Il dodicesimo uomo Atti degli apostoli - Episodio 3

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Questo articolo è la parte 3 di 40 nella serie Atti degli apostoli

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«Con il naso all’insù

Il soffio di Dio»


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In quei giorni, Pietro, alzatosi in mezzo ai fratelli (il numero delle persone riunite era di circa centoventi), disse:
«Fratelli, era necessario che si adempisse la profezia della Scrittura pronunciata dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fece da guida a quelli che arrestarono Gesù. Perché egli era uno di noi e aveva ricevuto la sua parte di questo ministero. Egli dunque acquistò un campo con il salario della sua iniquità; poi, essendosi precipitato, gli si squarciò il ventre, e tutte le sue interiora si sparsero. Questo è divenuto così noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel campo è stato chiamato nella loro lingua “Acheldama”, cioè “campo di sangue”. Infatti sta scritto nel libro dei Salmi: “La sua dimora diventi deserta e più nessuno abiti in essa”;
e:
“Il suo incarico lo prenda un altro”.
Bisogna dunque che tra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signore Gesù visse con noi, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno che egli, tolto da noi, è stato elevato in cielo, uno diventi testimone con noi della sua risurrezione».
Essi ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia. Poi in preghiera dissero: «Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, indicaci quale di questi due hai scelto per prendere in questo ministero apostolico il posto che Giuda ha abbandonato per andarsene al suo luogo». Tirarono quindi a sorte, e la sorte cadde su Mattia, che fu incluso tra gli undici apostoli.

(Atti 1:15-26 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

Gesù aveva scelto dodici apostoli per tenerli con sé (Mc 3:14) ovvero per avere con loro un rapporto più intenso. In questo modo essi sarebbero stati coloro che avrebbero conosciuto più dettagli della sua vita e del suo ministero, e in seguito sarebbero stati i suoi testimoni primari. Però sappiamo che Giuda Iscariota, uno dei dodici, aveva tradito Gesù e poi si era tolto la vita, quindi i discepoli erano rimasti in undici. Gesù lo aveva scelto e lo aveva tenuto con sé come gli altri affidandogli la sua parte come testimone, ma Giuda ricambiò l’amicizia di Gesù con il tradimento.

Pietro rivolgendosi a circa centoventi discepoli riuniti insieme nella sala al piano superiore di cui avevamo letto in precedenza (At 1:13), ricordò agli altri discepoli ciò che era accaduto ripercorrendo in sostanza, anche se con meno dettagli, quanto riportato da Matteo (Mt 27:3-8) ovvero che Giuda si era tolto la vita per il rimorso e con i trenta sicli prezzo del suo tradimento, che lui aveva restituito ai capi dei sacerdoti come sappiamo da Matteo, era stato comprato un campo destinato alla sepoltura degli stranieri che gli abitanti di Gerusalemme avevano chiamato “campo di sangue”.

Pietro sottolineò che la defezione di Giuda era necessaria in quanto adempimento di una profezia che lo Spirito Santo aveva pronunciato per mezzo di Davide. Ma di quale profezia si tratta? Chi pensa che la parola “profezia” sia sempre riferita a predizioni di qualcosa il cui adempimento è futuro potrebbe rimanere perplesso perché in effetti nella bibbia non c’è una profezia specifica a riguardo! Ma leggendo il nuovo testamento ci si rende conto del modo in cui gli apostoli citavano le scritture dell’antico testamento applicando alle circostanze attuali i testi antichi.

In questo caso Pietro si riferì al testo del salmo 69:25: “Sia desolata la loro dimora, nessuno abiti le loro tende”, un testo nel quale Davide si riferiva a coloro che lo stavano perseguitando e opprimendo. Che relazione c’è tra quel testo e Giuda Iscariota? Ovviamente Pietro stava applicando a Gesù il testo di quel salmo, vedendo un parallelo tra la situazione attuale e quella che Davide (avo di Gesù) aveva vissuto a suo tempo. Come i persecutori di Davide erano stati in qualche modo giudicati, così il giudizio ricadeva su colui che aveva tradito Gesù.

In effetti molti salmi che Davide aveva scritto riferendosi a sé stesso erano di fatto applicabili anche al Messia. Anzi talvolta leggendo i salmi ci si rende conto di come il Signore abbia guidato la vita di Davide e quella di Gesù in modo da rendere evidenti alcune analogie straordinarie. In tal senso quei testi sono senz’altro profetici come Pietro stava affermando.

Un discorso analogo può essere fatto per l’altra citazione riferita al salmo 109:8:”Siano pochi i suoi giorni: un altro prenda il suo posto”. In quel salmo Davide pregava Dio di liberarlo dagli empi che lo opprimevano e gli facevano guerra senza motivo, che gli rendevano male per bene, diventando suoi nemici in cambio della sua amicizia. Davide chiedeva quindi a Dio di vendicarlo facendo in modo che i giorni dei suoi nemici fossero pochi (ovvero morissero) e il loro posto fosse quindi preso da un altro. È evidente che anche in questo caso, Pietro vide uno splendido parallelo con Giuda che aveva effettivamente tradito Gesù in cambio della sua amicizia. Essendo morto, ora il suo posto poteva essere preso da un altro.

Ma qualcuno potrebbe chiedersi perché fosse proprio necessario che ci fosse un dodicesimo apostolo. Undici non erano sufficienti? Non sembra che Gesù avesse lasciato particolari istruzioni in proposito. Ma se rileggiamo i vangeli troviamo qualche indizio che poteva aver portato Pietro a suggerire di sostituire il traditore Giuda. Infatti in Matteo 19:28 leggiamo che Gesù, riferendosi al suo futuro regno, aveva dichiarato:”Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi, che mi avete seguito, sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.”. Dal momento che Giuda aveva abbandonato il suo ufficio, a Pietro dovette sembrare logico che rimanesse un trono che andava occupato da un altro apostolo.

Pietro convinse anche gli altri circa la necessità di scegliere un sostituto di Giuda che avesse i requisiti, ovvero che fosse stato testimone di tutto il ministero di Gesù dal suo battesimo fino alla sua ascensione passando per la sua morte e risurrezione. In particolare la risurrezione era il fulcro dell’intera opera di Gesù intorno al quale, come vedremo, avrebbe ruotato il messaggio del vangelo che gli apostoli avrebbero predicato. Pietro sottolineò quindi quanto fosse fondamentale che anche il dodicesimo apostolo fosse, come loro, testimone di quell’evento.

Pietro lasciò che la comunità presentasse due candidati: Giuseppe, detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia.
Visto che entrambi rispondevano ai requisiti richiesti, non c’erano altri criteri sulla base del quale discriminarli. Decisero allora di affidarsi al Signore e tirarono a sorte avendo pregato il Signore di scegliere per loro. Così Mattia diventò il dodicesimo uomo che sarebbe stato testimone della risurrezione di Gesù.

Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, non è entrato “per un soffio” tra i dodici apostoli, ma questo non significa che non abbia potuto svolgere un ruolo importante al servizio per il Signore. D’altra parte questi dodici apostoli sarebbero entrati nella storia come i testimoni primari della prima venuta di Gesù e il loro ruolo fu quindi unico in tal senso ma, nel seguito di questo libro, vedremo che a questi dodici apostoli seguirono altri testimoni efficaci, altri ambasciatori del Re dei Re e a questi ne sono seguiti tanti altri affinché la buona notizia del regno potesse giungere fino ai nostri giorni e fino alla porta della nostra casa.

Così, a distanza di tanti secoli, pur non essendo testimoni oculari della risurrezione di Gesù, anche noi abbiamo sperimentato la sua vita e la potenza della risurrezione in noi, e anche noi abbiamo raccolto il testimone come ambasciatori del Re dei Re in attesa del suo ritorno.

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3 Comments

  1. Ciao Omar, sono Antonio (assemblea di Nettuno). Cosa pensi circa il fatto che alcuni individuano il 12° apostolo, nell’apostolo Paolo appunto? Ricordo anche di avere sentito qualche fratello, nel corso di una predicazione sul brano in questione, definire una “forzatura” umana, a cui il Signore ha risposto consacrando di fatto Paolo, quale 12° apostolo.

    • Grazie per il commento. Francamente la vera forzatura umana mi sembra proprio quella di dire che Paolo o Barnaba o qualcun altro possa essere entrato nel numero dei dodici. Certamente Dio ha usato anche altri come Barnaba e Paolo (vedi at 14:14 in cui anche loro vengono chiamati apostoli o mandati) ma nella scrittura non è indicato in alcun modo che essi abbiano sostituito uno dei dodici. Di Mattia la scrittura parla bene, non abbiamo motivo di credere che Dio non abbia gradito, mi sembra in effetti una grande forzatura. Questo è ciò che capisco leggendo la scrittura senza voler andare oltre, poi non è detto che debba avere ragione io… Grazie comunque per l’intervento. Un caro saluto

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