I fantasmi del passato

Questo articolo è la parte 4 di 6 nella serie Lettera a Filemone

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«Chiedetemi tutto ma non questo!

Anche gli altri cambiano»


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…ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo
(…) 
Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore.
Avrei voluto tenerlo con me,
perché in vece tua mi servisse nelle catene che porto a motivo del vangelo…

(Filemone 1:10,12-13 – La Bibbia)
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Serie completa pensieri sull’epistola di Paolo a Filemone

Filemone 1-3 Compagni d’armi
Filemone 4-5,7 Mi ricordo di te
Filemone 6-14 Chiedetemi tutto ma non questo!
Filemone 10, 12-13 I fantasmi del passato
Filemone 10-11, 15-21 Anche gli altri cambiano
Filemone 22-24 Compagni di prigionia

A volte capita di sentire utilizzare l’espressione idiomatica “affrontare i fantasmi del passato” per indicare la necessità di liberarci da cose del nostro passato, che continuano ad influenzarci nel presente.

Leggendo l’epistola a Filemone stavo pensando che Onesimo aveva certamente un problema in sospeso che, anche dopo la sua conversione, non lo lasciava tranquillo.  Probabilmente Onesimo era uno schiavo  fuggito dopo aver recato del danno (furto? ) al suo padrone Filemone (v.18). La legge romana prevedeva punizioni severe per gli schiavi che fuggivano.

Onesimo, dopo essere fuggito, si era recato dall’apostolo Paolo, mentre quest’ultimo era in carcere. Probabilmente i due si conoscevano già in precedenza visto che Paolo aveva frequentato la casa di Filemone ed è quindi possibile che Onesimo sia andato da Paolo proprio per questo motivo, per cercare aiuto e consiglio dopo essersi reso conto del suo errore. Non possiamo saperlo con certezza, comunque sappiamo con certezza, perché l’apostolo Paolo lo riporta nella lettera, che durante quel periodo Onesimo si era convertito.

Tra Paolo e Onesimo si era  creato un legame molto forte, come tra un padre e un figlio, e Paolo avrebbe voluto tenerlo con sé,  eppure ad un certo punto chiese ad Onesimo di ritornare a Colosse dal suo padrone Filemone.

Perché Paolo agì in questo modo?  Perché rinunciò a tenere con sé Onesimo? 

Credo sia logico pensare che la fuga di Onesimo e i conti in sospeso che egli aveva con Filemone siano stati oggetto di discussione tra Paolo ed Onesimo, soprattutto dopo la conversione di quest’ultimo. Paolo sapeva che quei conti in sospeso sarebbero sempre stati un problema per Onesimo, un ostacolo per la sua crescita. Dopo la sua conversione, Onesimo aveva già dato prova della sua fede servendo Paolo mentre quest’ultimo era prigioniero romano, ma Paolo gli stava offrendo la possibilità di liberarsi dai propri fantasmi una volta per tutte  in modo da poter essere veramente libero. Questa per Onesimo sarebbe stata una grande opportunità di crescita.

Non so come abbia reagito  Onesimo, quando Paolo gli chiese di ritornare da Filemone con questa epistola in mano, ma sono sicuro che, se mi fossi trovato al suo posto, avrei esitato non poco.

C’era un conto aperto nella vita di Onesimo e, per poter crescere nella fede, era necessario che fosse saldato. Onesimo doveva assumersi la responsabilità del suo gesto, tornando da Filemone e mettendosi a disposizione di quest’ultimo, pronto a pagare i propri debiti. Non sarebbe stata una cosa tanto facile, infatti chi poteva garantirgli che il suo padrone non lo avrebbe punito come meritava?  Chi poteva garantirgli che non avrebbe perso ancora la propria libertà?

Questa lettera é giunta fino a noi a testimonianza del fatto che Onesimo accettò la sfida che gli era stata proposta, costretto dalla sua nuova fede in Cristo.

Onesimo era pronto a rinunciare anche alla libertà pur di essere approvato da Cristo e, mentre viaggiava per andare da Filemone, magari ancora con qualche timore, possiamo essere certi che avesse già fatto passi da gigante nella fede.

Dopo un lungo viaggio, Onesimo avrebbe incontrato  Filemone, che avrebbe affrontato una sfida altrettanto impegnativa nel doverlo perdonare. E sarebbero cresciuti insieme.

Ciò che Paolo ha insegnato ad Onesimo, rimandandolo da Filemone con questa lettera in mano, è utile anche per noi. Se abbiamo delle pendenze con qualcuno, se abbiamo problemi con la giustizia o abbiamo fatto dei torti, il modo migliore per testimoniare della nostra fede è quello di assumerci le nostre responsabilità. Come Onesimo, dobbiamo trovare il coraggio di affrontare il nostro Filemone. Non preoccupiamoci troppo delle conseguenze. Ci penserà Dio a predisporre le cose in modo che il nostro Filemone possa essere ben disposto nei nostri confronti.  Comunque vadano le cose, ne usciremo più maturi e ci saremo liberati dai nostri fantasmi del passato una volta per tutte.

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One Comment

  1. Molto bello il tuo commento,mi ha fatto molto riflettere.Una domanda:cosa accade se il “nostro ” Filemone non è più tra noi?SE non c’è più una persona fisica da cui tornare,parlare e riconciliarci?

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