Il coraggio di rinunciare Episodio 12 - Libro di Neemia

Questo articolo è la parte 12 di 31 nella serie Libro di Neemia

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«Ingiustizia sociale

Resisti alle malelingue!»


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Dal giorno in cui venni nominato governatore nel paese di Giuda,
dal ventesimo anno fino al trentaduesimo anno del re Artaserse, per dodici anni,
né io né i miei fratelli godemmo del compenso assegnato dal governatore.
I governatori che mi avevano preceduto avevano gravato il popolo,
ricevendone pane e vino, oltre a quaranta sicli d’argento;
perfino i loro servi angariavano il popolo; ma io non ho fatto così, perché ho avuto timor di Dio.
Anzi ho messo mano ai lavori di riparazione di queste mura,
e non abbiamo comprato nessun campo, e tutta la mia gente si è raccolta là a lavorare.
Avevo a tavola con me centocinquanta uomini, Giudei e magistrati,
oltre a quelli che venivano a noi dalle nazioni circostanti.
Ogni giorno venivano preparati per me un bue, sei montoni scelti e del pollame;
e ogni dieci giorni si preparava grande abbondanza di vini di ogni qualità;
tuttavia io non chiesi mai il compenso dovuto al governatore,
perché il popolo era già gravato abbastanza a causa dei lavori.
O mio Dio, ricòrdati – per farmi del bene – di tutto quello che ho fatto per questo popolo.

(Neemia 5:14-19 – La bibbia)
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Serie completa pensieri sul libro di Neemia

Capitolo 5
Neemia 5:1-13 Ingiustizia sociale
Neemia 5:14-19 Il coraggio di rinunciare
Altri capitoli di Neemia Vedi indice generale libro di Neemia

La storia dell’umanità è purtroppo piena di esempi di persone che, trovandosi in una posizione privilegiata, una posizione che conferisce loro potere, ne approfittano per trarre vantaggi personali. È qualcosa che sembra essere insito nell’uomo.

Tali vantaggi personali vengono talvolta ottenuti utilizzando mezzi più o meno leciti semplicemente sfruttando a proprio vantaggio le leggi vigenti, ma molto spesso non ci si fa scrupoli a ricorrere a mezzi illeciti.

Anche la storia contemporanea non ci risparmia questo genere di cose. Passano i secoli, l’uomo diventa tecnologicamente più evoluto ma la sua ingordigia non viene meno. Purtroppo basta aprire un quotidiano per rendersi conto di come il potere continui a spingere molte persone a cercare di riempire ancora di più le proprie tasche anche quando queste sono già piuttosto gonfie.

Ai tempi di Neemia le cose non andavano molto diversamente. Neemia sapeva infatti che i governatori che lo avevano preceduto e il loro entourage, come si direbbe oggi, avevano gravato il popolo con le loro continue richieste.

Neemia decise però di andare controcorrente. Egli si rese conto che il popolo era già piuttosto in difficoltà a causa dei lavori di ricostruzione delle mura e non voleva rendere ancora più gravosa la situazione. Quindi non solo non approfittò del proprio potere per trarre vantaggi maggiori, ma non esercitò neanche i propri diritti, rinunciando per ben dodici anni al compenso che gli sarebbe spettato come governatore. E, a quanto pare fecero lo stesso anche molti dei suoi collaboratori e coloro che lo sostituivano nei periodi in cui lui era assente. La motivazione che egli diede per questo suo atteggiamento fu molto semplice: “io non ho fatto così, perché ho avuto timor di Dio”.

L’uomo è portato ad essere egoista. Non è quindi facile rinunciare al proprio vantaggio personale per cercare il bene della collettività. Ma Neemia e i suoi collaboratori ci riuscirono.

Cosa sarebbe anche la nostra società moderna se ognuno di noi imparasse a cercare il bene della collettività piuttosto che il proprio? Purtroppo anche oggi persone di questo tipo, come Neemia, sono molto rare.

L’ultima frase di Neemia “O mio Dio, ricòrdati – per farmi del bene – di tutto quello che ho fatto per questo popolo” non esprime un modo per affermare il proprio merito, come se Dio dovesse qualcosa a Neemia. Si tratta piuttosto di una richiesta a Dio con la quale Neemia espresse la sua dipendenza da Dio, la sua fede. Egli infatti aveva scelto volontariamente di rinunciare ai propri diritti in favore del popolo proprio perché temeva Dio e confidava in Lui. Egli sapeva che Dio non si sarebbe dimenticato di Lui e gli avrebbe fatto del bene proprio come lui ne stava facendo al popolo. In qualche modo, è come se Neemia affermasse: “Signore io sono pronto a rinunciare ai miei diritti perché so che tu ti prenderai cura di me e non mi mancherà nulla”.

E noi siamo pronti talvolta a rinunciare anche ad un nostro diritto pur di fare del bene al prossimo e alla collettività? Se dovessimo trovarci nella condizione di poter trarre vantaggio a scapito della collettività, sapremmo resistere alla tentazione di approfittarne? Anche se non dovessimo mai trovarci in una situazione in cui potremmo esercitare un potere come quello che aveva Neemia, ogni giorno abbiamo la possibilità di scegliere, anche nelle piccole situazioni che viviamo, di rinunciare ad un diritto per fare del bene a qualcuno. Come Neemia dobbiamo trovare il coraggio di rinunciare. Se anche gli uomini non dovessero ringraziarci per questo, stiamo pur certi che Dio non lo dimenticherà.

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