Il pane della vita Evangelo di Giovanni - Episodio 26

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Questo articolo è la parte 26 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«Pane dal cielo

L’ora della decisione»


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Perciò i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane che è disceso dal cielo». Dicevano: «Non è costui Gesù, il figlio di Giuseppe, del quale conosciamo il padre e la madre? Come mai ora dice: “Io sono disceso dal cielo”?»
Gesù rispose loro: «Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. È scritto nei profeti: “Saranno tutti istruiti da Dio”. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Perché nessuno ha visto il Padre, se non colui che è da Dio; egli ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò per la vita del mondo è la mia carne». I Giudei dunque discutevano tra di loro, dicendo: «Come può costui darci da mangiare la sua carne?» Perciò Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui. Come il Padre vivente mi ha mandato e io vivo a motivo del Padre, così chi mi mangia vivrà anch’egli a motivo di me. Questo è il pane che è disceso dal cielo; non come quello che i padri mangiarono e morirono; chi mangia di questo pane vivrà in eterno».
Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga di Capernaum.

(Giovanni 6:41-59 – La Bibbia)
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Gesù si era presentato come qualcuno che è “disceso dal cielo”. Per gli interlocutori di Gesù in quella sinagoga di Capernaum era evidente che Gesù, con quell’espressione, stava indicando un’origine divina che andava oltre la nascita comune a tutti gli uomini. Non era egli un uomo come tutti gli altri? Essi vedevano davanti a loro un uomo in carne e ossa di cui conoscevano i genitori. Perché quell’uomo continuava a dire di avere un’origine diversa? Questo li scandalizzava e li irrigidiva ancora di più nella loro incredulità. Quell’affermazione di Gesù non rispondeva alla loro idea di Messia. Quelle stesse persone che il giorno prima erano pronti ad incoronarlo re, ora non riuscivano ad accettare il fatto che lui provenisse dal cielo. Essi credevano nell’uomo Gesù ma non erano in grado di comprenderne l’origine divina.

Il loro mormorio confermò ancora una volta che il pensiero di Gesù a loro riguardo era corretto. Essere parte del popolo di Israele da un punto di vista etnico non era sufficiente per essere salvati, come essi credevano. Anche più avanti nell’evangelo di Giovanni Gesù dibatté a lungo con i Giudei su questo punto. Essi chiamavano Dio loro Padre (si veda ad esempio Gv 8:41), ma se Dio fosse stato davvero loro Padre, essi avrebbero riconosciuto Gesù e compreso le cose che Egli voleva dire loro (Gv 8:42).

Essi dovevano riporre la loro fede in Gesù, il pane disceso dal cielo e appropriarsene per avere vita eterna, ma affinché questo accadesse, essi avrebbero dovuto aprire il cuore alla testimonianza del Padre. Dio aveva reso testimonianza riguardo a Suo Figlio facendo udire la propria voce, attraverso la testimonianza dei profeti, attraverso le scritture, attraverso le opere potenti e i segni che Gesù aveva fatto, eppure essi continuavano ad essere increduli. In tal senso essi non avevano udito il Padre e non avevano imparato da lui, quindi non potevano andare a Gesù per essere salvati ma il loro cuore si induriva sempre di più alle parole di Gesù. Come Gesù aveva osservato in precedenza (Gv 5:39-40), loro esaminavano e conoscevano le scritture eppure non si rendevano conto che le scritture parlavano proprio di Gesù! Pur essendo figli di Abramo da un punto di vista etnico, essi dimostravano di non avere un rapporto con il Padre e quindi non ricevevano la testimonianza e la rivelazione di Dio riguardo suo Figlio e, di conseguenza, erano increduli nei confronti di Gesù.

Di fronte a tale incredulità, Gesù fece un discorso ancora più complesso da comprendere per chi non aveva la giusta illuminazione spirituale. Infatti il discorso di Gesù non poteva fare altro che destare ancora più scandalo se preso letteralmente. Gesù spiegò infatti loro che essi avrebbero dovuto “mangiarlo” per avere vita eterna… Nel brano che leggeremo in seguito, vedremo che anche i discepoli erano rimasti scioccati dalle parole di Gesù. D’altra parte, immaginate di trovarvi davanti una persona che vi dice che per avere vita eterna dovete mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Non sareste frastornati?

Quelle parole, per essere comprese, richiedevano proprio l’illuminazione spirituale che solo Dio poteva dare. Ma ovviamente la loro incredulità impediva loro di cogliere l’aspetto spirituale e rimasero scandalizzati come testimonia la loro reazione: «Come può costui darci da mangiare la sua carne?»

Gesù non stava ovviamente invitando nessuno a praticare il cannibalismo nei suoi confronti, invitando le persone a mangiare la sua carne e bere il suo sangue in maniera letterale. Egli stava invece rivelando loro che presto avrebbe dato la sua vita (simbolizzata appunto da carne e sangue) per dare loro vita eterna. Il concetto è chiaro: egli con la moltiplicazione dei pani aveva dato loro del cibo per sostenere il corpo ma ora stava parlando loro di un cibo spirituale che avrebbe permesso loro di avere vita eterna, un cibo quindi superiore anche alla manna che gli Israeliti avevano mangiato nel deserto perché la manna comunque era solo per un tempo mentre il cibo che Gesù stava offrendo dava accesso alla vita eterna: chi mangia di questo pane, disse Gesù, vivrà in eterno. Essi dovevano appropriarsi della persona e dell’opera di Gesù per essere salvati dai loro peccati: in tal senso avrebbero dovuto “mangiarlo”.

Ciò che Gesù osservò nei suoi interlocutori è sotto i nostri occhi tutti i giorni anche oggi. Quante persone hanno udito la buona notizia inerente Gesù eppure non credono? Quanti hanno addirittura letto la bibbia e sono rimasti indifferenti? Dio non è lontano da noi ma possiamo trovarlo solo se la nostra ricerca è sincera. Siamo tutti creature di Dio ma alcuni di noi lo negano e preferiscono credere che non ci sia un Dio, che non ci sia un senso, che siamo solo frutto del caso. Molti si avvicinano alla bibbia solo con scetticismo. Ma se invece cerchiamo davvero una relazione con Dio, possiamo essere certi che Egli attraverso le scritture e l’opera dello Spirito Santo aprirà il nostro cuore per andare a Gesù. Gesù stesso più avanti in questo evangelo dirà ai suoi discepoli che Egli avrebbe mandato lo Spirito Santo proprio per questo (si legga Gv 16:7-11). È Dio che apre i nostri occhi per metterli in grado di percepire la verità, ma stiamo davvero cercando un rapporto con Colui che ci ha creati? Avviciniamoci a Dio e alla sua parola con il desiderio di incontrarlo e vedremo che Dio opererà. Sarà lui stesso a trascinarti verso Gesù, ad indicarti Gesù come tuo Salvatore e Signore. Ad un certo punto ti accorgerai che quelle parole smetteranno di essere semplici parole stampate su un libro e parleranno al tuo cuore mettendo a nudo ciò che sei, il tuo peccato, la tua inadeguatezza davanti a Dio, la tua colpa per non aver cercato di avere un rapporto con Lui fino ad ora. Ma poi, Dio ti darà anche la soluzione, la medesima soluzione che Gesù quel giorno, in quella sinagoga di Capernaum, diede ai suoi interlocutori: “Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno”.

Gesù non ti invita al cannibalismo, ma ti invita ad appropriarti di lui, della sua persona, di ciò che Egli ha fatto per te morendo sulla croce al tuo posto, pagando per i tuoi peccati. Gesù ti invita a riporre la tua fede in Lui perché solo così puoi avere vita eterna.

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