Non giudicare dalle apparenze Evangelo di Giovanni - Episodio 29

Questo articolo è la parte 29 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Fai vedere chi sei!

E se fosse davvero il Cristo?»


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Verso la metà della festa, Gesù salì al tempio e si mise a insegnare. Perciò i Giudei si meravigliavano e dicevano: «Come mai conosce così bene le Scritture senza aver fatto studi?» Gesù rispose loro: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Se uno vuol fare la volontà di lui, conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio. Chi parla di suo cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l’ha mandato, è veritiero e non vi è ingiustizia in lui. Mosè non vi ha forse dato la legge? Eppure nessuno di voi mette in pratica la legge! Perché cercate d’uccidermi?» La gente rispose: «Tu hai un demonio! Chi cerca di ucciderti?» Gesù rispose loro: «Un’opera sola ho fatto, e tutti ve ne meravigliate. Mosè vi ha dato la circoncisione (non che venga da Mosè, ma viene dai padri); e voi circoncidete l’uomo in giorno di sabato. Se un uomo riceve la circoncisione di sabato affinché la legge di Mosè non sia violata, vi adirate voi contro di me perché in giorno di sabato ho guarito un uomo tutto intero? Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate secondo giustizia».

(Giovanni 7:14-24 – La Bibbia)
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Viviamo in una società in cui l’educazione formale è importante. Ma non esiste nessuna scuola, anche la migliore, che possa sostituire un rapporto vero con Dio e la sua parola.

Gli interlocutori di Gesù pensavano che Gesù non fosse abbastanza qualificato per insegnare perché non aveva ricevuto un’educazione formale in una scuola rabbinica. La loro osservazione “Come mai conosce così bene le Scritture senza aver fatto studi?” non era un complimento a Gesù, bensì un attacco chiaro alla sua credibilità. Se non aveva fatto studi formali, come poteva pretendere di conoscere bene le scritture e quindi insegnarle in pubblico in quel modo? Quali titoli di studio aveva Gesù da mettere in campo? Quali referenze aveva? Chi erano stati gli importanti rabbini ai piedi dei quali egli aveva imparato?

Essi mettevano quindi in dubbio la sua autorità. Dal loro punto di vista egli non era un vero rabbino quindi non aveva le competenze necessarie per insegnare.

Gesù comprese bene che non si trattava di un complimento infatti la sua risposta al loro scetticismo fu precisa e tagliente. Come abbiamo letto egli dichiarò che la sua autorità non proveniva da scuole rabbiniche né era frutto di sue interpretazioni personali, ma proveniva da un’autorità superiore, da Dio stesso! Egli non stava semplicemente dando la sua opinione sulle scritture, come molti rabbini potevano fare, ma stava dando l’interpretazione corretta, la dottrina di Dio stesso.

Quelle persone lo stavano mettendo in discussione perché non aveva titoli da mostrare, ma ancora una volta Gesù li invitò a non essere superficiali nel loro giudizio, a non giudicare dalle apparenze ma a valutare le cose per quello che erano davvero. Se davvero essi avessero avuto un rapporto con Dio, se avessero voluto fare la volontà di Dio, essi non si sarebbero soffermati sull’educazione formale ma avrebbero riconosciuto che il suo insegnamento veniva da Dio. Altri rabbini avrebbero potuto far valere la loro autorità umana, basata sui loro studi formali, avrebbero basato la loro autorità sugli insegnamenti di altri rabbini, avrebbero tratto gloria gli uni dagli altri, e le loro opinioni sarebbero state tenute in grande considerazione. Gesù invece non dava opinioni personali e non basava la propria autorità su quella di altri uomini, non cercava la propria gloria, non cercava i complimenti, ma diceva la verità e cercava la gloria di Dio.

Nei vangeli troviamo varie persone aperte alla verità che si riferivano a Gesù chiamandolo proprio con il titolo di Rabbì, “Maestro” dimostrando che, aldilà degli studi formali, gli riconoscevano una certa autorità. Eppure i suoi interlocutori in quel momento, accecati dal formalismo religioso, non erano in grado di riconoscere in lui la verità.

Gesù a quel punto, ricordò loro l’episodio che si era verificato circa un anno prima (capitolo 5), quando Gesù aveva guarito un uomo presso la vasca di Betesda. In tale occasione, alcuni Giudei avevano cominciato ad odiarlo e avevano già determinato di ucciderlo sia perché lo aveva fatto di sabato sia perché chiamando Dio suo Padre, si faceva uguale a Dio (Gv 5:18).

Già allora essi non erano stati in grado di valutare Gesù per ciò che era perché il suo insegnamento non concordava con la loro interpretazione della legge. Ma Gesù non era legato ad un’istituzione umana, la sua autorità veniva da Dio stesso! Già allora Egli aveva dichiarato “Il Padre opera fino ad ora, quindi anche io opero” (Gv 5:17). Se le autorità giudaiche contestavano le sue opere e i suoi insegnamenti, stavano contestando Dio stesso.

Gesù li accusò quindi di non mettere davvero in pratica la legge. Infatti essi dicevano di essere discepoli di Mosé, si vantavano di conoscere e osservare la legge eppure Mosè aveva parlato proprio di Lui e i suoi scritti avrebbero dovuto portare le persone a riconoscere Gesù, non a contestarlo o addirittura cercare di ucciderlo, come Gesù aveva già osservato in Gv 5:46-47.

Gesù osservò che quella guarigione in giorno di sabato aveva determinato un grande scalpore, eppure essi stessi sapevano che nell’applicazione della legge occorreva stabilire delle priorità e, in casi di forza maggiore, occorreva scegliere quale comandamento dovesse prevalere. Ad esempio era previsto che si potesse circoncidere in giorno di sabato. In tal caso la legge relativa alla circoncisione aveva la priorità sulla legge relativa al sabato. Com’era possibile che fare del bene ad un uomo che soffriva da ben trentotto anni guarendolo dalla sua malattia potesse essere un’azione che essi consideravano inferiore alla legge del sabato? Essi dimostravano insensibilità e incapacità nel comprendere le priorità nell’applicazione della legge.

Gesù aveva fatto delle opere e aveva mostrato le giuste priorità nell’interpretare la legge. Egli non aveva violato la legge ma ne aveva dato l’interpretazione corretta, con l’autorità che derivava da Dio stesso. Ma essi vedevano davanti a loro solo un uomo che non aveva fatto studi formali e quindi non aveva i titoli per insegnare quelle cose e questo impediva loro di accettare la verità e di riconoscere Gesù come Messia inviato da Dio.

Essi stavano giudicando Gesù dall’apparenza e non secondo giustizia. E tu cosa pensi di Gesù? Era una brava persona? Era un buon insegnante? O forse pensi che fosse solo un pazzo presuntuoso che diceva di essere Dio? Non lasciarti ingannare dalle apparenze. Continua a leggere il vangelo di Giovanni e renditi conto che Egli era davvero Colui che diceva di essere, il Figlio di Dio, Dio stesso incarnato per salvarti e darti vita eterna.

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