Fede in azione Atti degli apostoli - Episodio 27

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Questo articolo è la parte 27 di 45 nella serie Atti degli apostoli

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«Il persecutore perseguitato

Un incontro voluto da Dio»


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Avvenne che mentre Pietro andava a far visita a tutti si recò anche dai santi residenti a Lidda. Là trovò un uomo di nome Enea, che da otto anni giaceva paralitico in un letto. Pietro gli disse: «Enea, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto». Egli subito si alzò. E tutti gli abitanti di Lidda e di Saron lo videro e si convertirono al Signore.
A Ioppe c’era una discepola, di nome Tabita, che, tradotto, vuol dire Gazzella: ella faceva molte opere buone ed elemosine. Proprio in quei giorni si ammalò e morì. E, dopo averla lavata, la deposero in una stanza di sopra. Poiché Lidda era vicina a Ioppe, i discepoli, udito che Pietro era là, mandarono due uomini per pregarlo che senza indugio andasse da loro. Pietro allora si alzò e partì con loro. Appena arrivato, lo condussero nella stanza di sopra; e tutte le vedove si presentarono a lui piangendo, mostrandogli tutte le tuniche e i vestiti che Gazzella faceva, mentre era con loro. Ma Pietro, fatti uscire tutti, si mise in ginocchio, e pregò; e, voltatosi verso il corpo, disse: «Tabita, àlzati». Ella aprì gli occhi; e, visto Pietro, si mise seduta. Egli le diede la mano e la fece alzare; e, chiamati i santi e le vedove, la presentò loro in vita. Ciò fu risaputo in tutta Ioppe, e molti credettero nel Signore. Pietro rimase molti giorni a Ioppe, presso un certo Simone conciatore di pelli.

(Atti 9:32-43 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Non capita tutti i giorni di assistere ad un evidente miracolo come quelli raccontati in questo brano.

Certamente anche al giorno d’oggi capita di ascoltare storie di persone che sono guarite da malattie che i medici avevano giudicato come inguaribili, ma leggendo il libro degli Atti si ha la sensazione che, ciò che a noi sembra straordinario, fosse quasi la regola nella vita degli apostoli.

Leggendo questo brano con un minimo di attenzione, comprendiamo il motivo per cui il Signore accompagnava la predicazione degli apostoli con miracoli in quantità, infatti è evidente che i miracoli favorivano la diffusione del vangelo perché molti credevano proprio dopo aver assistito a eventi straordinari realizzati nel nome di Gesù.

Pietro aveva una grande fede in ciò che Gesù Cristo poteva fare e si nota come egli invocasse direttamente Gesù come autore delle guarigioni: “Enea, Gesù Cristo ti guarisce…”. La guarigione attirò quindi l’attenzione dei vicini non su un generico dio, ma proprio sulla persona di Gesù Cristo, e la notizia si espanse velocemente provocando una grande quantità di conversioni nella città di Lidda e in Saron.

Ma le voci corrono e anche nella vicina Ioppe era arrivata la notizia della presenza di Pietro e della sua opera nella zona. Così, quando la discepola Tabita morì, non esitarono un istante a chiamare Pietro. Il brano non ci dice nulla sulle loro aspettative. Forse avevano semplicemente chiamato Pietro perché fosse presente alla sepoltura di una discepola tanto cara a tutti loro per le sue opere buone e le sue elemosine. Ma Pietro aveva evidentemente la sensazione che Gazzella avrebbe ancora cucito tuniche e vestiti. Magari quella morte era solo momentanea e sarebbe servita a rendere ancora una volta onore a Gesù Cristo!

Ancora una volta Pietro dimostrò una grande fede nella potenza del Signore Gesù risorto. Pietro non poteva aver dimenticato ciò che Gesù aveva fatto davanti alla tomba di Lazzaro e si aspettava che il suo Signore potesse ancora operare nel medesimo modo. Ma egli non fece lo sbruffone annunciando che avrebbe risuscitato la ragazza ma si mise semplicemente in ginocchio a pregare con fiducia, cercando la volontà del Signore in proposito. Mentre era in preghiera ricevette evidentemente una risposta positiva dal Signore circa la risurrezione della ragazza, al punto che egli si rivolse a lei con la naturalezza di chi sta semplicemente svegliando qualcuno che dorme: «Tabita, àlzati».

Ovviamente la risurrezione di Tabita ebbe un’eco straordinaria ed anche a Ioppe ci furono numerose conversioni.

Questo brano ci insegna forse che Pietro era un superuomo con poteri particolari? No. Pietro era un uomo con le sue debolezze come tutti noi, ma aveva una grande fede nel Signore e un grande desiderio di diffondere la buona notizia riguardante Gesù Cristo. Egli si aspettava che Gesù Cristo guarisse le persone e risuscitasse persino i morti affinché il suo nome potesse essere sempre più diffuso e conosciuto. Tutti dovevano sapere che Gesù il Messia era risorto ed era il Signore nel nome del quale venivano fatte quelle opere potenti.
Pietro non era interessato ad attirare l’attenzione su di sé ma, sia attraverso le sue parole sia attraverso le opere potenti, portava le persone verso Gesù.

È bello vedere ciò che la fede in azione è in grado di fare, innalzando la persona di Gesù Cristo.

Prima o poi anche Enea e Tabita si sarebbero nuovamente ammalati e sarebbero morti, ma la loro guarigione in quel momento servì ad attirare l’attenzione di molti sulla persona di Gesù Cristo.
A priori non possiamo sapere se una malattia porterà alla morte o se è momentanea e si risolverà con una guarigione ma, come discepoli di Gesù, impariamo da Pietro a rivolgerci sempre a Dio con fiducia confidando nella sua potenza, sapendo che egli può intervenire anche con un miracolo se è nella sua volontà. Il nostro desiderio, come Pietro, deve sempre essere quello di onorare il nome di Gesù Cristo, attirando l’attenzione non su di noi ma sulla sua persona, desiderando che ogni circostanza possa portare qualcuno a riporre la propria fede in Lui per essere salvato.

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