Il soffio di Dio Atti degli apostoli - Episodio 4

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Questo articolo è la parte 4 di 40 nella serie Atti degli apostoli

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«Il dodicesimo uomo

L’inizio degli ultimi giorni»


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Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo. Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti. Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro.
Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.
Or a Gerusalemme soggiornavano dei Giudei, uomini religiosi di ogni nazione che è sotto il cielo. Quando avvenne quel suono, la folla si raccolse e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. E tutti stupivano e si meravigliavano, dicendo: «Tutti questi che parlano non sono Galilei? Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natìa? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia cirenaica e pellegrini romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue». Tutti stupivano ed erano perplessi chiedendosi l’uno all’altro: «Che cosa significa questo?» Ma altri li deridevano e dicevano: «Sono pieni di vino dolce».

(Atti 2:1-13 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sugli Atti degli apostoli

I discepoli avevano atteso con fiducia e il Signore aveva mantenuto la sua promessa dando loro di ricevere lo Spirito Santo, quindi di sperimentare un’unione con Dio ancora più profonda.

Il Signore scelse per questo grande evento il giorno di Pentecoste, una delle tre feste principali per gli Ebrei a cinquanta giorni di distanza dal giorno delle primizie all’interno della settimana di Pasqua, quindi poco più di una settimana dopo l’ascensione di Gesù. Questa festa era quindi verso la fine della primavera in un periodo già piuttosto caldo che favoriva anche gli spostamenti e la partecipazione alla festa di chi professava la religione ebraica ma proveniva da molto lontano. Dio scelse quindi una giornata ideale per raggiungere un gran numero di persone di tante nazioni diverse.

Dio, nella sua saggezza, accompagnò quell’esperienza intima con tre simboli visibili che servirono a rendere chiaro ciò che stava accadendo sia ai discepoli che a coloro ai quali avrebbero poi reso testimonianza.

Infatti nella lingua ebraica la parola “spirito” e la parola “vento” si esprimono con la stessa parola “ruach” quindi la presenza del vento impetuoso improvviso servì a richiamare l’attenzione dei discepoli affinché potessero cogliere con facilità il collegamento tra l’esperienza nuova che stavano facendo e lo Spirito di Dio. Come Dio aveva soffiato nelle narici di Adamo per dargli la vita (Ge 2:7), così il soffio di Dio stava dando una nuova vita a quei discepoli per mezzo dello Spirito Santo.

Poi le lingue di fuoco su ognuno di loro illustravano in maniera visiva ed inequivocabile il fatto che non solo alcuni individui (ad esempio gli apostoli) avrebbero ricevuto lo Spirito, ma proprio tutti i membri della comunità. Come vedremo in seguito, Pietro nel suo discorso colse molto bene questo aspetto importante relativo ad un’azione estesa dello Spirito Santo.

Infine il terzo elemento illustrativo, il miracolo relativo alle lingue, servì come segno non tanto ai discepoli quanto a coloro che furono i destinatari del primo messaggio evangelistico di Pietro in quella stessa giornata. A questo proposito notiamo che il pubblico era molto eterogeneo, infatti il testo sottolinea che erano presenti “giudei, uomini religiosi di ogni nazione che è sotto il cielo“. Non dobbiamo farci ingannare dal termine “giudeo” che in questo caso non indica un abitante della Giudea ma ha proprio una connotazione religiosa ed indica una persona di religione ebraica che poteva essere sia Israelita quanto straniera. D’altra parte nei secoli immediatamente precedenti la venuta di Gesù molti stranieri si erano convertiti alla fede nel Dio di Israele, la fede monoteistica degli Ebrei perché erano sorte sinagoghe ebraiche davvero ovunque come si evince anche dalle nazionalità che vengono citate: Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia cirenaica e pellegrini romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi. Questo, a dispetto di quanto molti affermano senza riflettere, conferma che Israele, nonostante la disubbidienza che aveva caratterizzato gran parte della sua storia, aveva comunque adempiuto al mandato di essere un popolo santo testimoniando alle altre nazioni dell’unico vero Dio Creatore dei cieli e della terra.

Si noti la distinzione tra “Giudei” e “proseliti” che indica un diverso grado di partecipazione alla religione ebraica. In particolare c’erano gentili (stranieri) che avevano aderito formalmente al Giudaismo attraverso la circoncisione, diventando membri a tutti gli effetti del popolo Giudeo. Un altro grado di proselitismo era invece quello dei gentili “timorati di Dio” che, pur credendo nell’unico vero Dio, non si erano fatti circoncidere e non erano obbligati ad osservare tutta la legge rivelata attraverso Mosè ma si impegnavano a rispettare i requisiti minimi previsti dalle cosiddette leggi “noaiche” (ovvero date a Noè, si legga Genesi 9:1-7).

Queste distinzioni tra Giudei di nascita, proseliti e timorati di Dio diventeranno fondamentali per capire ciò che accadrà in seguito nel libro degli Atti.

Come dicevo, il terzo elemento illustrativo, il miracolo delle lingue servì ad attirare in maniera particolare l’attenzione della folla. Notiamo che i discepoli parlavano “come lo Spirito dava loro di esprimersi” ma questo non significa che essi dicessero frasi sconnesse e senza senso ma parlavano “delle grandi cose di Dio” e fu evidente a tutti che stava succedendo qualcosa di speciale, infatti ognuno sentiva i discepoli di Gesù parlare nella propria lingua natìa anche se i discepoli erano Galilei!

Come accadeva anche a Gesù quando faceva un miracolo, qualcuno minimizzò l’evidente segno dell’opera di Dio e cercò subito spiegazioni più razionali per spiegare lo strano avvenimento («Sono pieni di vino dolce») mentre altri, pur essendo perplessi, erano curiosi di capire cosa stava accadendo e cosa significava. Questo, come vedremo, li predispose ad essere attenti quando Pietro prese la parola proprio per spiegare loro ogni cosa.

In Genesi 11:9 leggiamo che, in seguito alla costruzione della torre di Babele, il Signore confuse la lingua degli uomini e di là li disperse su tutta la faccia della terra. È bello notare che il medesimo Dio che disperse gli uomini confondendo il loro linguaggio, in quel meraviglioso giorno di Pentecoste li avvicinò di nuovo gli uni agli altri dando loro di potersi comprendere nonostante le differenti nazionalità. Non ebbero bisogno di imparare l’ebraico, come ci si sarebbe potuto aspettare, ma Dio permise loro di ascoltare il messaggio della salvezza in Gesù nella propria lingua, a conferma del fatto che il Signore, l’Altissimo, è davvero il Dio di tutti i popoli.

Dio ti ama, indipendentemente dalla tua nazionalità, e anche se non sei un Ebreo e non conosci nemmeno la lingua ebraica, puoi avvicinarti oggi al medesimo Dio perché egli vuole farsi comprendere da te e vuole avere una relazione con te attraverso suo figlio Gesù che ha dato la sua vita per i tuoi peccati e vuole renderti partecipe dello Spirito Santo. Puoi leggere la sua parola, la bibbia, scritta nella tua lingua e, attraverso di essa, hai l’opportunità di conoscere la meravigliosa storia di Gesù e ciò che ha fatto per te. Se non lo stai già facendo, perché non incominci proprio oggi a leggerla?

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