Il segno di Giona


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Allora alcuni scribi e farisei presero a dirgli:
«Maestro, noi vorremmo vederti fare un segno».
 Ma egli rispose loro:
«Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno;
e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona.
 Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti,
così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti.
 I Niniviti compariranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno,
perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona;
ed ecco, qui c’è più che Giona!

(Matteo 12:38-41 – La Bibbia)

Mentre la gente si affollava intorno a lui,
egli cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia;
chiede un segno ma nessun segno le sarà dato,
tranne il segno di Giona.
 Infatti come Giona fu un segno per i Niniviti,
così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.

(Luca 11:29-30)
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Quante volte abbiamo sentito qualcuno dire: “Se Dio facesse un segno io crederei”. Purtroppo non è vero.

Gesù aveva fatto tanti segni di fronte alla sua generazione, eppure continuavano a chiederne. I segni non bastano mai per chi non vuole credere.

Ecco perché Gesù fu così duro con gli scribi e con i farisei che gli stavano chiedendo un segno.

I segni che Gesù faceva avevano lo scopo di  indicare alla gente il fatto che lui era il Messia (ovvero il Cristo) promesso ad Israele, ma fino a quel momento la maggioranza non lo aveva riconosciuto. Nonostante tutti i cartelli indicatori che Gesù aveva già posto, quella generazione lo stava di fatto rifiutando.

Ecco perché, a quel punto, Gesù indicò loro che rimaneva un solo segno che avrebbe dovuto convincerli, il segno definitivo.

Gesù lo chiama “il segno di Giona”. Il profeta Giona era stato gettato nel mare agitato durante una tempesta fortissima. Dopo un tempo imprecisato in cui ha sperimentato la sensazione terribile dell’annegamento (Giona 2:4-7) , Dio lo ha fatto inghiottire da un grosso pesce. Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti prima di risvegliarsi e di essere vomitato dal pesce sulla terraferma.

Gesù voleva far capire, alle persone che lo circondavano, che lui sarebbe passato attraverso un’esperienza paragonabile a quella di Giona. Sarebbe morto, sarebbe stato sepolto per tre giorni e tre notti e sarebbe poi risorto.

Come Giona fu un segno per gli abitanti di Ninive (capitale assira), i quali poi si convertirono alla sua predicazione, Gesù sarebbe stato un segno per la sua generazione.

Quando Giona andò a Ninive a predicare, tutti dal più grande al più piccolo, a partire dal re, si pentirono della loro malvagità. Essi presero Giona davvero come un inviato di Dio. In questo senso, Giona fu un segno per loro perché essi riconobbero che Giona parlava da parte di Dio. Non sappiamo se a Ninive era anche arrivata notizia dell’esperienza in mare di Giona, ma certamente questo potrebbe aver contribuito a convincerli a prendere Giona sul serio.

Gesù concluse quindi il suo dire, osservando che quei Niniviti, nel giorno del giudizio, condanneranno i contemporanei di Gesù, in quanto gli abitanti di Ninive riconobbero il segno che Dio aveva mandato loro, ovvero Giona, mentre la generazione di Gesù non riusciva a vedere il segno che stava davanti ai loro occhi.

Gesù era più che Giona! Eppure molti della sua generazione rifiutarono anche “il segno di Giona”, e non si convertirono neanche dopo la risurrezione di Gesù. Preferirono invece credere alle bugie secondo cui erano stati i suoi discepoli a trafugare il corpo di Gesù (Matteo 28:11-15)

Ancora oggi, ci sono molte dicerie sul conto di Gesù. Molti credono che Gesù non sia mai esistito, altri pensano che Gesù sia esistito ma sia stato solo un grande profeta o un grande uomo. La verità è che Gesù, come aveva detto, è morto, è stato sepolto per tre giorni e tre notti, e poi è risorto.

Molti della sua generazione non hanno creduto al “segno di Giona”. E noi, cosa faremo? Rifiuteremo di credere? Chiederemo altri segni? Temo che non ci saranno dati altri segni.  Infatti, la morte di Gesù per i nostri peccati e la sua risurrezione,  costituiscono appunto “il segno di Giona” che è stato tramandato fino a noi a partire dai suoi apostoli, attraverso tutte le generazioni successive di cristiani. Non ci resta che riporre la nostra fede in Colui che è morto e risuscitato per noi. Se rifiutiamo Gesù, se rifiutiamo “il segno di Giona”, rifiuteremo anche la possibilità di essere riconciliati con Dio e non avremo nessun altro modo per essere salvati.

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