Fratelli!


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Ecco quant’è buono e quant’è piacevole
che i fratelli vivano insieme!
È come olio profumato che,
sparso sul capo,
scende sulla barba,
sulla barba d’Aaronne,
che scende fino all’orlo dei suoi vestiti;
è come la rugiada dell’Ermon,
che scende sui monti di Sion;
là infatti il SIGNORE ha ordinato
che sia la benedizione,
la vita in eterno.

(Salmo 133:1-3 – La bibbia)
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Quanto è difficile per l’uomo moderno apprezzare la bellezza di questi versi!

Essere fratelli, vivere insieme: in un‘epoca segnata più che mai dall’individualismo, diventa difficile apprezzare la bellezza di parole così semplici e, allo stesso tempo così profonde, pregne di valori che ormai, quasi, non ci appartengono più.

Ѐ un salmo indicato come “canto dei pellegrinaggi”, che ci riporta a quei periodi dell’anno in cui le famiglie da ogni parte di Israele si mettevano in viaggio per andare nella grande città, Gerusalemme, in occasione delle feste principali prescritte dalla legge (Azzimi/pasqua, Pentecoste e Festa delle capanne).

Doveva essere meraviglioso assistere all’assembramento di tutte quelle persone nelle piccole vie di Gerusalemme.
Erano giorni in cui ci si rallegrava insieme, adorando il Signore, ricordando i momenti principali della propria storia e ringraziando il Signore per le benedizioni del raccolto. Erano infatti contemporaneamente rievocazioni storiche e feste agricole.

Chissà, forse proprio mentre viveva e osservava uno di questi momenti, Davide ha composto questo breve salmo.

Il salmista si rendeva conto che le feste che il Signore aveva prescritto per Israele, lungi dall’essere un semplice obbligo da rispettare, erano un dono di Dio. Quei pellegrinaggi a Gerusalemme, benché onerosi, erano qualcosa che poteva essere definito “buono e piacevole”, qualcosa che donava gioia alla vita di tutti coloro che vi partecipavano.

Durante l’anno, ognuno svolgeva la propria vita, nella propria città, pensando ai propri affari , ma in quelle occasioni ogni attività lavorativa cessava per il tempo prescritto e tutti erano concentrati sulla lode, l’adorazione e la comunione fraterna .

Davide paragona la comunione che si viveva in quei giorni di festa a due immagini particolari.

La prima immagine è quella dell’olio profumato, un olio speciale, quello che venne usato al momento della consacrazione di Aronne come sommo sacerdote (Le 8:12) quando, appunto, venne versato sul suo capo, scendendo, ovviamente sulla barba e sui vestiti.

Per il salmista la comunione è come quell’olio: profumato, fragrante, sigillo di un momento solenne. Come quell’olio servì a consacrare Aronne, così la comunione dei fratelli, l’armonia, l’amore tra di loro è il sigillo della loro consacrazione a Dio. Che bella immagine.

L’altra immagine è quella della rugiada copiosa che caratterizzava il monte Ermon. La rugiada dell’Ermon costituiva un simbolo di fertilità. Il monte Ermon era distante e costituiva un forte contrasto con il monte Sion, che invece era piuttosto arido, ma quell’assembramento di persone in Gerusalemme era per Davide come se la fertile rugiada dell’Ermon si fosse riversata sul monte Sion. Quei momenti speciali servivano come elemento preservante per la vita del popolo, come una rugiada che annaffia il terreno e lo rende fertile.

Ed è proprio lì, in Sion, mentre i pellegrini si trovano lontano dalle loro case, in quei momenti di comunione allo stesso tempo solenni e gioiosi, che il Signore benedice il popolo di Israele di generazione in generazione, garantendo la preservazione eterna (vita eterna) del suo popolo.

Nonostante il contesto squisitamente ebraico, non può sfuggire che queste parole trovino applicazione anche nella nostra vita cristiana.

In Cristo, infatti, abbiamo ricevuto la dignità di essere figli di Dio, siamo suo popolo e siamo fratelli di coloro che condividono la stessa sorte.

I nostri incontri non dovrebbero forse essere delle feste?
Non dovrebbero essere allo stesso tempo solenni ma anche pieni di gioia?
Non è forse la comunione fraterna il dono più bello, buono e piacevole, che Dio ci ha fatto?

Purtroppo, i momenti di incontro sono spesso vissuti, dai cristiani odierni, all’ombra della liturgia e dell’abitudine, quando potrebbero essere davvero come un olio fragrante che sigilla la nostra consacrazione al Signore e una rugiada che rinfresca e rende fertile la nostra vita come popolo di Dio.

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