Fede senza compromessi

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Daniele prese in cuor suo la decisione di non contaminarsi con i cibi del re e con il vino che il re beveva; e chiese al capo degli eunuchi di non obbligarlo a contaminarsi;
Dio fece trovare a Daniele grazia e compassione presso il capo degli eunuchi.
Questi disse a Daniele: «Io temo il re, mio signore, che ha stabilito quello che dovete mangiare e bere; se egli vedesse le vostre facce più magre di quelle dei giovani della vostra stessa età, voi mettereste in pericolo la mia testa presso il re».
Allora Daniele disse al maggiordomo, al quale il capo degli eunuchi aveva affidato la cura di Daniele, di Anania, di Misael e di Azaria: «Ti prego, metti i tuoi servi alla prova per dieci giorni; dacci da mangiare legumi e da bere acqua; in seguito confronterai il nostro aspetto con quello dei giovani che mangiano i cibi del re e ti regolerai su ciò che dovrai fare».
Il maggiordomo accordò loro quanto domandavano e li mise alla prova per dieci giorni. Alla fine dei dieci giorni, essi avevano miglior aspetto ed erano più prosperosi di tutti i giovani che avevano mangiato i cibi del re. Così il maggiordomo portò via il cibo e il vino che erano loro destinati, e diede loro legumi.

(Daniele 1:8-16 – La Bibbia)

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Per gran parte del suo tempo, il credente è costretto a confrontarsi con una società che esclude il Dio della bibbia dai propri schemi.

In tale contesto, il credente soffre, circondato per gran parte del tempo da persone che rinnegano  l’esistenza di Dio,  a scuola, nel lavoro o nella propria famiglia. La pressione psicologica in queste condizioni è molto forte e il credente potrebbe trovarsi in condizioni di dover compromettere anche ciò in cui crede fermamente per poter essere accettato dagli altri.

I Babilonesi avevano cambiato i loro nomi e obbligato Daniele e i suoi amici a sottoporsi ad una educazione pagana proprio per cancellare ogni traccia della loro appartenenza al popolo di Israele. Essi sarebbero stati preparati per essere servi di Babilonia e avrebbero occupato negli anni a venire posti di primo piano al servizio del re.

Ma, leggendo questi versi, notiamo che Daniele e i suoi amici hanno scelto di non fare compromessi quando si trattava di ubbidire al loro Dio oppure agli uomini. Hanno accettato tutto da parte di Babilonia fino a che le richieste non compromettevano la loro devozione a Dio, di cui l’alimentazione era parte integrante. In questo caso, l’alimentazione con cibi succulenti, ma probabilmente impuri e dedicati a divinità pagane, sarebbe stato qualcosa di abominevole per Daniele e i suoi compagni i quali quindi preferirono acqua e legumi.

Fu una scelta rischiosa per loro e per il maggiordomo che li assecondò. Ma nelle parole di Daniele scorgiamo una fede assoluta in Dio che lo portava a pensare che il Signore li avrebbe preservati anche mangiando legumi, se loro avessero scelto di ubbidire a Lui.

Non posso fare a meno di chiedermi cosa avrei fatto io al posto di Daniele. Forse avrei pensato che, date le circostanze, Dio avrebbe dovuto capirmi se accettavo di mangiare cibi non adatti secondo la legge?

Forse avrei argomentato dicendo che Dio non avrebbe voluto che io rischiassi la vita solo per un cibo…  

Forse avrei pensato che Dio avrebbe addirittura voluto che io mangiassi quel cibo per potermi mettere in evidenza agli occhi del re di Babilonia e avere occasione di testimoniare…

Daniele accettò tutto da parte di Babilonia fuorché il compromesso che lo portava a disubbidire a Dio. Questo è un ritornello che si ritroverà spesso nel libro di Daniele, con Daniele e i suoi amici che preferirono rischiare più volte la vita pur di non compromettere la loro devozione all’unico vero Dio.

Noi siamo capaci, come Daniele, di capire fino a che punto possiamo accettare ciò che il mondo ci impone e da quale punto in poi dobbiamo invece reagire non accettando il compromesso? Siamo pronti a rischiare, come Daniele, pur di onorare Dio con la nostra vita?

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