Gli stessi errori del passato Episodio 31 - Libro di Neemia

Questo articolo è la parte 31 di 31 nella serie Libro di Neemia

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«Tutto da rifare?


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In quei giorni osservai in Giuda alcune persone intente a pigiare l’uva in giorno di sabato, altre a portare, caricandolo sugli asini, grano e anche vino, uva, fichi, e ogni sorta di cose, che facevano giungere a Gerusalemme in giorno di sabato. Io li rimproverai a motivo del giorno in cui vendevano le loro derrate. C’erano anche persone di Tiro, stabilite a Gerusalemme, che portavano del pesce e ogni sorta di cose, e le vendevano ai figli di Giuda in giorno di sabato, e a Gerusalemme. Allora rimproverai i notabili di Giuda, e dissi loro: “Che significa questa cattiva azione che fate, profanando il giorno del sabato? I nostri padri non fecero proprio così? Il nostro Dio fece, per questo, piombare su di noi e su questa città tutti questi mali. E voi accrescete l’ira ardente contro Israele, profanando il sabato!” Non appena le porte di Gerusalemme cominciarono a essere nell’ombra, prima del sabato, ordinai che queste fossero chiuse, e che non si riaprissero fino a dopo il sabato; e collocai alcuni dei miei servi alle porte, affinché nessun carico entrasse in città durante il sabato. Così i mercanti e i venditori di merci di ogni genere una o due volte passarono la notte fuori di Gerusalemme. Allora li rimproverai, e dissi loro: “Perché passate la notte davanti alle mura? Se lo rifate, vi farò arrestare”. Da quel momento non vennero più di sabato. Ordinai anche ai Leviti di purificarsi e venire a custodire le porte per santificare il giorno del sabato.
Anche per questo ricòrdati di me, o mio Dio, e abbi pietà di me secondo la grandezza della tua misericordia!

In quei giorni vidi pure dei Giudei che avevano sposato donne di Asdod, di Ammon e di Moab.
La metà dei loro figli parlava l’asdodeo, ma non sapeva parlare la lingua dei Giudei;
conosceva soltanto la lingua di questo o quest’altro popolo.
Li rimproverai, li maledissi, ne picchiai alcuni, strappai loro i capelli, e li feci giurare nel nome di Dio che non avrebbero dato le loro figlie ai figli di costoro, e non avrebbero preso le figlie di quelli per i loro figli né per se stessi.
E dissi: “Salomone, re d’Israele, non peccò forse proprio in questo? Eppure, fra le molte nazioni, non ci fu re simile a lui; era amato dal suo Dio, e Dio lo aveva fatto re di tutto Israele; tuttavia le donne straniere fecero peccare anche lui. Allora dovremmo forse permettervi di commettere un male altrettanto grande, e così divenire infedeli al nostro Dio, prendendo mogli straniere?
Uno dei figli di Ioiada, figlio di Eliasib, il sommo sacerdote, era genero di Samballat, il Coronita; e io lo cacciai via da me.
Ricòrdati di loro, o mio Dio, poiché hanno contaminato il sacerdozio e il patto dei sacerdoti e dei Leviti!
Così purificai il popolo da ogni elemento straniero, e ristabilii i vari servizi dei sacerdoti e dei Leviti, assegnando a ciascuno il suo lavoro. Diedi anche disposizioni circa l’offerta della legna ai tempi stabiliti, e circa le primizie.
Ricòrdati di me, mio Dio, per farmi del bene!».

(Neemia 13:15-30 – La bibbia)

Serie completa pensieri sul libro di Neemia

Capitolo 13
Neemia 13:1-14 Tutto da rifare?
Neemia 13:15-30 Gli stessi errori del passato
Altri capitoli di Neemia Vedi indice generale libro di Neemia

Niente da fare. Quando l’uomo si prende impegni con Dio, poi non è in grado di mantenere gli impegni presi.

Non è passato molto tempo da quando, nel capitolo 10 di Neemia, avevamo letto che il popolo mise per iscritto il proprio impegno “a non dare le nostre figlie ai popoli del paese e a non prendere le loro figlie per i nostri figli, a non comprare nulla in giorno di sabato o in altro giorno di festa, dai popoli che portassero a vendere in giorno di sabato merci o derrate di qualsiasi genere” (Ne 10:30-31).

Il libro di Neemia si conclude invece mettendo proprio in evidenza il fallimento nel mantenere questi propositi.

Nel giorno di sabato era stato svolto il commercio come tutti gli altri giorni, dimenticando di mettere da parte quel giorno per santificarlo come richiesto dalla legge. Un giorno che Dio aveva regalato loro per il loro riposo, la loro gioia, la riflessione, la preghiera, la meditazione, la vita comunitaria, la famiglia, era diventato di nuovo un giorno come tutti gli altri, in nome del solito dio adorato dalla maggior parte dell’umanità fino ad oggi; il denaro.

L’altro aspetto evidenziato è ancora una volta quello dei matrimoni “misti”, ovvero matrimoni tra Giudei e persone appartenenti ad altri popoli. Anche questo impegno era stato disatteso. Quei matrimoni erano stati vietati da Dio per evitare che il popolo di Israele si trovasse legato a uomini e donne che adoravano altri dei e quindi potevano influenzarli negativamente nella loro devozione all’unico vero Dio (De 7:3-4). I primi frutti di quelle unioni mostravano che si stava andando proprio in quella direzione, infatti molti dei figli nati da quelle unioni addirittura non conosceva neanche la lingua dei giudei a dimostrazione che non era interesse dei genitori trasmettere loro la cultura giudaica.

Furono proprio i notabili, ovvero le persone più in vista tra il popolo,quelli che noi chiameremmo i VIP, a profanare per primi il sabato. Ad essi si rivolse Neemia con una semplice riflessione: “I nostri padri non fecero proprio così? Il nostro Dio fece, per questo, piombare su di noi e su questa città tutti questi mali”. Come dire che non avevano imparato proprio nulla dal passato.

E lo stesso avevano fatto anche coloro che avevano contratto matrimoni con stranieri, infatti Neemia fece notare che stavano commettendo lo stesso errore del re Salomone che, pur essendo stato molto saggio e amato da Dio, si era lasciato traviare proprio dalle sue mogli straniere.

Insomma stavano commettendo proprio gli stessi errori del passato, gli stessi errori commessi dai loro padri.

Il libro di Neemia si conclude quindi evidenziando ancora una volta il fallimento del popolo ma allo stesso tempo emerge limpida la figura esemplare di Neemia che non si arrese ma ancora una volta cercò di ricondurre il popolo a mantenere gli impegni presi. Agì in maniera veemente, rimproverando non solo a parole ma intervenendo anche fisicamente per convincerli a ritornare a rispettare la legge. Questo potrebbe stupirci ma ricordiamoci che Neemia era il governatore e aveva dedicato parte della sua vita alla ricostruzione delle mura e alla ricostruzione della vita spirituale del popolo! Il suo zelo per Dio era davvero grande ed egli cercò in ogni modo di far comprendere agli altri l’importanza di essere un popolo santo, dedicato a Dio. Egli sapeva quali risultati nefasti aveva avuto il peccato dei loro padri ed era sconvolto a pensare che la sua amata Gerusalemme potesse ancora una volta essere giudicata da Dio a causa del loro peccato!

Neemia è stato un uomo fedele e coraggioso che ha vissuto pensando sempre al bene della sua città, dei suoi connazionali, del suo Dio. Possiamo essere certi che Dio ha ascoltato la sua preghiera con cui si conclude il libro:”Ricòrdati di me, mio Dio, per farmi del bene!”.

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