Il buon terreno porta frutto

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Or come si riuniva una gran folla
e la gente di ogni città accorreva a lui, egli disse in parabola:
«Il seminatore uscì a seminare la sua semenza;
e, mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada:
fu calpestato e gli uccelli del cielo lo mangiarono.
Un’altra cadde sulla roccia: appena fu germogliato seccò,
perché non aveva umidità.
Un’altra cadde in mezzo alle spine:
le spine, crescendo insieme con esso, lo soffocarono.
Un’altra parte cadde in un buon terreno:
quando fu germogliato, produsse il cento per uno».
(…)
Or questo è il significato della parabola: il seme è la parola di Dio.
Quelli lungo la strada sono coloro che ascoltano,
ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore,
affinché non credano e non siano salvati.
Quelli sulla roccia sono coloro i quali,
quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia;
ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma,
quando viene la prova, si tirano indietro.
Quello che è caduto tra le spine sono coloro che ascoltano,
ma se ne vanno e restano soffocati dalle preoccupazioni,
dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturità.
E quello che è caduto in un buon terreno sono coloro i quali,
dopo aver udito la parola,
la ritengono in un cuore onesto e buono,
e portano frutto con perseveranza.

(Luca 8:4-8;11-15 – La Bibbia)
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Il brano di Luca 8:9-10 in cui Gesù spiega perché parlava in parabole alle folle, merita un approfondimento a parte e sarà oggetto di un prossimo pensiero. Per questo motivo è stato omesso.

La parabola del seminatore è molto conosciuta. Dalla spiegazione che, come abbiamo letto, Gesù ha dato ai suoi discepoli, apprendiamo che ci troviamo di fronte, più che ad una parabola, che in genere esprime una sola grande verità, ad un’allegoria in cui ogni elemento del racconto ha un significato preciso.

La parabola è piuttosto chiara e mi limito a mettere in evidenza alcune implicazioni piuttosto interessanti.

La prima implicazione è che la parola di Dio è paragonata ad un seme. Tale seme è sempre lo stesso e quindi, se incontra un terreno che ne favorisce la crescita, produrrà sempre il medesimo tipo di albero e di frutto. La parabola non fa un confronto fra diversi tipi di albero o di frutto ma piuttosto sugli ostacoli che il medesimo tipo di albero incontra in diversi terreni. Ciò che potrà variare potrebbe essere la grandezza dell’albero e la quantità di frutto, ma il seminatore si aspetta certamente di ottenere un certo tipo di frutto in base a ciò che ha seminato.

La seconda implicazione importante è il fatto che il medesimo seme, la parola di Dio, viene inizialmente ricevuto da tutti i terreni. In tutti i casi il seme è stato seminato, però si può osservare che un accoglimento iniziale del seme non è garanzia di un buon raccolto in seguito.

Infatti, se il primo caso, la strada, mette in evidenza un seme che viene portato via subito, non dando quindi origine a nessun tipo di speranza di raccolto, è pur vero che ci sono ben due casi intermedi illustrati da Gesù in cui si vedono dei germogli che però seccano (roccia) o vengono soffocati (spine).

L’esperienza ci mostra che in effetti questo è proprio ciò che avviene. Quante volte abbiamo visto delle persone che pur avendo mostrato entusiasmo verso il vangelo hanno poi rinunciato quando sono arrivate le prove e le difficoltà? E quante volte i piaceri della vita, le ricchezze e gli interessi di questo mondo hanno soffocato tante piantine?

Tutti noi abbiamo conosciuto persone che hanno manifestato un grande interesse per la parola di Dio e poi, a volte anche dopo anni, magari dopo essere stati battezzati, rinnegano la fede. Sicuramente molti di noi sono stati turbati da queste cose, vero? Più volte ho sentito persone interrogarsi su questi fatti: “Sembrava un caro credente e ora ha rinnegato tutto. Com’è possibile che avvengano queste cose?”. In qualche modo quest’allegoria di Gesù ci dà una risposta.

Il fatto è che quando una persona mostra interesse in qualche modo verso la parola di Dio, noi diamo per scontato che prima o poi si convertirà e se il suo interesse lo porta addirittura a fare una confessione di fede ad un certo punto della sua vita, noi diamo per scontato che tale confessione sia espressione di una fede genuina. Ma il fatto è che solo il seme che cade in un buon terreno cresce in maniera regolare e porta frutto. In tutti gli altri casi, anche quando appaiono dei germogli, non c’è alcuna garanzia di trovare un frutto.

Noi non possiamo vedere nel cuore di un’altra persona e gli altri non possono vedere nel nostro. L’unico modo in cui ognuno può avere idea di dove sia andato a finire il seme è osservare ciò che produce. Si osserva il germoglio, la crescita dell’albero e il frutto che porta per riconoscere il terreno buono. Se siamo un buon terreno il seme germoglierà e porterà proprio il frutto con perseveranza come Dio ha previsto.

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