Fede in pericolo

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Carissimi, avendo un gran desiderio di scrivervi
della nostra comune salvezza,
mi sono trovato costretto a farlo
per esortarvi a combattere strenuamente per la fede,
che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre.
Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini
(per i quali già da tempo è scritta questa condanna);
empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio
e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo.

(Giuda 1:3-4 – La Bibbia)
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Serie completa pensieri sull’epistola di Giuda

Altre informazioni sulla lettera di Giuda sono disponibili in questa pagina “La lettera di Giuda“.

La percentuale di persone che si dicono cristiane in Italia, come in altri paesi occidentali, è davvero alta.
Eppure la nostra società è piena di corruzione, criminalità, malvagità. Com’è possibile? Come mai con una teorica maggioranza assoluta cristiana, i valori cristiani non permeano la società?

La risposta è piuttosto semplice. La religione cristiana, per la maggioranza delle persone, non ha più niente a che vedere con la fede biblica, con un rapporto personale con Cristo che trasforma.

Come siamo arrivati a questo punto? Non ci siamo accorti che il seme del male che ci pervade era già presente nel primo secolo e descritto nella bibbia.

Giuda, nella sua epistola, si era reso conto che la fede era in pericolo e, anche se avrebbe voluto scrivere ai credenti di argomenti più gradevoli, si sentì costretto ad esortarli del pericolo che incombeva su di loro.

Notiamo che in questo brano la parola “fede” non è utilizzata per riferirsi alla fede personale di ognuno, ma piuttosto all’insieme degli insegnamenti apostolici che erano stati trasmessi alla chiesa. Infatti, i credenti dovevano combattere per difendere quei principi proprio perché, nella chiesa, si stavano infiltrando persone che stavano introducendo eresie che avrebbero mutato la fede in qualcosa di orribile ed estraneo al pensiero di Dio.

Infatti, quelli che Giuda chiama uomini empi, volgevano in dissolutezza la grazia di Dio. Quindi, essi non erano devoti a Dio, la loro vita non esprimeva pietà, vivevano in maniera dissoluta, immorale, disprezzando la grazia di Dio e trasformando la libertà cristiana in libertà di peccare.

Per Giuda si trattava di una contaminazione della fede che non poteva essere accettata come una semplice divergenza di opinione ma come qualcosa che stravolgeva il contenuto del messaggio cristiano e andava condannato. Essi negavano infatti Gesù Cristo come Signore e Padrone conducendo una vita immorale.

Tali uomini non erano estranei, ma si erano infiltrati nella chiesa, motivo per il quale Giuda esortò i credenti a combattere strenuamente per la fede. Infatti un nemico che si trova all’interno è ben più temibile di un nemico esterno.

I credenti del primo secolo vennero esortati a combattere strenuamente per la fede. Noi, siamo così sciocchi da pensare che oggi non sia più necessario?

Apriamo gli occhi. Cosa è diventata la fede oggi? Non sguazziamo proprio in un cristianesimo che nega Gesù come Signore e padrone? Non è un cristianesimo che disprezza la grazia di Dio facendola diventare una scusa per vivere nel peccato? Infatti oggi molti credono davvero che si possa riconoscere Gesù come Salvatore senza sottomettere a Lui la propria vita.

Si fa sempre più strada l’idea che il cristianesimo sia una religione che riguarda le idee più che i fatti, per cui ciò in cui si dice di credere è considerato più importante del modo in cui ci si comporta. La conoscenza della verità è spesso slegata dalla pratica della verità. Ma queste sono tutte bugie.

Abbiamo bisogno di ritornare alla fede che gli apostoli ci hanno trasmesso, ad una fede biblica che metta in evidenza la necessità di nascere di nuovo, essere nuove creature che servono Dio con tutto il loro cuore. Abbiamo bisogno di tornare a combattere strenuamente per la fede, perché la fede, più che mai, è in pericolo.

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