Il bene e il meglio Evangelo di giovanni - Episodio 44

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Questo articolo è la parte 44 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Io e il Padre siamo uno

Gesù, se tu fossi stato qui…»


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C’era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; Lazzaro, suo fratello, era malato. Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato».
Or Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro; com’ebbe udito che egli era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove si trovava.
Poi disse ai discepoli: «Torniamo in Giudea!» I discepoli gli dissero: «Maestro, proprio adesso i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi tornare là?» Gesù rispose: «Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Così parlò; poi disse loro: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma vado a svegliarlo». Perciò i discepoli gli dissero: «Signore, se egli dorme, sarà salvo». Or Gesù aveva parlato della morte di lui, ma essi pensarono che avesse parlato del dormire del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto, e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate; ma ora, andiamo da lui!»
Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi, per morire con lui!»

(Giovanni 11:1-15 – La Bibbia)
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Dio conosce sempre ciò che è buono o ciò che è meglio in ogni situazione. Talvolta noi ci aspettiamo che Dio agisca in un certo modo, ma egli ci sorprende con qualcosa che alla fine si rivela migliore! Non vi è mai capitato?

È ciò che accadde anche in questa occasione.

Quando Marta e Maria mandarono ad avvertire Gesù circa la malattia di loro fratello, la situazione di Lazzaro doveva essere già molto grave. Marta e Maria speravano sicuramente che Gesù potesse fare qualcosa ma probabilmente si rendevano conto della situazione pericolosa in cui Gesù si era trovato poco prima in Giudea e quindi nel messaggio recapitato a Gesù non troviamo nessuna insistenza nei suoi confronti.

Nel brano è ribadito che Gesù amava Lazzaro e le sue sorelle (Gv 11:5). questo rende ancora più bizzarro il suo atteggiamento a prima vista. Se amava Lazzaro, perché non è andato subito da lui? Perché aspettò ancora due giorni?

La motivazione la diede Gesù stesso. Quella malattia non era per la morte di Lazzaro ma sarebbe stata per la gloria di Dio. Per mezzo di quella malattia il Figlio di Dio sarebbe stato glorificato.

Ma in quale modo Gesù sarebbe stato glorificato? Lo scopriamo quando due giorni dopo Gesù esortò i discepoli a tornare in Giudea con Lui. La prima cosa che ci verrebbe in mente a questo punto del racconto è che Gesù , avendo ogni cosa sotto controllo, sapeva che Lazzaro non era in pericolo di vita ed egli sarebbe comunque arrivato in tempo per guarirlo. Ma Gesù aveva ben altro in mente! Infatti Egli, nella sua onniscienza, sapeva che Lazzaro era morto e lo rivelò ai discepoli.

I discepoli dovevano essere molto confusi. Il comportamento di Gesù doveva sembrare senza senso ai loro occhi. Infatti se Lazzaro era già salvo (come essi avevano erroneamente capito in un primo momento) non c’era bisogno che Gesù rischiasse la vita per andare da lui in una zona dove avevano già tentato più volte di ucciderlo, l’ultima delle quali non molto tempo prima (vedi Gv 10). Betania era infatti a due passi da Gerusalemme. Inoltre essi sapevano che Gesù era già stato in grado di guarire a distanza il figlio di un ufficiale del re (vedi Gv 4:49-53). Perché quindi andare fino a Betania?

D’altra parte se Lazzaro era morto come Gesù aveva poi confermato, correre il rischio di tornare in Giudea poteva sembrare ancora più inutile. Era proprio necessario partecipare al funerale di Lazzaro? I suoi discepoli vedevano solo il pericolo che Gesù correva tornando in Giudea, dove avevano recentemente tentato di ucciderlo (Gv 10) e Tommaso detto Didimo in particolare temeva che la vita stessa dei discepoli fosse in pericolo.

Ma le parole che Gesù utilizzò per incoraggiarli sono molto belle. Egli attirò la loro attenzione su un fatto molto semplice: la giornata era composta dal giorno e dalla notte e per non correre pericoli bastava camminare di giorno. Durante il suo ministero terreno Gesù era la luce del mondo come aveva già detto (Gv 8:12), quindi essi non avevano nulla da temere perché egli aveva ogni cosa sotto il suo controllo. Gesù lo aveva già dimostrato più volte riuscendo a sottrarsi miracolosamente ogni volta che avevano già tentato di ucciderlo. Gesù sarebbe morto per mano degli uomini solo quando il suo ministero terreno fosse giunto alla sua conclusione, al tempo stabilito. I discepoli quindi non avevano nulla da preoccuparsi.

Quei discepoli timorosi non potevano sapere ciò a cui avrebbero assistito a Betania ma, con il senno del poi, sono sicuro che avrebbero dovuto riconoscere che era valsa la pena fare quel viaggio… Essi avrebbero infatti visto il più grande segno di Gesù fino a quel momento; Gesù avrebbe infatti risuscitato non un uomo morto solo da pochi minuti, cosa che avrebbe potuto far pensare ad una morte apparente, ma addirittura un uomo morto da diversi giorni.

Gesù lo aveva detto fin dall’inizio. Egli sapeva cosa sarebbe accaduto a Lazzaro e sapeva che quella malattia non avrebbe portato Lazzaro alla morte come risultato finale, ma sarebbe servita a compiere un segno straordinario che avrebbe contribuito a rendere testimonianza al Figlio di Dio.

Cominciamo quindi a comprendere cosa aveva in mente Gesù fin dall’inizio.
Egli voleva dare ai suoi discepoli e a tutti gli altri che avrebbero visto quel segno un’altra opportunità di rinforzare la loro fede in lui. Egli aveva dichiarato di poter dare vita eterna, aveva parlato di un futuro in cui avrebbe richiamato i morti alla vita (vedi Gv 5:28-29) e adesso intendeva dare un anticipo di questa sua facoltà confermando il suo potere sulla vita e sulla morte. Egli aveva permesso che Lazzaro si addormentasse ma non aveva intenzione di lasciarlo nel sonno della morte. Gesù sarebbe andato a risvegliarlo.

Gesù cercava sempre di onorare il Padre e di operare in un modo che potesse incoraggiare la fede nelle persone che lo circondavano. Agì in questo modo anche questa volta anche se coloro che gli stavano vicino facevano fatica a comprenderlo. Ricordiamocelo la prossima volta in cui dovessimo trovarci in una situazione in cui il modo di agire di Dio non sembra coincidere con ciò che noi crediamo essere il meglio. Dio conosce il bene e il meglio per noi.

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