Il re rifiutato

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Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla
a chiedere che piuttosto liberasse loro Barabba. 
 Pilato si rivolse di nuovo a loro, dicendo:
«Che farò dunque di colui che voi chiamate il re dei Giudei?» 
 Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!»

(Marco 15:11-13 – LA BIBBIA)

Allora essi gridarono: «Toglilo, toglilo di mezzo, crocifiggilo!»
Pilato disse loro: «Crocifiggerò il vostro re?»
I capi dei sacerdoti risposero:
«Noi non abbiamo altro re che Cesare».

(Giovanni 19:15 – LA BIBBIA)

Pilato fece pure un’iscrizione e la pose sulla croce.
V’era scritto: GESU IL NAZARENO, IL RE DEI GIUDEI…
Perciò i capi dei sacerdoti dei Giudei dicevano a Pilato
– Non lasciare scritto: “Il re dei Giudei”;
ma che egli ha detto: “Io sono il re dei Giudei”.
Pilato rispose: “Quello che ho scritto, ho scritto”.

(Giovanni 19:19,21-22 – LA BIBBIA)

Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».

(Luca 23:34)
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Che beffa per quei capi dei sacerdoti! Avevano fatto di tutto per evitare che Gesù venisse riconosciuto come re dei Giudei. Erano addirittura riusciti a farlo arrestare dai romani attraverso false accuse. Poi, quando Pilato aveva prospettato la possibilità di liberare Gesù, erano riusciti a convincere la folla a chiedere che piuttosto venisse liberato Barabba.

Il loro disegno sembrava essere riuscito perfettamente. Gesù era infatti stato condannato a morte ed era stato crocifisso nel luogo detto Golgota. Di fronte alla domanda di Pilato, essi non ebbero dubbi nel rispondere:”Noi non abbiamo altro re che Cesare”.

Lui non è il nostro re.  Non lo vogliamo. Crocifiggilo.

Quale grande responsabilità si stava prendendo quella generazione e in particolare, quale grande responsabilità si stavano prendendo proprio i capi dei sacerdoti.

Ma il re che stavano rifutando era proprio quello che diceva di essere ed in qualche modo, quella scritta sulla croce era lì a testimoniare della verità. Per ironia della sorte, proprio quel Pilato che non sapeva cosa fosse la verità (Gv 19:38), era diventato testimone di essa, comandando che quella scritta “GESU IL NAZARENO, IL RE DEI GIUDEI” fosse posta sulla croce.

Un Nazareno Re dei Giudei? Per quei capi era inaccettabile! Poteva forse venire qualcosa di buono da Nazaret (Gv 2:46), dalla Galilea (Gv 7:52)? Addirittura un re?!? Eppure quella scritta ricordava loro che quel Nazareno disprezzato e rifiutato era il Re dei Giudei.

Ma forse è meglio dire che non si trattò di ironia della sorte, ma piuttosto della volontà divina. Il Signore, nella sua grazia, era pronto a perdonarli e quella scritta era lì a testimoniare che il re era venuto, aveva abitato tra di loro e ora stava dando la sua vita proprio per i loro peccati, per riconciliarli con Dio.

Quella generazione lo stava rifiutando, eppure Gesù sulla croce pregò per loro dicendo: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Non ho dubbi che Dio abbia ascoltato quella preghiera.

Il Re dei Giudei è risorto ed è vivo, ma molti lo rifiutano ancora oggi. Un re? Qualcuno dice addirittura che Egli sia solo una leggenda…

Il rifiuto, però, non cambia la sostanza: Gesù il Nazareno è il re dei Giudei.

Egli  è stato pronto a perdonare la generazione che  lo stava condannando a morte ed è pronto ad estendere il suo perdono anche alla nostra generazione,  ebrei e gentili, ovvero appartenenti al resto delle nazioni, che comprendiamo il significato della sua opera.

Egli ha dato la sua vita per i nostri peccati. Egli ha portato su di sé il giudizio che noi meriteremmo. Anche se non lo riconosciamo come re dei giudei, il re rifiutato  tornerà per regnare proprio a Gerusalemme e per combattere coloro che si ostinano ad essere suoi nemici e nemici del suo popolo Israele.

Possiamo accoglierlo come re e salvatore,  oppure rifiutarlo. Io preferisco non trovarmi dalla parte dei suoi nemici. E tu?

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