I magnifici sette Atti degli apostoli - Episodio 16

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Questo articolo è la parte 16 di 18 nella serie Atti degli apostoli

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«E se fosse da Dio?

Faccia d’angelo»


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In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana.
I dodici, convocata la moltitudine dei discepoli, dissero: «Non è conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense. Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola».
Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia. Li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
La Parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede.

(Atti 6:1-7 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Non è facile gestire migliaia di persone. Come sappiamo, nella comunità di Gerusalemme, molti stavano vendendo le proprietà e consegnavano il ricavato agli apostoli perché usassero il denaro per provvedere ai più bisognosi (At 2:45, 2:34-35), per cui gli apostoli si trovarono a dover gestire una grande quantità di denaro e una gran quantità di persone.

Era inevitabile che, nel giro di poco tempo, una comunità così grande diventasse ingestibile. Così cominciarono ad arrivare le prime lamentele. Non dimentichiamo che a Pentecoste si erano convertiti ebrei provenienti da molte nazioni e molti, dopo la conversione a Gesù, si erano probabilmente fermati nella comunità di Gerusalemme. Come sperimentiamo anche ai giorni nostri, una lingua diversa non favorisce l’integrazione e il gruppo degli ellenisti, cioè ebrei di lingua greca, cominciavano a manifestare segni di insofferenza sentendosi discriminati.

Gli apostoli cominciarono a rendersi conto dell’impossibilità di continuare con una gestione centralizzata di un gruppo così grande. Essi erano stati scelti da Gesù ma avrebbero dovuto a loro volta coinvolgere altri nell’opera, non potevano pensare di fare tutto da soli! Fu un problema che dovette affrontare anche Mosè a suo tempo consigliato dal suocero Ietro a farsi aiutare per alleggerire il suo lavoro nell’amministrare la giustizia. (Es 18:13-26)

Gli apostoli pensarono che fosse sufficiente delegare alcuni aspetti più pratici come la gestione del denaro da usare per comprare il cibo e la gestione della distribuzione.

Così la comunità presentò agli apostoli sette uomini dei quali si aveva buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza: Stefano, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia. Questi furono i magnifici sette scelti per assistere gli apostoli nella gestione del denaro per l’assistenza ai bisognosi. Gli apostoli, pregando e imponendo le mani su di loro, accolsero quegli uomini e affidarono loro l’incarico che avevano stabilito.

Per un certo tempo questo provvedimento riuscì ad arginare il problema e Gesù continuava ad edificare la sua chiesa proprio come aveva promesso (Mt 16:18) con il numero dei discepoli che continuava a crescere. È degno di nota il fatto che tra i nuovi discepoli ci fosse anche un gran numero di sacerdoti, il che ci porta a pensare che il consiglio di Gamaliele aveva sortito degli effetti positivi facendo breccia anche nella classe dirigente.

Tutto sembrava procedere bene a Gerusalemme, gli apostoli stavano ottenendo un grande successo e tutto faceva presagire un proseguimento dell’espansione…

Ma le cose, come vedremo, cambiarono in fretta perché il desiderio di Dio non era solo quello di far crescere una mega-comunità in Gerusalemme, per quanto bene organizzata, ma era quello di raggiungere tutte le estremità della terra!

L’idea degli apostoli di continuare ad occuparsi della preghiera e della parola di Dio, delegando gli aspetti più pratici della gestione della comunità fu un primo passo necessario ma presto sarebbero stati costretti a delegare anche la predicazione della parola e la fondazione di nuove chiese locali fuori da Gerusalemme per ubbidire al mandato che Gesù aveva affidato loro (At 1:8).

Come vedremo, per realizzare il suo piano espansivo, Dio avrebbe agito in un modo particolare, utilizzando proprio uno di quei magnifici sette, Stefano, presentato dall’autore come un uomo pieno di fede e di Spirito Santo, il quale con la sua veemente predicazione cambierà per sempre il corso della storia della chiesa di Gerusalemme.

La situazione della comunità di Gerusalemme ci fa pensare che anche oggi rischiamo di sentirci al sicuro nelle mega-comunità e siamo poco spinti a favorire la formazione di nuove chiese locali. Molti responsabili delle comunità hanno difficoltà a delegare, se non per compiti poco rilevanti, anche quando sono circondati da persone piene di fede e di Spirito Santo che potrebbero essere utilizzate per fondare nuove chiese locali.

È bello stare insieme in una comunità numerosa e si possono fare tante cose utili e interessanti, ma a volte la situazione diventa ingestibile e non tutti i credenti possono essere seguiti adeguatamente. Ci sono comunque esempi di chiese grandi che funzionano bene ma dobbiamo chiederci se anche oggi in molti casi la migliore strategia non sia quella di favorire l’espansione attraverso lo sviluppo dei doni in comunità più piccole e più semplici da gestire.

Che Dio ci dia la saggezza di non essere accentratori, imparando a fidarci degli altri non solo affidando loro qualche compitino ma aiutandoli a sviluppare le capacità che Dio ha donato loro affinché possano portare avanti essi stessi la testimonianza affinché la staffetta dei servitori di Dio continui fino al ritorno di Gesù Cristo.

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