Il Re servitore Evangelo di Giovanni - Episodio 52

Questo articolo è la parte 52 di 90 nella serie Evangelo di Giovanni

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«La parola che giudica

La triste strada del traditore»


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Or prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava, si alzò da tavola, depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse. Poi mise dell’acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli, e ad asciugarli con l’asciugatoio del quale era cinto.
Si avvicinò dunque a Simon Pietro, il quale gli disse: «Tu, Signore, lavare i piedi a me?» Gesù gli rispose: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo». Pietro gli disse: «Non mi laverai mai i piedi!» Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me». E Simon Pietro: «Signore, non soltanto i piedi, ma anche le mani e il capo!» Gesù gli disse: «Chi è lavato tutto, non ha bisogno che di aver lavati i piedi; è purificato tutto quanto; e voi siete purificati, ma non tutti». Perché sapeva chi era colui che lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete netti».
Quando dunque ebbe loro lavato i piedi ed ebbe ripreso le sue vesti, si mise di nuovo a tavola, e disse loro: «Capite quello che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. Se sapete queste cose, siete beati se le fate.

(Giovanni 13:1-17 – La Bibbia)
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Normalmente noi esseri umani facciamo a gara per avere i posti migliori. Più di una volta anche i discepoli di Gesù avevano fatto lo stesso misurandosi tra loro per stabilire chi fosse maggiore degli altri.

In un’epoca in cui si viaggiava con i sandali su strade polverose era del tutto normale che, anche se ci si fosse completamente lavati, i piedi sarebbero stati comunque sporchi una volta arrivati a destinazione. Era normale quindi che il padrone di casa offrisse questo servizio attraverso un suo servitore che lavava i piedi agli ospiti che si mettevano a tavola. Tuttavia quella sera non c’erano servi che avevano svolto quel compito per i convitati e Gesù ne approfittò per lasciare un’ultima lezione indimenticabile ai suoi discepoli.

Gesù amava i suoi discepoli e quella sera mostrò il suo amore in maniera perfetta prendendo il posto di un servo in mezzo a loro. Lui che era maestro e Signore mostrò con umiltà ciò che i discepoli avrebbero dovuto fare l’uno verso l’altro. Lasciò loro l’esempio affinché lo imitassero. Piuttosto che preoccuparsi di chi fosse il maggiore, essi avrebbero dovuto gareggiare nel servirsi a vicenda.

La reazione di Pietro è comprensibile. Non si sentiva certamente a suo agio vedendo il suo maestro che gli lavava i piedi. Era assurdo che un superiore lavasse i piedi ad un suo sottoposto. Ma Pietro doveva accettare che Gesù occupasse quel ruolo se voleva essere suo discepolo, se voleva avere una parte nel suo regno. Infatti il Re, il Messia, non era venuto per essere servito ma per servire e dare la sua vita come prezzo di riscatto per le nostre vite (Mt 20:28). Quel gesto umile che Gesù stava facendo era anche figura di un servizio più grande e di una purificazione spirituale che Egli poteva compiere per i suoi discepoli e per tutti noi solo prendendo il posto di servo. Pietro doveva quindi lasciarlo fare.
Quella sera Gesù stava lavando i loro piedi, ma presto avrebbe completato la sua opera di redenzione purificandoli completamente anche in senso spirituale. Certamente Pietro avrebbe capito quella lezione ancora più a fondo nei giorni seguenti dopo la morte e la risurrezione di Gesù.

Gesù sapeva però che tra di loro c’era anche uno che non era puro, uno che non aveva tratto giovamento dal tempo passato con Gesù e non avrebbe tratto giovamento dall’opera che Gesù si appressava a compiere sulla croce, uno che aveva in cuore di tradirlo. Il Signore Gesù sapeva infatti che Giuda lo avrebbe tradito (Gv 13:21), eppure anche Giuda era tra coloro a cui Gesù lavò i piedi quella sera. Ci avete mai pensato? Gesù mostrò il suo amore anche al suo traditore, a quello che presto si sarebbe dimostrato suo nemico, dandogli l’ultima possibilità di riflettere sulla propria condizione. Se era imbarazzante per Pietro vedere Gesù che gli lavava i piedi, cosa sarebbe dovuto essere per Giuda il quale sapeva ciò che stava per fare? Eppure il suo cuore non fu toccato da quel gesto d’amore e continuò a perseguire il proprio disegno accecato dal diavolo.

Agendo in questo modo Gesù ci mette davanti ad una duplice sfida.
In primo luogo siamo chiamati a servire gli altri piuttosto che aspettarci di essere serviti e riveriti. In un mondo dominato dall’individualismo, in cui ognuno mette sé stesso al centro di tutto, Gesù ci invita a guardare all’altro, a colui che ci sta accanto, amandolo, accogliendolo e servendolo.
In secondo luogo, Gesù ha alzato l’asticella dell’amore ad un livello che diventa davvero difficile da raggiungere, lavando i piedi anche a colui che lo avrebbe tradito poco dopo.

Gesù sapeva che quelle erano le ultime ore con i suoi discepoli prima di essere messo sulla croce e, tra le tante cose che avrebbe potuto fare, scelse di dedicare quel tempo prezioso ad impartire una lezione pratica d’amore che avrebbe lasciato una traccia indelebile nella mente dei suoi discepoli.

Con quel gesto Gesù ci insegna che l’amore e il servizio devono essere la caratteristica principale di chiunque voglia seguirlo. Se lo ha fatto il nostro maestro dobbiamo farlo anche noi. Se lo sappiamo, siamo beati se lo facciamo. Dobbiamo essere pronti a servire gli altri e dobbiamo essere pronti a fare del bene anche a persone dalle quali potremmo non ricevere bene in cambio. Pensando ai piedi di Giuda mentre Gesù li deterge, trattandolo come aveva trattato gli altri discepoli, non posso fare a meno di interrogarmi su quanta strada ho da fare per riuscire ad amare il prossimo come ha fatto il mio maestro.

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