Il dado è tratto Atti degli apostoli - Episodio 21

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Questo articolo è la parte 21 di 38 nella serie Atti degli apostoli

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«Come i vostri padri

La vera potenza di Dio»


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Essi, udendo queste cose, fremevano di rabbia in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra, e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figlio dell'uomo in piedi alla destra di Dio». Ma essi, gettando grida altissime, si turarono gli orecchi e si avventarono tutti insieme sopra di lui; e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. I testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi, messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». E detto questo si addormentò.
E Saulo approvava la sua uccisione. Vi fu in quel tempo una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme. Tutti furono dispersi per le regioni della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli. Uomini pii seppellirono Stefano e fecero gran cordoglio per lui. Saulo intanto devastava la chiesa, entrando di casa in casa; e, trascinando via uomini e donne, li metteva in prigione.

(Atti 7:54-8:3 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Il dado è tratto. Questa celeberrima frase attribuita a Giulio Cesare dopo il passaggio del fiume Rubicone si usa generalmente per indicare l'irrevocabilità di un'azione e delle sue conseguenze.

Quel giorno a Gerusalemme, i membri del sinedrio presero proprio una di quelle decisioni che possono condizionare il corso della storia. Infatti da quel momento in poi ci fu una rottura completa tra la classe dirigente giudaica e i discepoli di Gesù, rottura che portò alla persecuzione della chiesa di Gerusalemme.

Stefano aveva rielaborato alcuni punti salienti della storia di Israele evidenziando uno schema ripetitivo che lo aveva portato ad una conclusione: Dio non aveva realizzato immediatamente ciò che aveva promesso ad Abramo ma aveva riservato la piena realizzazione alla sua discendenza, portando avanti il suo piano per Israele generazione dopo generazione. Tuttavia, in ogni epoca, parte dei figli di Israele erano stati ribelli e avevano disprezzato coloro che il Signore aveva scelto come guide e liberatori.

Purtroppo ciò che era accaduto con Giuseppe e Mosè stava accadendo anche in quella generazione con Gesù il Messia, la progenie di Abramo e di Davide che avrebbe realizzato pienamente quelle promesse quando sarebbe tornato per regnare. Stefano aveva sottolineato che, rifiutando di credere in Gesù, quella generazione stava seguendo le orme dei loro padri, commettendo i medesimi errori del passato.

A quel punto l'uditorio di Stefano aveva ascoltato abbastanza e non poteva più contenere la rabbia che nel giro di poco tempo li portò a lapidarlo.

Che il Signore avesse gradito la testimonianza di Stefano, lo comprendiamo dal fatto che non lo lasciò solo ad affrontare la morte, ma lo Spirito Santo aprì gli occhi di Stefano affinché potesse avere una visione chiara della gloria di Dio e di Gesù che stava alla sua destra; così Padre, Figlio e Spirito Santo accompagnarono Stefano mentre i suoi avversari lo trascinavano fuori dalla città per lapidarlo. Mentre lo lapidavano, Stefano si rivolse in preghiera direttamente a Gesù chiedendogli di non imputare questo peccato ai suoi uccisori, proprio come Gesù stesso aveva chiesto al Padre di fare mentre moriva sulla croce (Lc 23:34). Poi, sempre rivolgendosi a Gesù, della cui divinità Stefano sembrava avere una percezione particolarmente chiara, gli chiese di accogliere il suo spirito. Non abbiamo dubbi sul fatto che il Signore Gesù esaudì quella preghiera quando Stefano si addormentò.

Stefano sapeva bene ciò a cui sarebbe andato incontro se la sua veemente esortazione fosse stata rifiutata, ma chissà se aveva immaginato le conseguenze che ciò avrebbe avuto su tutta la chiesa di Gerusalemme! Infatti, subito dopo la sua morte, come evidenziato da Luca, ci fu una dura persecuzione che investì la chiesa di Gerusalemme, una diretta conseguenza di quella rottura definitiva causata dall'arringa di Stefano. Mentre fino a quel momento i discepoli di Gesù avevano continuato a frequentare le sinagoghe e il tempio godendo il favore del popolo, da quel momento in poi lo avrebbero fatto a loro rischio e pericolo se avessero manifestato la loro fede in Gesù.

Con il senno del poi, qualcuno potrebbe chiedersi :"Ne era valsa la pena? Aveva fatto bene Stefano ad irritare in quel modo i membri del sinedrio? Forse non sarebbe stato meglio continuare con la strategia che stava dando successo fino a quel momento in Gerusalemme?"

Da un punto di vista umano potrebbe in effetti sembrare che Stefano avesse commesso un grave errore con grave danno per tutta la chiesa. Ma ripensiamo al mandato che Gesù aveva dato agli apostoli all'inizio del libro degli Atti: "mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra" (At 1:8). Come avremo ancora modo di sottolineare, la persecuzione della chiesa di Gerusalemme, sebbene drammatica per i credenti, ebbe proprio l'effetto positivo di disperdere i discepoli di Gesù "per le regioni della Giudea e della Samaria", proprio lì dove il Signore voleva che essi portassero la buona notizia di Gesù! Il Signore aveva evidentemente guidato Stefano in quel modo proprio per smuovere la situazione e portare i discepoli ad andare oltre Gerusalemme…

Ma Luca sottolineò che mentre la maggioranza dei credenti lasciava Gerusalemme, gli apostoli rimasero lì. Probabilmente gli apostoli erano convinti che la capitale fosse comunque il luogo giusto dove restare in attesa del ritorno del Re. Dio aveva però un piano diverso e nel seguito del libro avremo ancora modo di vedere i modi in cui Dio fece capire anche a loro come l'opera doveva espandersi rapidamente.

La persecuzione di Gerusalemme fu utilizzata dall'autore anche per introdurre quella che diventerà la figura principale di tutto il resto del libro: l'apostolo Paolo. Infatti è lui quel giovane chiamato Saulo ai piedi del quale gli uccisori di Stefano avevano deposto i propri mantelli per riprenderli poi dopo la lapidazione. Quel giovane aveva visto tutta la scena e, dentro di sé, anche se non aveva partecipato di persona, aveva approvato l'uccisione di Stefano. In seguito era diventato addirittura uno dei persecutori più attivi nei confronti dei discepoli di Gesù ma, come vedremo, Dio aveva altri piani per lui e lo avrebbe trasformato in un predicatore veemente per la causa di Gesù, proprio come quello stesso Stefano di cui aveva approvato l'uccisione.

Nonostante le cose terribili che possono accadere, come la persecuzione della chiesa in Gerusalemme dopo la morte di Stefano, il Signore ha il controllo della storia e i suoi piani proseguono verso gli obiettivi da lui stabiliti. Il dado è tratto, ma il Signore non viene certamente colto di sorpresa! Non dobbiamo mai dubitare di questo.

Infatti, vi sembra forse un caso che, come vedremo, poco tempo dopo molti abitanti della Samaria accolsero la buona notizia di Gesù e furono salvati?

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