Il canto del gallo Evangelo di Giovanni - Episodio 70

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Questo articolo è la parte 70 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Perché mi percuoti?

I santi e il malfattore»


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Intanto Simon Pietro e un altro discepolo seguivano Gesù; e quel discepolo era noto al sommo sacerdote, ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; Pietro invece stava fuori, alla porta. Allora quell’altro discepolo che era noto al sommo sacerdote, uscì, parlò con la portinaia e fece entrare Pietro. La serva portinaia dunque disse a Pietro: «Non sei anche tu dei discepoli di quest’uomo?» Egli rispose: «Non lo sono».
Ora i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e stavano là a scaldarsi; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
(…)
Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi, e gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?» Egli lo negò e disse: «Non lo sono».
Uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?» E Pietro da capo lo negò, e subito il gallo cantò.

(Giovanni 18:15-18, 25-27 – La Bibbia)
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A volte ci piace fare gli spacconi, vero? A volte la nostra bocca ama vantarsi, ama mettersi in luce dinanzi agli altri…

Pietro quella sera , poche ora prima, di fronte agli altri discepoli, aveva fatto proprio lo spaccone… Aveva parlato in fretta dicendo di essere pronto a dare la propria vita per Gesù. Gesù però lo aveva avvertito del fatto che le sue parole sarebbero state presto smentite dai fatti. Prima che il gallo avesse cantato Pietro lo avrebbe infatti rinnegato tre volte (Gv 13:38).

Le cose andarono proprio come Gesù aveva previsto. Infatti, mentre il suo maestro veniva giudicato e interrogato, anche Pietro fu messo alla prova quella notte, ma con esito ben diverso.

Mentre Gesù stava rispondendo ai suoi interlocutori con coerenza, coraggio e dignità, Pietro dimostrò che il grande coraggio che aveva mostrato nelle parole poche ore prima, si era trasformato poi in una grande paura nei fatti!

Pietro amava Gesù, su questo non possiamo avere dubbi. Infatti lui e l’altro discepolo avevano seguito Gesù ed erano riusciti ad entrare nel cortile del sommo sacerdote. È evidente che entrambi volevano stare il più vicino possibile al loro maestro… Tuttavia quella notte Pietro imparò che aveva bisogno di una fede ben più grande e aveva bisogno che Dio operasse in lui in maniera profonda per diventare davvero un uomo pronto a dare la sua vita per il suo maestro.

Pietro pensava di essere forte, ma quella notte scoprì di essere debole.

Pietro pensava di essere coraggioso, ma quella notte scoprì di avere paura.

Pietro aveva davvero a cuore il suo maestro, ma di fronte alla portinaia, di fronte a quelle persone che si scaldavano con lui davanti al fuoco, di fronte al servo del sommo sacerdote, egli si preoccupò per la sua vita. Per quanto amasse Gesù, egli non riuscì a trovare in sé la forza di ammettere di essere un suo discepolo per timore delle possibili conseguenze. «Non lo sono» fu la risposta di Pietro. Non sono un suo discepolo, non ho niente a che fare con lui.

Chissà quale imbarazzo ebbe Pietro nel trovarsi davanti addirittura un parente del servo a cui lui stesso aveva tagliato l’orecchio poche ore prima nel giardino dove Gesù era stato arrestato! Quanto coraggio aveva mostrato Pietro nel tirare fuori la spada e colpire, quanto coraggio aveva avuto Pietro quando aveva visto il suo maestro costringere le guardie ad indietreggiare e cadere con il solo uso della parola!

Ma ora il suo maestro non era lì con lui, le cose non erano andate come Pietro si era aspettato. Il suo maestro si era consegnato spontaneamente, si era fatto arrestare e Pietro forse cominciava a nutrire dei dubbi. Forse in quei momenti Pietro cominciava davvero a pensare che Gesù sarebbe morto e tutto il suo coraggio era venuto meno. Egli aveva dedicato prezioso tempo della sua vita per essere discepolo di Gesù… Ora il mondo gli stava cadendo addosso. cosa ne sarebbe stato di lui? Sarebbe tornato ad essere un semplice pescatore?

Il canto del gallo quella mattina non fu un canto come tutte le altre mattine per Pietro. Fu un segnale che inevitabilmente gli ricordò le parole di Gesù. Infatti in un brano parallelo a questo, l’evangelista Luca ci informa del fatto che, dopo il canto del gallo, Pietro incontrò lo sguardo di Gesù, si ricordò delle sue parole e pianse amaramente (Lc 22:62).

In quel momento Pietro si rese conto di quanto le sue azioni avevano smentito le sue parole. Dovette essere un momento davvero triste per lui, un momento in cui si sentì colpevole e pieno di vergogna, il momento in cui un uomo realizza di non essere forte come pensa di essere. Altro che morire per Gesù! Aveva peccato, rinnegando il suo maestro.

Ma c’è una cosa che Pietro non sapeva in quel momento. Un giorno non lontano il Signore con il suo Spirito avrebbe trasformato la sua vita ed egli sarebbe stato davvero in grado di onorare il suo maestro anche a prezzo della sua vita. Quando egli finalmente avesse riconosciuto la sua debolezza, allora il Signore lo avrebbe reso forte.

Anche noi abbiamo bisogno di imparare a non fare gli spacconi, ad essere umili, a chiedere a Dio la forza perché da soli non saremmo in grado di fare nulla per lui. Non aspettiamo il canto del gallo per rendercene conto ma confessiamo oggi a Dio la nostra debolezza affinché egli ci renda davvero forti.

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