Di fronte ai giganti

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Fecero il loro racconto, e dissero: «Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele, ed ecco alcuni suoi frutti. Però, il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo anche visto dei figli di Anac. Gli Amalechiti abitano la parte meridionale del paese; gli Ittiti, i Gebusei e gli Amorei, la regione montuosa; e i Cananei abitano presso il mare e lungo il Giordano».

Caleb calmò il popolo che mormorava contro Mosè, e disse: «Saliamo pure e conquistiamo il paese, perché possiamo riuscirci benissimo».

Ma gli uomini che vi erano andati con lui, dissero: «Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi». E screditarono presso i figli d’Israele il paese che avevano esplorato, dicendo: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista, è gente di alta statura; e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro».

Allora tutta la comunità gridò di sgomento e alzò la voce; e il popolo pianse tutta quella notte.
Tutti i figli d’Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la comunità disse loro: «Fossimo pur morti nel paese d’Egitto! O fossimo pur morti in questo deserto! Perché il SIGNORE ci conduce in quel paese dove cadremo per la spada? Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?» E si dissero l’un l’altro: «Nominiamoci un capo, torniamo in Egitto!»

Allora Mosè e Aaronne si prostrarono a terra davanti a tutta la comunità riunita dei figli d’Israele.
E Giosuè, figlio di Nun, e Caleb, figlio di Gefunne, che erano tra quelli che avevano esplorato il paese, si stracciarono le vesti
e parlarono così a tutta la comunità dei figli d’Israele: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese buono, molto buono.
Se il SIGNORE ci è favorevole, ci farà entrare in quel paese e ce lo darà: è un paese dove scorre il latte e il miele.
Soltanto, non vi ribellate al SIGNORE e non abbiate paura del popolo di quel paese, poiché ne faremo nostro pascolo; l’ombra che li proteggeva si è ritirata, e il SIGNORE è con noi; non li temete».

(Numeri 13:27-14:9 – La Bibbia)

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Se si riempie a metà un bicchiere e si chiede ad un gruppo di individui di indicare cosa vedono, alcuni diranno che vedono un bicchiere mezzo vuoto, altri un bicchiere mezzo pieno.

Le dodici spie inviate da Mosè ad esplorare Canaan avevano visto tutti le stesse cose ma la loro percezione di ciò che avevano visto era piuttosto diversa.

10 uomini su 12, pur riconoscendo la bontà del paese in cui si accingevano ad entrare, erano stati impressionati dall’apparente forza degli abitanti del paese. Ai loro occhi, quegli uomini sembravano troppo forti per poter avere successo. Per loro il bicchiere era mezzo vuoto.

Agli occhi di Caleb e  Giosuè, invece, la conquista del paese era alla loro portata. Caleb e Giosuè non vedevano la forza dei loro nemici ma vedevano ciò che sarebbero stati in grado di fare con l’aiuto di Dio. Se il Signore fosse stato loro favorevole, non avrebbero avuto nulla da temere!

Il popolo fu certamente impressionato dal racconto delle 10 spie “pessimiste”, d’altronde erano la maggioranza. Il pessimismo dilagante portò il popolo, in men che non si dica, a cercare addirittura delle alternative a Mosè per poter tornare in Egitto. Nonostante tutto ciò che Dio aveva fatto per loro fino a quel momento, essi vedevano solo le difficoltà, i lati negativi, i pericoli, i giganti.

Ma è proprio di fronte ai giganti che occorreva avere fede. Dio aveva promesso loro una terra straordinariamente ricca ma dovevano andare a prendersela. Non sarebbe stata una passeggiata ma, come aveva giustamente osservato Caleb, era un’impresa alla loro portata. La differenza tra Caleb e Giosuè e il resto delle spie non stava in ciò che avevano visto ma nella loro fede in Dio. La fede di Caleb e Giosuè faceva vedere loro il bicchiere mezzo pieno, prossimo ad essere completamente riempito.

È facile perdere coraggio di fronte agli imprevisti e alle difficoltà.  Ma non è proprio di fronte ai giganti  che ci si dovrebbe incoraggiare ricordando  come Dio ha già agito nel  passato? Gli Israeliti si erano dimenticati troppo presto delle meraviglie che Dio aveva compiuto per tirarli fuori dall’Egitto.  Si erano dimenticati l’attraversamento del mar Rosso mentre gli Egiziani perivano in mezzo alle acque? Erano forse gli Egiziani meno pericolosi di quei giganti di Canaan?

Forse, prima o poi, ci troveremo in situazioni che potrebbero scoraggiarci. Che Dio ci guidi, anche in quei casi, a vedere le cose come le vedevano Giosuè e Caleb, non dimenticando ciò che Dio ha fatto nel passato e non dimenticando che egli è con noi anche quando ci troviamo di fronte ai giganti.

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One Comment

  1. Quello che mi preoccupa e mi sconforta da questo episodio della storia del popolo di Dio, è il percentuale di quelli con una visione vera, positiva che potevano portarli nella direzione giusta…2 su 12!!
    Preghiamo il Signore nostro Dio che sollevi dei Caleb e Giosuè capaci a farci vedere la parte piena del bicchiere:un eternità nella sua presenza… non l’impossibilità di vincere i giganti.

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