opere sono malvagie. Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto». Dette queste cose, rimase in Galilea. Ma quando i suoi fratelli furono saliti alla festa, allora vi salì anche lui; non palesemente, ma come di nascosto. I Giudei dunque lo cercavano durante la festa, e dicevano: «Dov’è quel tale?» Vi era tra la folla un gran mormorio riguardo a lui. Alcuni dicevano: «È un uomo per bene!» Altri dicevano: «No, anzi, svia la gente!» Nessuno però parlava di lui apertamente, per paura dei Giudei.

(Giovanni 7:1-13 – La Bibbia)
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Tra gli eventi narrati nel precedente capitolo e quelli di cui stiamo parlando, passarono circa sei mesi, il tempo che intercorre tra la festa di Pasqua e la festa delle Capanne (detta anche “dei Tabernacoli”). Durante quel periodo Gesù svolse il suo ministero pubblico in Galilea, non recandosi in Giudea dove c’erano persone che volevano ucciderlo. Questo non deve sorprenderci. Infatti Gesù era venuto per dare la sua vita per i peccati degli uomini ma ciò sarebbe avvenuto al momento opportuno e quello non era ancora il momento. La sua ora non era ancora venuta.

Come è logico supporre, anche i fratelli di Gesù lo avevano probabilmente visto compiere delle opere ma l’atteggiamento di Gesù li rendeva perplessi e increduli. Infatti Gesù in quel periodo stava formando dei discepoli, svolgendo il suo ministero in Galilea lontano dai riflettori di Gerusalemme, comportamento incomprensibile per loro. Infatti anche i fratelli di Gesù sembravano aspettarsi una manifestazione del Messia come leader politico e il comportamento di Gesù non li convinceva. Se Gesù fosse stato veramente il Messia avrebbe dovuto mostrarsi in maniera chiara e portare avanti il programma politico che loro si aspettavano, programma che li avrebbe liberati dai Romani tanto per cominciare. Gerusalemme era il palcoscenico migliore per portare avanti tale programma, infatti lì c’erano le autorità giudaiche più importanti e, se Gesù avesse ottenuto l’appoggio dei capi, avrebbe avuto anche quello del resto del popolo. Dal loro punto di vista, uno che pretendeva di essere il Messia non avrebbe dovuto rimanere in Galilea a perdere tempo con il “popolino” ma avrebbe dovuto andare a Gerusalemme dai “grandi” agendo pubblicamente per essere riconosciuto. Essi lo sfidarono quindi ad uscire allo scoperto. “Fai vedere chi sei!” sembrano voler dire, “se vuoi che crediamo in te”. Già, neppure loro, i suoi stessi fratelli, credevano in Gesù.

Gesù però aveva le idee chiare. “Il mio tempo non è ancora venuto”, “il mio tempo non è ancora compiuto”. Gesù sapeva bene che il confronto con le autorità di Gerusalemme lo avrebbe portato sulla croce alla fine del suo ministero, ma non era ancora il momento. Il piano di Dio aveva i suoi tempi e la sua agenda da rispettare. Il compito di Gesù non era quello di soddisfare le aspettative dei suoi fratelli o dei suoi connazionali ma quella di soddisfare le aspettative del Padre.

I suoi fratelli non avevano alcuna idea del piano di Dio, dei tempi che Dio aveva stabilito e di ciò che sarebbe accaduto in seguito. Per loro era sempre il momento opportuno perché non si rendevano conto di ciò che sarebbe successo quando Gesù si fosse dichiarato apertamente dinanzi alle autorità giudaiche. Loro non rischiavano nulla perché il loro modo di pensare era conforme a quello degli altri Giudei, ma Gesù non si conformava al mondo e non si conformava alle autorità giudaiche di Gerusalemme perché egli denunciava anche i loro errori, la loro incoerenza, la malvagità delle loro opere. Questo attirava, e avrebbe attirato ancora di più in futuro, il loro odio nei suoi confronti.

Gesù si rifiutò quindi di salire a Gerusalemme insieme alla comitiva di cui facevano parte anche i fratelli. Egli rimase ancora in Galilea e si recò a Gerusalemme solo in seguito, in modo più riservato, senza dare nell’occhio.

Come abbiamo letto, a Gerusalemme c’era molta aspettativa intorno alla sua persona. Alcuni avevano un’opinione positiva (è un uomo per bene), altri negativa (svia la gente) ma nessuno aveva una comprensione corretta di Gesù. Gesù non sviava la gente e allo stesso tempo non era semplicemente un uomo per bene. Gesù era il Messia e, quando la sua ora fosse venuta, avrebbe donato la sua vita per tutti loro.

Comprendiamo quindi il motivo per cui Gesù si comportò in quel modo. Egli non voleva trovarsi di nuovo in mezzo a persone che volevano incoronarlo re senza comprendere la vera natura della sua missione e, allo stesso tempo, non era ancora il momento del confronto diretto con le autorità di Gerusalemme che lo avrebbe poi portato sulla croce. Il fatto che la gente non osava comunque parlare apertamente di lui per paura delle autorità giudaiche dimostra proprio che i capi dei giudei non erano ben disposti verso di lui, quindi Gesù aveva fatto bene a non assecondare le richieste dei suoi fratelli.

Gesù aveva un’agenda precisa da rispettare e non si lasciò manipolare né dai suoi fratelli né da nessun altro. Gesù non aveva paura ma aveva una missione da compiere con tempi ben precisi da rispettare per fare la volontà del padre. Persino i suoi fratelli, essendo increduli come gli altri, non erano in grado di comprendere questo aspetto.

Dio ha tempi precisi per realizzare il suo piano. A volte anche noi, come i fratelli di Gesù, vorremmo che Dio agisse in maniera diversa o magari più velocemente. Pensiamo di sapere come dovrebbero andare le cose. Pensiamo che se Dio agisse in un certo modo i risultati sarebbero diversi. Vorremmo che egli si mostrasse al mondo in maniera diversa. Talvolta anche noi vorremmo gridare a Dio dicendo: “Fai vedere chi sei!”. Questo atteggiamento nasconde talvolta proprio una certa incredulità da parte nostra. Dovremmo imparare a non tentare di manipolarlo, perché egli non si lascerà manipolare da noi. Egli porterà avanti il suo piano nel modo migliore, nei tempi opportuni. Se diciamo di avere fede in lui, dobbiamo imparare a fidarci di Lui completamente.

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One Comment

  1. ” Il piano di Dio aveva i suoi tempi e la sua agenda da rispettare. ”
    Se fossimo anche noi consapevoli di questa verità in tutte le circostanze della nostra vita, se ci allenassimo la nostra mente per renderla conforme al modo di pensare di Dio, ai suoi tempi, ai suoi piani, tutto avrebbe un senso e un scopo ben preciso…Niente paura, preoccupazione, precipitazione, impazienza…soltanto fiducia, pace, calma, sicurezza, gioia.
    Grazie Gesù della tua testimonianza di come hai saputo aspettare, ubbidire. Aiutaci a conoscere meglio il nostro Padre!

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