Di fronte ad una scelta Atti degli apostoli - Episodio 38

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Questo articolo è la parte 38 di 44 nella serie Atti degli apostoli

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«La promessa adempiuta

Dalle stelle alle stalle»


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Vi sia dunque noto, fratelli, che per mezzo di lui vi è annunciato il perdono dei peccati; e, per mezzo di lui, chiunque crede è giustificato di tutte le cose, delle quali voi non avete potuto essere giustificati mediante la legge di Mosè. Guardate dunque che non vi accada ciò che è detto nei profeti:
“Guardate, o disprezzatori, stupite e nascondetevi,
perché io compio un’opera ai giorni vostri,
un’opera che voi non credereste, se qualcuno ve la raccontasse”».
Mentre uscivano, furono pregati di parlare di quelle medesime cose il sabato seguente. Dopo che la riunione si fu sciolta, molti Giudei e proseliti pii seguirono Paolo e Barnaba; i quali, parlando loro, li convincevano a perseverare nella grazia di Dio.
Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per udire la Parola di Dio. Ma i Giudei, vedendo la folla, furono pieni di invidia e, bestemmiando, contraddicevano le cose dette da Paolo. Ma Paolo e Barnaba dissero con franchezza: «Era necessario che a voi per primi si annunciasse la Parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi ritenete degni della vita eterna, ecco, ci rivolgiamo agli stranieri. Così infatti ci ha ordinato il Signore, dicendo:
“Io ti ho posto come luce dei popoli, perché tu porti la salvezza fino all’estremità della terra”».
Gli stranieri, udendo queste cose, si rallegravano e glorificavano la Parola di Dio; e tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero.
E la Parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei istigarono le donne pie e ragguardevoli e i notabili della città, scatenando una persecuzione contro Paolo e Barnaba, che furono cacciati fuori dal loro territorio. Allora essi, scossa la polvere dei piedi contro di loro, andarono a Iconio, mentre i discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.
Anche a Iconio Paolo e Barnaba entrarono nella sinagoga dei Giudei e parlarono in modo tale che una gran folla di Giudei e di Greci credette. Ma i Giudei che avevano rifiutato di credere aizzarono e inasprirono gli animi dei pagani contro i fratelli. Tuttavia rimasero là per molto tempo, predicando con franchezza e confidando nel Signore che rendeva testimonianza alla Parola della sua grazia e concedeva che per mano loro avvenissero segni e prodigi. Ma la popolazione della città era divisa: gli uni tenevano per i Giudei, e gli altri per gli apostoli. Ma quando ci fu un tentativo dei pagani e dei Giudei, d’accordo con i loro capi, di oltraggiare gli apostoli e lapidarli, questi lo seppero e fuggirono nelle città di Licaonia, Listra e Derba e nei dintorni; e là continuarono a evangelizzare.

(Atti 13:38-14:7 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

L’annuncio del vangelo non è completo senza un appello alla conversione. Paolo aveva illustrato, a coloro che erano riuniti nella sinagoga di Antiochia di Pisidia, il modo in cui Dio aveva mantenuto le promesse fatte ad Israele e fatte al Re Davide con la venuta di Gesù il Messia. In particolare aveva fatto notare che Gesù era morto in conformità con le profezie ma era anche risorto per poter essere il Re che deve regnare per sempre.

A questo punto rimaneva un ultimo importante interrogativo nei suoi interlocutori. Perché questa complicazione nel piano di Dio? Perché il Messia aveva dovuto morire e poi risorgere invece di instaurare il proprio regno e vivere semplicemente per sempre?

Ed è proprio la risposta a quest’ultimo interrogativo che costituisce il cuore dell’annuncio del vangelo di Gesù il Messia perché richiede la comprensione della necessità di un sacrificio espiatorio per i peccati dell’uomo.

Paolo concluse quindi rivolgendosi ai suoi ascoltatori con un appello accorato a credere in Gesù il Messia per ottenere il perdono di tutti i peccati ed essere quindi giustificati davanti a Dio. Essi si trovavano di fronte ad una scelta.

Era certamente buono che essi fossero Ebrei osservanti della legge ma Paolo sottolineò un concetto fondamentale, infatti essi dovevano comprendere che l’osservanza della legge era certamente una cosa buona ma non risolveva il problema del peccato una volta per tutte, infatti i sacrifici per il peccato dovevano essere ripetuti continuamente. Il sacrificio del Messia era invece definitivo (come sarà poi illustrato nel dettaglio nella lettera agli Ebrei) e quindi poteva giustificare in maniera definitiva colui che credeva in Gesù.

Era quindi necessario che essi facessero questo passo, comprendendo la necessità del sacrificio di Gesù per il perdono dei peccati. A questo proposito Paolo citò le parole di Habacuc 1:5 per metterli in guardia. Se consideriamo il contesto di Habacuc, ci rendiamo conto che le parole di Paolo erano piuttosto dure perché stava paragonando i suoi interlocutori alla generazione che era stata giudicata attraverso l’esilio a Babilonia. L’uso dei Caldei per giudicare Israele era stata certamente un’opera che quella generazione non avrebbe mai creduto possibile, eppure Dio aveva effettivamente agito così. Allo stesso modo gli ascoltatori di Paolo potevano pensare che l’annuncio del perdono dei peccati attraverso il sacrifico di Gesù e la sua risurrezione fossero una soluzione troppo complicata per essere vera, ma Paolo li stava invece esortando a prenderlo sul serio perché le vie di Dio non sono le nostre vie e già nel passato Dio aveva realizzato il suo piano in maniera sorprendente.

L’annuncio del vangelo, come accade ancora oggi, produce sempre una duplice reazione. La prima reazione è quella di coloro che furono colpiti dalle parole di Paolo e volevano riascoltarlo il sabato seguente. Infatti molti Giudei e proseliti avevano creduto alle parole di Paolo e Barnaba che li esortavano quindi a perseverare nella grazia di Dio.

Il sabato seguente fu un successo clamoroso al punto che “quasi tutta la città” si radunò per ascoltare la parola di Dio. Ma erano presenti anche gli oppositori, coloro che non solo non volevano accettare il messaggio ma provavano anche invidia del successo di Paolo e Barnaba, temendo che questi ultimi potessero portare via da loro coloro che credevano. Questo è il secondo tipo di reazione, quello che porta non solo a rifiutare il messaggio ma anche a mettere i bastoni tra le ruote per evitare che altri possano credere.

Il commento di Paolo a questa opposizione fu duro infatti egli sottolineò che i suoi interlocutori stavano respingendo la parola di Dio e quindi si autoescludevano dalla vita eterna. Paolo aveva fatto il suo dovere annunciando a loro per primi il messaggio che aveva per sua natura gli Ebrei come interlocutori privilegiati, ma ora si sarebbe dedicato all’annuncio del messaggio verso gli stranieri, ricordando che ciò era stato anche profetizzato attraverso Isaia (Is 49:6) che aveva annunciato l’estensione della luce del Messia ben oltre i confini di Israele per raggiungere le estremità della terra! È ovvio che gli stranieri che udivano queste cose furono incoraggiati da un messaggio che si rivolgeva anche a loro senza che fossero costretti a diventare proseliti Giudei attraverso la circoncisione e questo portò ad una rapida diffusione del messaggio nella zona. Il commento dell’autore Luca evidenzia proprio un contrasto, sottolineando il fatto che era il volere di Dio che gli stranieri si convertissero, così mentre c’erano degli Ebrei che non si erano ritenuti degni della vita eterna, risultava che c’erano degli stranieri che credevano e confermavano che Dio aveva scelto anche loro per avere la vita eterna!

Ma gli oppositori andarono di male in peggio istigando le persone importanti della città a schierarsi contro Barnaba e Paolo costringendoli quindi ad andarsene dal loro territorio. A Paolo e Barnaba non restò che scrollarsi la polvere dai piedi, gesto che sottolineava una rottura nei rapporti che purtroppo non era dipesa da loro.

Ciò che accadde ad Iconio fu una fotocopia dei fatti accaduti ad Antiochia di Pisidia con un’aggravante in quanto gli oppositori Giudei si allearono addirittura con i pagani pur di contrastare i discepoli di Gesù e dopo varie vicissitudini, gli apostoli furono di nuovo costretti a spostarsi perché la loro vita era in pericolo.

Insomma, si delinea uno schema che caratterizzerà la predicazione di Paolo e Barnaba che continuavano a predicare nelle sinagoghe fin quando ciò era possibile, provocando una spaccatura tra coloro che credevano in Gesù ed erano pieni di gioia e di Spirito Santo e coloro che si rifiutavano di credere e finivano per opporsi al vangelo addirittura con la violenza. I discepoli di Gesù, nonostante l’opposizione, non si scoraggiavano e continuavano a predicare con franchezza, confidando nel Signore il quale a sua volta confermava la loro predicazione concedendo che per mano loro avvenissero segni e prodigi. Ovunque andavano essi ponevano i loro ascoltatori di fronte ad una scelta, pro o contro Gesù.

Oggi sono cambiate molte cose e la maggioranza di noi vive in un mondo dove la maggioranza non è ebrea, quindi la nostra predicazione si rivolge quasi esclusivamente a gentili ma la reazione alla parola di Dio continua a essere duplice, dividendo coloro che credono da coloro che si rifiutano di credere.

Quando annunciamo il vangelo, anche noi poniamo le persone di fronte ad una scelta. Difficilmente rischiamo la vita nelle nostre città quando predichiamo il vangelo ma l’opposizione può comunque essere scoraggiante. Tuttavia pensando agli apostoli e alle reazioni che dovettero affrontare, non perdiamoci d’animo e non edulcoriamo il nostro messaggio per timore di essere maltrattati. Confidiamo anche noi nel Signore e possiamo essere certi che nel modo in cui Lui vorrà egli saprà confermare anche la nostra predicazione come fece con gli apostoli, dando anche a noi la gioia che solo lo Spirito Santo può dare in qualunque circostanza.

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