Un giorno ci rivedremo

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Un giorno ci rivedremo

Gli arcieri tirarono al re Giosia;
e il re disse ai suoi servitori:
«Portatemi via di qui, perché sono ferito gravemente».
I suoi servitori lo tolsero dal carro
e lo misero sopra un secondo carro che era pure suo,
e lo condussero a Gerusalemme.
E morì, e fu sepolto nella tomba dei suoi padri.
Tutto Giuda e Gerusalemme piansero Giosia.
Geremia compose un lamento su Giosia;
e tutti i cantori e tutte le cantanti hanno parlato di Giosia nei loro lamenti fino a oggi,
tanto da diventarne un’usanza in Israele.
Essi si trovano scritti tra i Lamenti.

(2Cronache 35:23-25 – La bibbia)

Fratelli, non vogliamo che siate nell’ignoranza riguardo a quelli che dormono,
affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza.
Infatti, se crediamo che Gesù morì e risuscitò,
crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù,
ricondurrà con lui quelli che si sono addormentati.

(1Tessalonicesi 4:13-14)

Poiché bisogna ch’egli regni
finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi.
L’ultimo nemico che sarà distrutto, sarà la morte.

(1Corinzi 15:25-26)

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Di fronte alla morte è difficile rimanere impassibili.

Quando morì il grande re Giosia, fu un momento di grande commozione, tutto Giuda e Gerusalemme lo piansero. Il profeta Geremia compose addirittura un lamento su di lui per ricordarlo.

Per quasi vent’anni (quasi metà del misinistero totale di Geremia), Geremia aveva portato avanti il suo ministero profetico in un clima di riforme, accanto ad un re che amava Dio. Infatti, Giosia, fin dall’adolescenza aveva cercato un rapporto con Dio e, durante il suo regno, aveva combattuto l’idolatria, e aveva riportato il popolo a rispettare la legge.

Quindi non ci stupisce leggere che Geremia compose un lamento su Giosia, infatti la morte di quest’ultimo fu certamente un duro colpo per Geremia e il ricordo di Giosia deve aver accompagnato Geremia negli anni successivi quando si trovò a svolgere il suo ministero in mezzo a re malvagi e disubbidienti.

Come Geremia era legato a Giosia, anche noi siamo più legati ad alcune persone. Ci sono persone con cui abbiamo percorso un tratto di strada fianco a fianco per un tempo non indifferente, persone con cui abbiamo condiviso momenti importanti della nostra vita.

Quando un coniuge, un figlio, un genitore, un amico, un fratello, una sorella, ci lasciano, il dolore è grande, ci sembra che ci stiano strappando un pezzo di noi stessi, abbiamo l’impressione che niente potrà più essere come prima. Tra le lacrime, rimane solo il ricordo dei momenti passati insieme.

Pur sapendo che prima o poi la incontreremo sul nostro cammino, non siamo mai abbastanza preparati alla morte. La percepiamo come qualcosa di inaccettabile e sbagliato, qualcosa che ci offende. D’altra parte è logico che sia così, perché la morte è un estraneo, un nemico che è entrato nel mondo con il peccato, e ogni volta, il dolore che proviamo ci ricorda la nostra impotenza di fronte a tale nemico.

Ma la morte non è un nemico invincibile, infatti un giorno anch’essa verrà debellata per sempre. Nel mondo a venire, quando Dio farà nuovi cieli e nuova terra, non ci sarà più la morte e non dovremo più provare il dolore del distacco dai nostri cari.

In attesa che la morte venga sconfitta, possiamo affrontarla ricordandoci che se abbiamo fede in Dio, abbiamo una grande speranza. Non siamo tristi come gli altri perché sappiamo che, come Gesù è morto e risuscitato, così riporterà in vita con lui tutti coloro che hanno creduto in lui.

Tutti soffriamo per la morte di una persona cara, credenti e non credenti. Ma quale gioia proviamo noi credenti nel sapere che un giorno rivedremo coloro che ci hanno preceduto nella fede.

Ecco perché vorremmo che tutte le persone a noi care ponessero la loro fede in Gesù Cristo.
Ecco perché amiamo annunciare la salvezza ad amici e parenti e gioiamo quando essi affidano la loro vita al Signore, riconoscendo che Gesù è morto e risuscitato per i loro peccati!

Infatti, se siamo uniti nella fede, anche se la morte un giorno ci allontanerà l’uno dall’altro, non saremo disperati ma proveremo grande consolazione nel pensare che un giorno ci rivedremo.

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