I santi e il malfattore Evangelo di Giovanni - Episodio 71

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Questo articolo è la parte 71 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Il canto del gallo

Che cos’è verità?»


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Poi, da Caiafa, condussero Gesù nel pretorio. Era mattina, ed essi non entrarono nel pretorio per non contaminarsi e poter così mangiare la Pasqua. Pilato dunque andò fuori verso di loro e domandò: «Quale accusa portate contro quest’uomo?» Essi gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te lo avremmo dato nelle mani». Pilato quindi disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge». I Giudei gli dissero: «A noi non è lecito far morire nessuno». E ciò affinché si adempisse la parola che Gesù aveva detta, indicando di qual morte doveva morire.

(Giovanni 18:28-32 – La Bibbia)
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Non ci sono dubbi sul fatto che Israele è stato scelto per essere un popolo santo, un popolo messo a parte per servire Dio. Dio ha scelto Israele per illuminare le nazioni e portarle a conoscere il vero Dio Creatore dei cieli e della terra.

Quei Giudei che avevano accompagnato Gesù nel pretorio, si rifiutarono di entrarvi per non contaminarsi e poter così mangiare la Pasqua. La legge non menzionava quel tipo di contaminazione, ma essi stavano rispettando la tradizione rabbinica secondo cui entrare in casa di un gentile (e qui addirittura nel pretorio romano) li avrebbe contaminati fino al calar del sole e avrebbe impedito loro di consumare il pasto seguente legato alle celebrazioni pasquali. Essi non volevano certamente privarsi della gioia della celebrazione e della comunione che caratterizzava quei momenti speciali all’interno della settimana di pasqua.

Essi quindi erano animati dal desiderio di essere santi, evitando qualunque cosa che potesse impedire loro di continuare la celebrazione della settimana di pasqua, ma allo stesso tempo stavano consegnando ai Romani colui che è il Santo per eccellenza! Che contrasto stridente!

Pilato diede inizio all’udienza chiedendo di cosa fosse accusato Gesù, una domanda assolutamente normale. Prima di stabilire la punizione di un uomo, occorre conoscere le sue eventuali colpe.

La risposta dei suoi interlocutori però fu piuttosto arrogante. Infatti essi avevano già stabilito che Gesù fosse un malfattore, avevano quindi già stabilito quale dovesse essere l’esito del processo.

Con le loro parole quei Giudei stavano di fatto sminuendo l’autorità di Pilato aspettandosi che egli avvallasse semplicemente la condanna che loro avevano già deciso. Il loro fare frettoloso dimostra che probabilmente temevano un giudizio diverso da parte di Pilato una volta che fosse venuto a conoscenza delle loro vere accuse nei confronti di Gesù. Loro accusavano infatti Gesù di blasfemia, di essersi fatto uguale a Dio, ma sapevano che la legge romana aveva bisogno di ben altre accuse per condannare a morte un uomo.

Ecco perché essi presentarono Gesù come un malfattore, ovvero uno che aveva fatto cose malvagie, ma non potevano avvalorare la loro accusa con esempi specifici perché era ovvio che Gesù non aveva mai fatto del male a nessuno.

Dalle loro accuse superficiali, Pilato aveva già compreso che essi volevano che Gesù fosse condannato a morte per motivi futili, infatti si trattava solo di questioni inerenti la loro religione, motivo per cui suggerì che fossero loro ad occuparsene, giudicandolo secondo la loro legge. Egli sapeva bene ciò che quei Giudei dovettero ammettere, ovvero che i Giudei non avrebbero potuto applicare la pena capitale nei confronti di Gesù senza l’avvallo del governatore romano.

Essi che si erano mostrati così arroganti nei confronti di Pilato, dovevano in qualche modo ammettere che avevano bisogno di lui. Essi avrebbero dovuto quindi accettare che Pilato interrogasse Gesù per stabilire se fosse davvero colpevole di qualcosa che meriti la morte.

Gesù sarebbe quindi stato giudicato dai Romani e sarebbe stato ucciso attraverso un’esecuzione di tipo romano, ovvero la crocifissione. In quel momento nessuno di loro si rendeva conto che stavano involontariamente adempiendo la parola che Gesù aveva detta quando aveva indicato che sarebbe stato innalzato sulla croce, indicando proprio di qual morte doveva morire (Gv 12:32-33).

Quale tristezza trasmettono questi dialoghi. Quei Giudei santi, consacrati a Dio, che non volevano contaminarsi, stavano trattando Gesù come un malfattore sperando che i Romani assecondassero il loro desiderio di vederlo morto.

In quel momento i ruoil erano completamente scambiati: il santo veniva considerato un malfattore e i malfattori credevano di essere santi. Eppure Gesù aveva lasciato che le cose andassero così proprio per dare la propria vita anche per coloro che lo odiavano come stavano facendo quegli uomini.

Forse anche tu, come molti, ti senti a posto, ti senti in qualche modo santo, pensi di non aver bisogno di Gesù. Ma se ti confronti con la giustizia di Dio, ti renderai conto che sei un malfattore come lo sono anch’io. Entrambi abbiamo bisogno di ciò che Gesù il Santo ha fatto. dando la sua vita, morendo come un malfattore, per redimere ognuno di noi.

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