Fatti, non parole! Prima lettera di Giovanni - Episodio 10

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Questo articolo è la parte 10 di 17 nella serie 1 lettera di Giovanni

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«Vittoriosi sul peccato

Una coscienza pulita»


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In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chiunque non pratica la giustizia non è da Dio; come pure chi non ama suo fratello.
Poiché questo è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Non come Caino, che era dal maligno, e uccise il proprio fratello.
Perché l’uccise? Perché le sue opere erano malvagie e quelle di suo fratello erano giuste. Non vi meravigliate, fratelli, se il mondo vi odia.
Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia suo fratello è omicida; e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna.
Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità.

(1 Giovanni 3:10-18 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sulla prima lettera di Giovanni

Amore, amore… Tutti ne parlano, tutti lo vogliono, ma quanti amano davvero?

Giovanni stava insistendo sul fatto che le azioni di ognuno avrebbero evidenziato la propria situazione spirituale. I figli di Dio e i figli del diavolo (coloro che ancora non avevano una relazione con Dio) si sarebbero riconosciuti proprio dal modo di vivere, in particolare dal modo in cui si sarebbero relazionati con gli altri.

Viviamo in un mondo caratterizzato dall’egoismo, un mondo in cui ognuno cerca di ottenere il massimo per sé stesso, talvolta anche a scapito del prossimo.

È una storia che è andata deteriorandosi a partire dai primi due fratelli della storia, Caino e Abele.
Caino aveva ricevuto da Dio l’esortazione ad agire bene per essergli gradito (Ge 4:7), ma Caino invece di comprendere cosa aveva reso suo fratello più gradito di lui, preferì liberarsi di Abele. In fondo questo è ciò che accade ancora oggi: coloro che non hanno un rapporto con Dio guardano con diffidenza i figli di Dio, li ritengono addirittura dannosi, al punto che i cristiani sono spesso oggetto di persecuzione anche violenta.

La comunità cristiana deve invece caratterizzarsi per l’amore che i credenti mostrano gli uni verso gli altri, seguendo le orme di Gesù che aveva detto: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15:12). Quello è il messaggio che i discepoli di Gesù avevano udito fin dal principio e quello deve essere il biglietto da visita che contraddistingue i cristiani di ogni epoca.

Coloro che hanno ricevuto la vita eterna, coloro che hanno cominciato una nuova vita con Dio, lo dimostrano proprio amando i fratelli. Per Giovanni era impensabile che qualcuno potesse credere di avere vita eterna continuando ad odiare i propri fratelli.

Ma cosa vuol dire amare i fratelli? Giovanni non aveva dubbi:
“Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli.”

Il riferimento doveva essere Gesù Cristo il quale aveva amato al punto da dare la propria vita per gli altri!

A questo punto sembra davvero una sfida impossibile. Di fronte all’esempio di Gesù rimaniamo senza parole. Davvero Dio si aspetta che siamo pronti ad imitare Gesù fino a quel punto? Chi di noi potrebbe farcela?

Sicuramente ci sono stati e ci saranno ancora dei cristiani che si sono trovati in circostanze tali da dare la propria vita in senso letterale al posto di altri, ma la maggior parte di noi non si troverà mai a dover fare qualcosa di tanto estremo. E allora? Come possiamo applicare questo testo?

Leggendo il seguito del brano, comprendiamo cosa intendeva dire Giovanni. “Dare la nostra vita” in questo testo non significa necessariamente “morire” fisicamente. Infatti, i versi che seguono sono illuminanti: “Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità.”

Ecco come possiamo dare la nostra vita per gli altri! Possiamo metterci a disposizione degli altri spendendo noi stessi per supplire ai loro bisogni. Possiamo dare del cibo a chi ha fame, possiamo confortare chi è nel dolore, possiamo dedicare del tempo per visitare chi non ha nessuno che gli faccia compagnia o per ascoltare chi non ha nessuno che gli presti attenzione.

Dare la propria vita per gli altri significa quindi spenderla per servire l’altro. La chiesa cristiana dovrebbe proprio essere una comunità di individui che si mettono a disposizione, servendosi gli uni gli altri. Ognuno si dona all’altro secondo le proprie possibilità e secondo le caratteristiche che Dio ha donato a ciascuno.

“Fatti, non parole!” è lo slogan di Giovanni in questo brano. Se diciamo che abbiamo conosciuto l’amore di Dio, se diciamo che quell’amore ha cambiato la nostra vita, e continuiamo solo a vivere per noi stessi, come il resto dell’umanità, c’è qualcosa che non va in noi. Per Giovanni non era concepibile che ciò potesse accadere.

L’amore non può essere solo qualcosa di cui parliamo. Potremmo spendere tutta la nostra vita a parlare di amore, ma se non siamo in grado di mostrare amore verso gli altri, a cosa potrebbero servire le nostre parole?

L’esortazione di Giovanni ad amare in maniera sincera attraverso i fatti, ha attraversato i secoli per giungere fino a noi. In un mondo dominato dall’egoismo, saremo ancora in grado di seguire l’esempio di Gesù spendendo la nostra vita gli uni per gli altri? Forse ti stai chiedendo che cosa potresti fare… Tieni gli occhi aperti, guardati intorno e scoprirai un mondo di possibilità e di occasioni per mettere in pratica questi principi sostituendo le parole con atti tangibili, proprio cominciando dalle persone che ti sono più vicine.

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