Imita il bene Terza lettera di Giovanni - Episodio 2

Questo articolo è la parte 2 di 2 nella serie 3 lettera di Giovanni

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«Un’anima che prospera


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Ho scritto qualcosa alla chiesa; ma Diotrefe, che aspira ad avere il primato tra di loro, non ci riceve. Perciò, se vengo, io ricorderò le opere che fa, sparlando contro di noi con parole maligne; e non contento di questo, non solo non riceve egli stesso i fratelli, ma a quelli che vorrebbero riceverli impedisce di farlo, e li caccia fuori dalla chiesa.
Carissimo, non imitare il male, ma il bene. Chi fa il bene è da Dio; chi fa il male non ha visto Dio.
A Demetrio è stata resa testimonianza da tutti e dalla stessa verità; e anche noi gli rendiamo testimonianza e tu sai che la nostra testimonianza è vera.

(3 Giovanni 9-12 – La Bibbia)
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Indice generale della serie sulla terza lettera di Giovanni

Viviamo in una società molto competitiva in cui ognuno cerca di ritagliarsi il suo spazio cercando di dimostrare agli altri di essere il più bravo, il più meritevole, il migliore. Fin da quando siamo bambini impariamo a competere per il primato.

Quando le persone si avvicinano alla religione cristiana, tendono a portare questa competizione anche nella chiesa.

Diotrefe aveva proprio questo problema. Così, invece di usare i propri doni per servire la chiesa, egli aspirava ad avere il primato, a dominare sugli altri. Questo, da quanto percepiamo, lo portava a vedere gli altri fratelli, compreso l’apostolo Giovanni e coloro che lui aveva inviato, come potenziali minacce al suo potere. Così invece di accoglierli con amore, cercava di screditarli agli occhi degli altri parlando male di loro. Egli arrivò addirittura a minacciare di scomunica anche i credenti che avessero ricevuto quei fratelli.

Sembra incredibile, vero? Eppure è una situazione più comune di quanto si creda. Quanti si nascondono dietro la religione per esercitare un potere o avere un tornaconto personale?

Giovanni aveva appena chiesto a Gaio di continuare ad esercitare il suo amore accogliendo e aiutando quei fratelli di cui lui stava parlando (3Gv 6-7) e, alla luce di quanto abbiamo letto, apprendiamo ora che Gaio si sarebbe messo contro Diotrefe se avesse ubbidito all’apostolo!

Per Gaio non era certamente una situazione facile. Cosa avrebbe dovuto fare? Valeva la pena seguire le indicazioni di Giovanni con il rischio di deteriorare i rapporti con Diotrefe che era una persona così influente nella chiesa?

Giovanni tolse ogni dubbio a Gaio su quale fosse la strada giusta da percorrere, Infatti Diotrefe era certamente un esempio negativo e Gaio non doveva seguirlo, anzi doveva prendere le distanze da lui.
Con la franchezza che contraddistingue Giovanni in tutte le sue lettere, egli esprime forti dubbi sul fatto che un figlio di Dio possa persistere nel fare il male: “Carissimo, non imitare il male, ma il bene. Chi fa il bene è da Dio; chi fa il male non ha visto Dio.”

Quindi Gaio doveva fare la cosa giusta, imitare il bene e non il male, anche se questo lo avesse portato ad andare incontro a problemi personali con lo stesso Diotrefe.

Demetrio, probabilmente uno dei fratelli che Diotrefe rifiutava, era una persona degna di fiducia, una persona della quale tutti rendevano buona testimonianza compreso l’apostolo Giovanni. Anzi si poteva dire che la verità stessa testimoniava in favore di Demetrio perché evidentemente egli si comportava in maniera conforme alla verità, camminava nella verità proprio come aveva fatto Gaio fino a quel momento. Demetrio era quindi la persona da imitare, non Diotrefe. Se Gaio si fosse conformato a Diotrefe, di fatto avrebbe trattato Giovanni da bugiardo. Se avesse rifiutato Demetrio, avrebbe scelto palesemente il male e non il bene.

Anche noi dobbiamo imparare a fare la scelta giusta anche quando non ci conviene. È facile farsi condizionare e scendere a compromessi con il male ma, grazie a Dio, intorno a noi non ci sono solo cattivi esempi. Perché non impariamo a guardare i buoni esempi, quelli che possono insegnarci qualcosa di buono? Perché invece di lasciarci condizionare dal male non cogliamo la sfida ad imitare il bene per essere buoni esempi nella famiglia, nella società, nella chiesa?

Se siamo figli di Dio siamo chiamati a scegliere come lo fu Gaio. Possiamo imitare il male o imitare il bene, ma dobbiamo sempre tener presente che la nostra scelta la dirà lunga sul nostro rapporto con Dio. Un credente può anche cadere nel peccato ma non può persistere nel peccato (1Gv 5:18) come stava facendo Diotrefe. Giovanni, ancora una volta, fu molto chiaro a tal proposito: chi fa il bene è da Dio, chi fa il male non ha visto Dio, ovvero non lo conosce.

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